Il linguaggio delle emozioni di Simona Bonanno

bonanno_1_tauromaquia

Simona Bonanno è una giovane creativa messinese con un linguaggio espressivo ed un approccio visivo eclettico e pieno di sfumature, come la sua personalità, come le sue fotografie, che portano i segni di tutto il suo estro.

Disegno, pittura, grafica, incisione e ovviamente fotografia, sono i mezzi espressivi con i quali Simona esplora le immagini e tutto quello che la interessa, riguarda, circonda a partire dalla sua Sicilia. Mezzi che si contaminano e arricchiscono donando al suo sguardo uno spessore intrigante.

Oltre la tecnica e dentro le emozioni, Simona Bonanno usa tutto quello che le serve per dar voce alle sensazioni da cogliere, fermare, elaborare. L’immediatezza del digitale, le potenzialità artigianali dell’analogico, i toni distorti e quasi pittorici della Holga. Il forte bisogno di esprimere e condividere quello che sente, vede ed ha imparato, hanno reso Simona Bonanno insegnate di discipline artistiche, artefice di uno Studio d'Arte Grafica, di una Galleria on line, e soprattutto nostra ospite.

Simona Bonanno Gallery
bonanno_2_another-rainy-day bonanno_3_en-hiver bonanno_4_roma bonanno_5_seances

In considerazione del tuo particolare approccio visivo direi che possiamo iniziare dalle suggestioni che lo determinano e che lo hanno reso un tratto distintivo del tuo stile fotografico. Il tuo sguardo contempla soggetti sfocati, accennati, suggeriti. Da cosa nasce l’esigenza di rendere visibili queste geometrie dinamiche del paesaggio, di uno stato d’animo, di una situazione?
Beh, domanda particolare. Tutto nasce da un impulso, ed è per questo che è tanto difficile rispondere. Non ti chiedi perché hai bisogno di fare qualcosa, cerchi di farla e basta. Al massimo ti domandi come puoi farla. L'impulso creativo è una scintilla che si ha dentro. Molti non sanno nemmeno di averla, passano il tempo a chiedersi cosa sia quella smania di nonsoché, quell'irrequietezza insita che li accompagna. Per me è l'opposto: io la scintilla ce l'ho sempre avuta, nel tempo ho solo cambiato il modo di soddisfarla. L'esigenza di esprimere se stessi, le proprie sensazioni. I tormenti dell'anima, ma anche le gioie, i disappunti. E' soprattutto l'espressione del sé che mi interessa: non la fotografia finalizzata alla rappresentazione del reale, ma la realtà filtrata dalla mia anima, che si fa grido, colore e forma attraverso la Fotografia.

Cosa guida le tue scelte, quali sono le tue migliori fonti d’ispirazione, qual è il tuo immaginario di riferimento e in quale direzione ti piace spingerti?

Spesso è la natura a dare voce alle mie emozioni. L'ira, la gioia, la melanconia. Altre volte la città, con le sue contraddizioni, con i suoi contrasti stridenti, i suoi angoli desolati e i suoi personaggi che diventano storie. Tutto, o quasi, può diventare linguaggio visivo per comunicare.

Quando hai capito come usare le tue inclinazioni espressive e magari renderle anche qualcosa di più di una passione?
Non ricordo quando. So come però. Tutto è iniziato appena ho preso in mano una matita, penso verso i tre anni. Poi nel tempo sono passata dal disegno alla pittura, alla grafica incisa, alla fotografia. Tutto si mescola ed è così che nella fotografia ci metto pennellate, segni e contaminazioni di tutte le forme espressive che mi ronzano in testa. Tauromaquia è un po' un esempio di questa sintesi: pittura e grafica si fanno fotografia.

Com’è andata la prima volta che hai preso una macchina fotografica in mano?

La prima volta che ho seriamente preso in mano una Reflex era per il corso di Fotografia dell'Accademia di Belle Arti. Dopo lezioni e lezioni di numeri, diaframmi, tempi e chimici pensavo di srotolare pellicole da urlo invece la prima è stata un vero disastro!

In che modo i progetti si dispiegano davanti al tuo sguardo? Quando scatti una foto hai già in testa quello che diventerà, oppure ogni volta è un viaggio esplorativo in un mare di potenzialità?
Capita questo: sto facendo altro, penso e penso (penso sempre!) e mi viene un'idea. Allora afferro la fotocamera e scatto. Così nasce Cattedrale, una fotografia che amo particolarmente che nel 2008 si è classificata seconda nella sezione Digitale elaborato del Concorso Nazionale Obiettivo Donna. Capita anche di girare per giorni con la Nikon appesa al collo senza scattare nemmeno una fotografia. Oppure capita che un giorno qualsiasi esca fuori più di uno scatto decente. Così sono venute fuori le foto romane, passeggiando senza meta con mia figlia. Poi ci sono i progetti, alcuni iniziati, altri in via di sviluppo, nati da conversazioni interminabili con Nino Cannizzaro, fotografo e mio compagno di vita.

Ci sono foto che hanno influenzato più di altre il tuo modo di guardare il mondo, te stessa, certe cose …?
Ci sono delle fotografie che, come pietre miliari, hanno scandito dei passaggi della mia vita fotografica. Mi piace paragonarle agli incontri importanti che fai nella vita: al momento non te ne rendi quasi conto, dopo, distaccandotene col tempo, ti accorgi di quanto siano stati fondamentali nella tua crescita personale.

C’è una foto alla quale sei particolarmente legata?
Una è Driftin'. Fa parte di una serie di scatti eseguiti sul treno, con i quali ho iniziato lo studio del mosso. Ma mentre le altre si inseguono e si raccontano ritmando il lento scorrere del tempo, Driftin' si distacca da questo, diventando piuttosto un viaggio introspettivo dentro me stessa, in un periodo complicato della vita.

C’è qualche esperienza legata ad uno scatto particolare che vorresti raccontare?

Arles, Provenza, estate 2008. Io e il mio compagno lì per i RIP (I Rencontres de Photographie). Andiamo a vedere gli spettacoli dei tori e dei cavalli nell'Arena. Amo i cavalli da sempre, ma nonostante li fotografi in tutte le posizioni ed angolazioni possibili non tiro fuori uno scatto decente. Scatti distanti, privi di qualsiasi mio slancio di passione verso gli animali che tanto amo. Poco "miei", insomma. Usciamo, io parecchio insoddisfatta. Mi guardo attorno dal mirino della Nikon D80 con montato su il 105mm. Guardo i vecchi palazzi, gli archi dell'Arena. Poi li vedo, un gruppo di cavalli camarguesi "parcheggiati" in attesa di salire sui camion. Tutti insieme, pelle contro pelle. Vedo l'onda che i loro dorsi creano, con mille sfumature di grigi e bianchi rosati. Sono fermi, eppure ne avverto il fremito, l'energia. Così nasce Chevaux, che considero una delle mie più belle fotografie.

Tra tutte le tue esperienze formative cosa ha determinato cambiamenti e direzioni fondamentali per il tuo sguardo?
Delle mie esperienze formative quella che ritengo fondamentale per il mio modo di esprimermi in tutte le tecniche artistiche che abbraccio, non solo per la fotografia, è stata sicuramente la scuola d'arte che ho frequentato a Parigi nel 1993: l'ESAG. Ancora oggi attingo spesso alla formazione che ho avuto durante quell'anno, non solo come artista ma anche come insegnante di discipline artistiche. Mi ha invece influenzato molto poco il corso di fotografia frequentato in Accademia: un professore senza mordente, per nulla interessato alle diverse inclinazioni artistiche degli allievi. Men che meno alle mie!

ZANTELIER … uno studio d'arte grafica e una galleria on line inaugurata con una tua mostra… un progetto sul quale investi creatività ed energia. Come nasce e che progetti/sviluppi futuri si pone?
Zantelier, la mia galleria d'arte online nasce dall'esigenza di dare spazio e voce a molti artisti meritevoli che in questa parte di mondo (il meridione) non trovano degni riconoscimenti. Ed è proprio grazie alla diffusione globale di internet che essi finalmente possono arrivare dove fino a poco tempo fa era impensabile: ovunque. Inoltre Zantelier sta per evolversi nell'aspetto e nei contenuti, basterà seguire i suoi sviluppi nei prossimi mesi per saperne di più. Lo studio invece si occupa di grafica e di siti internet. Riguardo a questi vorrei sottolineare la predilezione e l'impegno nella creazione di portfolio web personalizzati di Fotografia.

Ad oggi hai scoperto qualcosa che proprio non ti va di fotografare o qualcosa che ami particolarmente continuare a fotografare?
Non amo la macrofotografia né la fotografia naturalistica: insetti, piante, uccellini non mi interessano particolarmente. Come ho già detto, sono molto lontana dalla fotografia documentaria in genere. Devo trovare un senso a ciò che fotografo, un senso che rispecchi me.

Quando ti capita di guardare le tue vecchie fotografie, che tipo di riflessioni o reazioni scatenano?

Le vedo come passaggi. Sono gli step che ho compiuto per arrivare ad oggi; oggi in cui farò l'ennesimo step che mi porterà a domani. Si continua sempre.

Da fotografa cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?

Beh, ultimamente non posso lasciare a casa Holga!

Che mi dici della tua attrezzatura fotografica in cosa consiste il tuo equipaggiamento standard?
L'attrezzatura digitale consiste in una Nikon D80, obiettivi Nikkor 18-35mm, 70-200mm, 35-80 mm e un vecchio 105mm. Per la postproduzione mi affido ovviamente a Photoshop. Il corredo analogico è un pò più vasto: Nikon F3, una più modesta F55, e il mio gioiellino Holga, ultimo acquisto. Ma la parte interessante è la camera oscura che io e il mio compagno abbiamo appena allestito nel mio studio, per poter seguire artisticamente (e artigianalmente!!!) l'intero processo fotografico, dall'idea allo scatto allo sviluppo fino alla stampa. Una stampa che sia di qualità, non tirata fuori da un qualsiasi minilab cittadino, o peggio ancora da una qualsiasi stampante.

Come hai scelto la tua prima macchina fotografica?
Ho cominciato con una Nikon F3 degli anni 80, una meraviglia tutta manuale che ho ereditato da mia madre. Unico obiettivo iniziale uno splendido 105mm, luminosissimo ma purtroppo estremamente limitato e soprattutto inadeguato per la cartella fotografica che allora dovevo preparare per il mio esigentissimo (ahah) prof di Fotografia. Credo di aver preso uno zoom per compensare, ma chissà che fine ha fatto! Era il 1998 e scattavo soprattutto diapositive.

Cosa ti impegna al momento?
Ho dei progetti fotografici da portare avanti e soprattutto tante e tante ore da passare in camera oscura!

Cosa c’era nel tuo cassetto dei sogni l’ultima volta che ci hai guardato?

... La possibilità e la capacità di raccontare la storia che vorrei. Arriverà il momento.

Hai qualche consiglio o dritta per un’aspirante fotografo?
Non dimenticare da dove viene la Fotografia. Non sottovalutarne la storia, la tecnica. Non affidarsi all'automatismo totale a discapito della conoscenza e della padronanza nello scatto. Oggi è tutto - apparentemente - troppo facile. Tutto è alla portata di tutti, ma in modo approssimativo. L'essenza dell'atto (del fotografare) sta nel sintetizzare l'idea in uno scatto. Non di lasciare al caso, o peggio ancora, alla fotocamera, la scelta di come sarà.

È arrivato il momento di salutare Simona e ringraziarla del tempo che ci ha dedicato …
Grazie a te Cut-tiva. Bellissima intervista, curata, dal tono diretto... chissà cosa penserebbe leggendola il mio caro prof di Fotografia!

bonanno_6_cattedrale bonanno_7_driftin bonanno_8_fata-morgana bonanno_9_chevaux

  • shares
  • +1
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: