I paesaggi di istinti e rituali esplorati da Tamara Dean

Dai paesaggi naturali australiani alle fotografie di istinti e riti di passaggio, Tamara Dean riporta la dimensione ancestrale alla contemporaneità

Dopo la prima infanzia in una delle zone più popolose della mia città, ho avuto la fortuna di trascorrere l'adolescenza in un nuovo quartiere a ridosso di un parco regionale e molte ore delle mie giornate più spensierate in un luogo quasi mistico nascosto dai palazzi, con un boschetto, il suo ruscello e radure segrete, diventate testimoni partecipi dei miei riti di passaggio più sentiti, come l'arrivo del ciclo, il bagno nudi, il primo bacio innamorato, lo stupore di sentirsi vivi, la consapevolezza di far parte di qualcosa di più 'grande' di noi.

Esperienze fondamentali nella lunga ricerca della mia identità che, oltre ad influenzale il forte legame che avverto e rinnovo nei confronti del mondo naturale, insieme all'interesse che nutro per l'antropologia e i riti di passaggio che la dimensione urbana ha profondamente modificato, hanno trovato una grande affinità nelle esplorazioni fotografiche di Tamara Deans.

Progetti in sintonia con l'energia degli elementi e la dimensione quasi ancestrale della nostra esistenza, immersa nell'acqua, accarezzata dal vento, a contatto con la terra e una mistica che ricorda la poetica dei preraffaelliti di metà '800, con le dense pennellate di luce e colore dei mondi onirici e fiabeschi palesati come reali.

Un linguaggio fotografico vivace e vibrante, maturato vivendo ai margini di una riserva naturale australiana, studiando all'Accademia di Belle Arti e laureandosi in Design all'Università di Western Sydney, facendo esperienza di fotografia documentaria per il Sydney Morning Herald dal 2001 e come membro del collettivo fotografico Oculi dal 2002, prima di dare spazio a progetti autoriali attenti al rapporto con lo spettatore.

Con uno sguardo attento al modo nel quale oggi viviamo i rituali, come protocollo e guida per la maggior parte dei bisogni umani fondamentali, il paesaggio metaforico della fotografa australiana (Sydney, 1976) fa da sfondo a purificazione, battesimo, matrimonio, passaggio generazionale, viaggio… con "Ritualism", in mostra alla Charles Hewitt Gallery, mentre "Divine Rites" si concentra sulla sfera di riti di passaggio che investono le giovani donne e la dimensione quasi divina della femminilità.

Segnalazione in aggiornamento

Continuando ad esplorare la relazione tra l'uomo e il mondo naturale, insieme a quella con la ritualità nel contemporaneo, Tamara Dean passa dai margini di "This Too Shall Pass" (2010), con i protagonisti degli scatti che attraversano quel che resta dell'ultima delle terre desolate della sua città, alla rappresentazione della fragilità e vulnerabilità degli esseri umani connessi con il mondo naturale di "Only Human" (2011, video di apertura).

I rituali che guidano i giovani nelle fasi più delicate, critiche e significative della loro vita, tornano protagonisti degli scatti di "The Edge" (2014) con un ritorno della contemporaneità alla dimensione primordiale che spinge la scoperta di se oltre i limiti fisici, spirituali ed emotivi.

"About Face" (2015) esplora la dimensione estetica e simbolica dell'androgina, con l'identità che sfida le consuetudini culturali su femminilità e mascolinità per raggiungere una dimensione più universale.

Estendendo le sue esplorazione fotografiche alla messa in scena installativa, grazie all'esperienza di residenza presso UNSW Creative Practice Lab (CPL), con "Here and now" (2015) la Dean invita ogni spettatore a concedersi un momento di tempo e la giusta intimità per respirare, osservare e riflettere sul 'qui e ora', attraverso l'esperienza multisensoriale che contempla anche l'odore, grazie alla collaborazione con la pluripremiata esperta di fragranze Ainslie Walker, capace di arricchisce la visione di sensazioni fangose, fresche, muschiate e non convenzionali.

I progetti esposti in personali e collettive, festival e rassegne, oltre a divenire parte di collezioni private e pubbliche, hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti, insieme ad un prestigioso encomio nel 2013, quando, selezionata per ArtOmi International Artists Residency a New York, con il lavoro prodotto ha vinto i primo premio ai New York Photo Awards - Fine Art series.

Se l'installazione segna una metamorfosi artistica per la pratica fotografica di Tamara Dean, insieme alle collaborazioni con artisti come l'iraniano Bahar Behbahani per la performance installativa "Kneading Memories", la serie Instictual segna un ritorno alla luce crepuscolare della fotografia, con corpi spogliati di abiti ma non di quel senso universale di umanità e innata 'animalità' immersa nel paesaggio naturale.

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Il progetto già esposto alla Martin Browne Contemporary di Sydney, che al momento la rappresenta insieme alla Jayne H Baum Gallery di NYC e Agence Vu (2004-oggi) per il lavoro editoriale, rientra anche nel percorso espositivo delle Storie della XIII edizione di Fotoleggendo, alla Pelanda Factory del Museo Macro Testaccio di Roma, fino al 1 luglio 2017, mentre per quanto riguarda i progetti futuri, Tamara Dean è stata selezionata anche per la Adelaide Biennial of Australian Art 2018.

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Foto | Courtesy Charles Hewitt Gallery,
Foto | Instictual di Tamara Dean - Storie Fotoleggendo 2017 - Pelanda Factory Museo Macro Testaccio

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