La poetica della fotografia democratica di William Eggleston

I mille talenti di William Eggleston danno ritmo e colore alla sua fotografia democratica

Sovente mi capita di soffermare l’attenzione su soggetti marginali, poco eclatanti, quotidiani che la maggior parte degli sguardi che mi circondano sembrano ignorare.

Questa singolarità mi ha fatto amare da subito le combinazioni di forme, colori, ombre e contesto straordinariamente ordinario di ogni immagine di William Eggleston, apprezzato per il suo pionieristico uso del colore, quanto per quello che lui stesso ha definito fotografare "democraticamente".

Il senso del colore ed il ritmo della poetica 'democratica' di un triciclo, di un corpo, o di un cumulo di oggetti sotto un letto che lo stesso Eggleston accompagna al pianoforte nel video di apertura di questa segnalazione.

L’anima della contemporaneità, in agguato nella normalità di cortili, stazioni di servizio, barbeque, pettinature e tricicli, insieme a quel ‘pericolo’ in anticipo sulle suggestioni linciane, al punto di vista messo in campo con insoliti soggetti e angoli di ripresa, da animali giocattolo su fondo nero alla prospettiva della "mosca in volo" di The Red Ceiling (1973), sin dal primo portfolio "14 Pictures" (1974), preparato mentre insegnava a Harvard, dopo aver scoperto il procedimento di stampa del colore "dye-transfer".

"The Red Ceiling is so powerful that, in fact, I’ve never seen it reproduced on the page to my satisfaction. When you look at a dye-transfer print it’s like it’s red blood that is wet on the wall. The photograph was like a Bach exercise for me because I knew that red was the most difficult color to work with. A little red is usually enough, but to work with an entire surface was a challenge. It was hard to do. I don’t know of any totally red pictures, except in advertising. The photograph is still powerful. It shocks you every time."

William Eggleston

Grazie alla fotografia avvicinata alla fine degli anni ’50 e le sperimentazioni con la vasta gamma di sfumature del negativo colore, verso la fine degli anni '60 Eggleston passa al colore diapositivo, nel 1974 si aggiudica la Guggenheim Fellowship e con il denaro ricevuto realizza la serie "Los Alamos", in viaggio di avvicinamento attraverso il Mississippi, New Orleans e il Sud della California, partendo dalla natia Memphis.

"It never was a conscious thing. I had wanted to see a lot of things in color because the world is in color."

William Eggleston

La selezioni di lavori a colori presentati nella memorabile esposizione al Museum of Modern Art di New York nel 1976, non manca di scioccare il mondo dell’arte, sdoganando i pregiudizi sul colore, ritenuto volgare da Walker Evans e innescando una riflessione approfondita sul nuovo medium artistico.

Nel libro-catalogo della mostra "William Eggleston’s Guide", è lo stesso fotografo a raccontare il suo primo incontro con John Szarzowsky, allora Direttore del Museo, tra ansie e il proposito di sdoganare la fotografia a colori che risentiva del tagliente giudizio di Walker Evans.

"There are four simple words on the matter, which must be whispered: Color photography is vulgar"

Walker Evans, 1969

William Eggleston: una biografia variopinta e democratica

William Eggleston (Memphis, 27 luglio 1939) è tra i primi fotografi a legittimare l'uso del colore nella fotografia d'arte.

Eggleston si avvicina alla fotografia alla fine degli anni ’50.

Tra il 1965 ed 1966 inizia a sperimentare il negativo colore.

Sul finire degli anni ’60 Eggleston comincia ad usare il colore diapositivo.

Nel 1973-1974, realizza il video "Stranded in Canton", nel periodo in cui la sua frequentazione del Chelsea Hotel in cui viveva Andy Warhol era più assidua.

Nel 1974 si aggiudica la Guggenheim Fellowship e con il denaro ricevuto realizza la serie intitolata Los Alamos.

Il 1976 è l'anno della memorabile esposizione al Museum of Modern Art di New York ma anche dell’elezione del presidente Carter, fotografata da Eggleston per la prima volta con macchina con mirino ad altezza d'occhio, come inviato della rivista Rolling Stone, realizzando una serie di immagini contenuta nel libro Election Eve (1977).

Nel 1978 esce il volume Morals of Vision prodotto da Caldeot Chubb, come i seguenti Flowers (1978) e il Wedgewood Blue (1979) che raccoglie 15 stampe delle sue nuvole in una preziosa seta blu.

Nel 1978 accetta l'incarico della American Telephone and Telegraph Company per fotografare paesaggi e flora degli stati del Golfo e si reca in Giamaica per fotografare la flora dei Caraibi.

Nel 1979 pubblica un portfolio di sette C-prints di alberi e foglie nella pagine di Seven per Caldeot Chubb e si reca in Kenia riprendendo dal suolo una serie di immagini del terreno, degli alberi e dei fiori locali.

Nel 1980 pubblica Troubled Waters con materiale realizzato nel periodo in cui frequentava il Chelsea Hotel e dopo qualche mese torna nel Sud per realizzare la sua epica The Louisiana Project

Nel 1981 Southern Suite raccoglie architetture delle piantagioni, spazzatura in fiamme nei sobborghi di New Orleans, insieme agli stilemi degli artisti del Sud.

Nel 1982 il regista John Houston invita Eggleston ed altri fotografi sul set del suo film Annie (1982), ma Eggleston per niente a suo agio con i ritmi del set ne approfitta per elaborare una nuova poetica delle stranianti angolature e prospettive dei suoi lavori precedenti.

Nel 1984 le pagine di William Eggleston’s Graceland, con una ampia serie di immagini realizzate durante una visita alla residenza di Elvis Presley, mettono in relazione il simulacro della dimora del mito con le abitazioni rurali della Tupelo dove Elvis era nato.

Negli anni '80 viaggi in Europa, realizza Kiss me Kracow in Polonia, visita l’Egitto e realista la celebre La Foresta Democratica.

Nel 1986 Eggleston partecipa alla collettiva "Dialectical Landscapes – Nuovo Paesaggio Americano" del Museo Fortuny di Venezia, invitato da Paolo Costantini.

Nell’introduzione al volume The democratic forest (1989), Eudora Welty, scrittrice e fotografa statunitense, afferma che Eggleston riesce a vedere la complessità e la bellezza nell’ordinario

Le fotografie straordinarie, efficaci, oneste, belle e implacabili hanno tutte a che fare con le nostre vite quotidiane. Riescono a mostrarci la grana del presente, come le venature di un tronco d’albero tagliato… Queste immagini ci parlano del mondo ordinario. E nessun altro soggetto è pieno di implicazioni quanto il mondo ordinario.

Alcune foto in mostra al Museo Fortuny di Venezia, saranno pubblicate anche in Ancient and Modern nel 1992, mettendo a frutto l'intenso periodo di frequentazione con David Byrne dei Talking Heads, sul set del film "True Stories" diretto da Byrne.

Sul finire degli anni ’80 si avvicina anche a disegno e pittura con piccole opere astratte, mentre realizza reportage sui macchinari estrattivi del petrolio nel Tennessee, in Inghilterra realizza una serie sulle rose britanniche e si spinge fino al Transwaal sudafricano.

Nel 1998 gli viene assegnato l’Hasselblad Awards

Nel 1999, ad agosto viene pubblicato un libro che contiene 112 foto realizzate dal 1967 al 1996, a dicembre William Eggleston 2 1/4 raccolgie forti critiche riguardo la scelta di ristampare in formato quadrato foto inizialmente realizzate in formato rettangolare.

Nel 2002 la Fondazione Cartier gli dedica una retrospettiva che spazia dalle prime immagini in b/n fino alla serie di Kyoto.

Il 13 ottobre 2008, c75 stampe dye-transfer firmate da Eggleston sono state vendute all'asta da Christie per 1,022,500 $ (US)

Con diverse riprese del fotografo nella sua Memphis, il documentario "William Eggleston in the Real World" diretto da Michael Almereyda nel 2005 (nel video youtube a seguire), continua ad offrire un raro sguardo sull'uomo che ha contribuito ad affermare il valore artistico della fotografia a colori, con il suo approccio inusuale e 'democratico' alla fotografia.

Tutti quelli che non hanno mai avuto occasione di guardare da vicino le sue opere o hanno voglia di farlo di nuovo, dopo la personale del Cheim & Read di New York, potranno approfittare di quella ospitata fino al 27 febbraio al Victoria Miro di Londra, oppure della nuova tappa della mostra celebrativa “William Eggleston: Democratic Camera, Photographs and Video, 1961Ð2008” al The Art Institute di Chicago, dal 27 febbraio al 23 maggio 2010.

Dopo tante esperienze, mostre e pubblicazioni, la National Portrait Gallery di Londra ospita "William Eggleston Potraits" a cura del suo responsabile della fotografia, Phillip Prodger, con cento scatti, alcuni ritratti inediti come quello di Dennis Hopper e un prospettiva unica sulla vita familiare dell’artista.

La retrospettiva più completa tra quelle mai realizzate, almeno per quanto riguarda la sua attività di ritrattista, con 35 millimetri, micropellicole schizzi e polaroid. La prima a Londra dal lontano 2002.

Jasper Staples was hired as a ‘house man’ by William Eggleston's uncle, Aydn Schuyler Snr, in the late 1930s and remained in their employ until his death in 1992. In this photograph, taken at a funeral, he unconsciously mimics his employer—shoulders slumped, hands in pockets, and bearing a similar expression, but significantly positioned one step behind. Our exhibition William #Eggleston Portraits surveys the photographer's full career from the 1960s to the present day and is the most comprehensive display of his portrait photography. Find out more through the link in our bio ☝ Untitled, 1969–70 (the artist's uncle, Aydn Schuyler Senior, with Jasper Staples in Cassidy Bayou, Sumner, Mississippi) by William Eggleston. Courtesy the Eggleston Artistic Trust and David Zwirner, New York/London © Eggleston Artistic Trust

Una foto pubblicata da National Portrait Gallery (@nationalportraitgallery) in data:


William Eggleston - Los Alamos

Prima della memorabile esposizione al MoMA di New York del 1976, nel 1974 William Eggleston si aggiudica la Guggenheim Fellowship e con il denaro ricevuto realizza la serie "Los Alamos", prendendo il titolo dalla tristemente celebre base militare che ha dato vita alle prime sperimentazioni sulle armi atomiche.

Più di 2.200 foto scattate da Eggleston nella natia Memphis e in numerosi viaggi on the road con Walter Hopps a Sud degli States, dal delta del Mississippi a New Orleans, da Las Vegas alla California, fino al molo di Santa Monica e ovviamente nell'area di Los Alamos, dal 1964 al 1968 e poi dal 1972 al 1074.

A partire da quella accredita come la sua prima foto a colori, 'Untitled (Memphis, Tennessee)', 1965, con il commesso di un supermercato locale che spinge una fila di carrelli della spesa.

Foto che avrebbero dovuto descrivere in modo assolutamente democratico la sua visione del mondo in una ventina di volumi, ma rimasero in un cassetto per anni, fino a quando il suo sottile ed elegante modo di osservare il mondo non è arrivato per la prima volta in libreria, con il volume edito da Scalo e in mostra al Ludwig Museum di Colonia nel 2003 e al San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA), dal 21 agosto 2004 al 2 gennaio 2005.

Nel 2011, il figlio del fotografo, William Eggleston III, insieme a Mark Holborn, ha arricchito la serie di nuovi negativi e dato alla stampa le 578 pagine di "Los Alamos Revisited", edito da Steidl nel 2012.

Sono 75 di quegli scatti vivaci di segnali stradali, edifici fatiscenti e interni di ristoranti, a tornare in mostra al Foam di Amsterdam dalla primavera del 2017, con William Eggleston - Los Alamos (17 marzo - 7 giugno il 2017).

Los Alamos di William Eggleston, mai esposta nella sua interezza a New York è pronta a tornarci, con il giovane che spinge la fila di carrelli di un supermercato della natia Memphis di Eggleston, nella sua prima fotografia a colori Untitled, Memphis (1965), seguito da tutta la serie al completo.

La mostra (14 febbraio-18 maggio 2018), ospitata alla Gallerie 691-693 del The Met Fifth Avenue, grazie a Deborah e Jonathan Klein, con la curatela di Jeff L. Rosenheim e Joyce Frank Menschel, curatore del dipartimento di fotografia del The Metropolitan Museum of Art, esporrà anche una piccola suite di fotografie in bianco e nero, scattate da Eggleston in concomitanza con Los Alamos, dalla metà degli anni '60 ai primi anni '70, ma vista raramente.

Via | William Eggleston - Los Alamos, Courtesy Foam

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