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La fotografia non è reato, il movimento

Pubblicato da Derfy

 Commenti dei lettori


Come abbiamo avuto modo di mostrare su queste pagine l’insofferenza nei confronti dei fotografi continua a crescere.

Se non vi trovate a scattare in un posto turistico probabilmente tutti vi guarderanno male pensando che siate terroristi o peggio, semplicemente perché non riescono a vedere e capire la bellezza che è attorno a loro.

Per protestare contro leggi sempre più discriminatorie è nato il movimento Not A Crime che vuole cercare di sensibilizzare sull’argomento. Al momento chi si sente vicino all’iniziativa può postare un proprio autoritratto su Not A Crime.

Via | MarcoCrupiFoto

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Commenti dei lettori


  • Met

    27 nov 2009 - 18:07 - #1
    0 punti

    Premesso il mio interesse per il “fare fotografia” ed gli effettivi problemi che in molte situazioni ho riscontrato nell’applicarlo, credo che una proposta del genere non sia altro che una risposta ad una battuta (il problema che ha fatto nascere quest’iniziativa appunto) di un copione più ampio di entrambe, che le inserisce nel medesimo contesto. In una realtà storica che vede una produzione enorme di materiale fotografico, un comune consenso per la realtà fotografica, una presenza di questa tecnica come di un fatto quotidiano che non crea alcun problema di fondo proprio perchè partecipa del momento culturale che si vive, mi pare priva di interesse, se non ridicola, un’iniziativa del genere o, meglio, assolutamente inserita all’interno di un circolo di voci che apparentemente affermano la loro differenza, ma che sostanzialmente sono inserite in quell’ampio paniere che è il postmoderno. “Vedere la bellezza in ogni cosa” o proiettare in un fotografo che sta svolgendo la sua attività in un luogo insolito la categoria di terrorista (come ci è stato presentato in un post di qualche settimana fa) sono manifestazioni di un unico mondo, due delle infinite faccie della medaglia, frutto del mondo delle possibilità, e per tanto opposti che non si possono che dare nella medesima congiuntura storica.
    Per essere più incisivi basterebbe un confronto: nei primi decenni della nascita del 35mm, e quindi di quella che potrebbe essere definita l’”essenza” della fotografia, debole (almeno nel mondo Occidentale, diverso è il discorso per altre culture) sarebbe stata la possibilità di critiche all’utilizzo della macchina fotografica in particolari situazioni. Perchè? Semplicemente perchè non c’era ancora stato il fenomeno di estremizzazione della realtà fotografica quale quello attuale, perchè un tizio con una macchina fotografica in un luogo insolito per scattare foto e in un mondo ancora poco abituato all’immagine fotografica, sarebbe stato concepito maggiormente come una situazione poco interessante o, al limite, curiosa. Oggi la tecnica e la tecnologia sono cresciute, la pratica fotografica è comune, il reportage richiede una certa cultura dell’immagine, alcuni individui si oppongono all’uso della macchina fotografica in determinate situazioni, o, più semplicemente, se si intende scattare loro un istantanea e conseguentemente nascono delle iniziative (di fatto dunque fittizie perchè parlano il medesimo linguaggio relativista del postmoderno) “oppositive” come “la fotografia non è un reato”. Chi si immaginerebbe un fotografo che a fronte dell’accusa di stare fotografando qualcosa che per qualcun altro potrebbe non essere fotografabile rispondesse “mi oppongo alla sua critica nel nome del movimento “la fotografia non è un reato”". Probabilmente oggi come ieri un buon fotoreporter non incapperebbe malamente in un simile problema o comunque sarebbe in grado di aggirarlo senza far riferimento a diritti.
    Concludo dicendo che questo è in ogni caso un discorso “astratto” (non nel senso di avulso dalla realtà, bensì generale, ossia che critica la motivazione ideale dell’attività), ovviamente è ammissibile e comune che possa capitare una situazione di diverbio con qualcuno che non vuole che quelle foto che si stanno facendo si facciano, ma si tratta di un particolare, che, con una certa qual accortezza, si può superare.

  • onemillion

    27 nov 2009 - 21:38 - #2
    0 punti

    Chiedo scusa se occupo questo spazio per un commento non pertinente. Devo fare una tesi sugli archivi fotografici on line. per cominciare a conoscerne il funzionamento, mi potreste indicare i più famosi? grazie

  • fic

    27 nov 2009 - 22:32 - #3
    0 punti

    met, lasciando da parte le difficoltà che ho avuto nel seguirti, ma in inghilterra la situazione è critica per chi vuole fotografare in pubblico, ed è facile venire multati, solo per un “comportamento sospetto”.
    I tempi della pubblicità della 350d http://www.youtube.com/watch?v=T2MsgxOnRWI sembrano ormai lontani…

  • adso-da-melk

    29 nov 2009 - 06:07 - #4
    0 punti

    Una notte ho rischiato seriamente di prenderle… Per una foto ad un’auto che circolava. Provavo le capacità del nuovo obiettivo in condizioni di poca luminosità su un oggetto in movimento. L’auto ha sgommato nel mezzo dell’incorcio, mettendosi di traverso, e ne è uscito un energumeno scolarizzato e incàzzàtissimo!!
    Mi è andata bene… son riuscito a calmarlo..

  • Marco Togni

    30 nov 2009 - 08:51 - #5
    0 punti

    Grande cavolata secondo me.
    Quante volte c’è scritto “vietato fotografare” e lo stesso tutti fotografano? Se ci si trova in una zona di proprietà di qualcuno ed è VIETATO non bisognerebbe fotografare. Io fotografo lo stesso ma se mi dicono qualcosa non faccio storie.
    Troppi fotografi in Italia e nel mondo fanno i furbetti, per questo motivo si è creato questo clima.
    Un sacco di fotografi scattano a persone per strada e le pubblicano su internet: non si può fare! Questo è illegale.
    Poi ci sono alcune situazioni in cui i fotografi scattano a cose lecite e vengono bloccati, ma nella maggior parte dei casi sono i fotografi ad essere nell’illecito.