Al confine del surreale con Silvia Grav

Con Silvia Grav al confine tra fotografia e arte, tecnica e stile, reale e surreale, con corpi che dissolvono ogni margine, e visioni che si aprono all'intangibile.

© Silvia Grav

Per esplorare ogni immagine realizzata da Silvia Grav serve uno sguardo alla ricerca dell'invisibile, la mente spalancata oltre il possibile, e i sensi che bramano di esplorare le derive dell'intangibile.

Tra teste perse tra le nuvole, sguardi inquieti rivolti al non conosciuto, corpi attraversati da nebulose di consistenze abbaglianti e visioni cosmiche, liberati da fulgori, penetrati fin nelle ossa, dissolti in nuvole di fumo nero.

© Silvia Grav

Mani protese a toccare l'inafferrabile, che non vediamo ma possiamo sentire, a sfiorare l'altro, percepire l'universo fuggevole, silhouette che si aggirano sinistre come gatti neri, sedute silenziose, fragili e invisibili, una Minolta x-700 che aspetta nella sua borsa sviluppi manuali…

© Silvia Grav

... il bicchiere d'acqua non è mezzo pieno o mezzo vuoto, ma un mare in tumulto dove lasciar naufragare i vuoti.

© Silvia Grav

Trascendendo il reale per esplorarne le potenzialità, la fotografa spagnola gioca con la luce e le ombre per rivelare sorprendenti elementi visivi, trasognati, inquietanti, surreali, e terribilmente stimolanti.

© Silvia Grav

Immagini senza titolo, accompagante da testi poetici ed enigmatici, anche tradotti da Bing sulla sua pagina social di Facebbok, che evocano risate finite in lacrime al lato opposto della città, verità troppo veloci per menti lente, nitidezze che attraversano sincerità trascurate, fantasmi di se e dell'altro, di quello che si ottiene senza cercare, che vede il nulla senza sforzo, il mai, il presente, l'intangibile, sospri e abbracci che non si vedono, riflessi che non svelano. Che idiota, so che esisto ...

Qué idiota. Ya sé que existo. Es absurdo dudar algo así cuando la respuesta está impresa en la propia duda, cuando no existe una sin la otra. Aun así lo hacía, en parte por el cúmulo de medias verdades sin asumir que eran mi vida y en parte por las mentiras que yo misma dibujaba, empeñada en acercarme así a lo que hubiese querido que fuera. A ti te sabía parte de una de ellas, pero te sabía en lo más profundo del alma, justo detrás de la esquina que nadie se atreve a cruzar. Te veía hecho en trazos, de carbón, porque yo nunca supe más que dibujar. Inacabado, imperfecto y predecible como no podía ser de otra forma: habías nacido del temblor de mis propias manos.

Pero te amé igual.

© Silvia Grav

Silvia Grav usa photoshop con la sensibilità dell'artista che non cambia o corregge, ma trasforma, evolve, libera e tratteggia, con le luci e le ombre, perfettamente a suo agio con le tenebre del nero e i bagliori del bianco, gli abissi del reale e le concessioni del surreale. L'originale e il sublime non nascono dalla tecnica, ma dallo stile e una sensibilità artistica, che condivide insieme al processo di editing, anche nel video a seguire.


Foto | © Silvia Grav
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