L'intervista a Fabio Itri, l'autore del progetto "In tenda"

L'intervista di Clickblog al fotografo calabrese Fabio Itri sul reportage "in tenda", un lavoro sui migranti africani della piana di Gioia Tauro

In tenda 1

Ho “incontratoFabio Itri sul web per caso un paio di mesi fa e, dopo aver visto il suo progetto “in tenda”, ho subito organizzato un’intervista qui su Clickblog. Il lavoro è molto bello, un argomento delicato affrontato con intelligenza e maturità artistica: un ragazzo del Sud, come me, che racconta la sua terra, l’ennesima dimostrazione del fatto che non occorre andare in paesi lontani per trovare storie, vite e uomini che meritano di essere raccontati, basta guardarsi attorno...

Fabio Itri ha realizzato un reportage sulle tendopoli in cui vivono i migranti africani della piana di Gioia Tauro, dopo la rivolta di Rosarno. Ora che le loro vite non fanno più scalpore e i giornali si sono dimenticati di loro, Fabio ha voluto raccontare questa fase della loro vita, in tenda. Il reportage “in tenda” si è aggiudicato il secondo posto alla 14° edizione di FotoConfronti - Portfolio Italia 2013 – Gran Premio Epson ed il terzo posto al 2013 International Photography Awards. "in tenda" è anche uno dei 10 lavori finalisti del Leica Photographers Award 2013.

Fabio Itri
Chi è Fabio Itri e cosa sogna per il suo futuro?
Ex copywriter di adv che ha mollato tutto per la fotografia. Cosa posso sognare per il mio futuro? Raccontare storie con una visione sempre migliore.

Come hai iniziato a fotografare? Hai frequentato qualche scuola?
Ho preso la prima reflex 5 anni fa, mi piaceva l’idea di produrre immagini. La scuola è arrivata solo l’anno scorso, dopo tanto tempo speso a conoscere il mezzo e capirne il fine. Ho studiato reportage all’Istituto Superiore di Fotografia a Roma, bella esperienza… davvero formativa.

Il progetto “in tenda” ha ricevuto diversi riconoscimenti, il secondo posto alla 14° edizione di FotoConfronti - Portfolio Italia 2013 – Gran Premio Epson ed un terzo posto al 2013 International Photography Awards. Com’è nata l’idea di questo reportage? Come ti sei preparato per raccontare la vita di queste persone?
Rosarno dista meno di 70km da dove vivo e la situazione dei migranti è sotto gli occhi di tutti da anni. Ho pensato semplicemente di raccontare una realtà che mi appartiene, ormai lontana dai riflettori e dalle attenzioni post-rivolta.

Trovata l’idea e la storia da raccontare, come sei riuscito a entrare in sintonia con i migranti che vivono a San Ferdinando? Hai avuto difficoltà? Come hai fatto a farti accogliere nelle loro case?
Ci sono andato, diciamo. Frequentando per giorni i pressi della tendopoli ho conosciuto Max, un migrante ghanese.. da lì la possibilità di entrare a casa loro e conquistare pian piano la fiducia del campo. Le amicizie sono nate all’interno… due ragazzi in particolare, Prince e Johnson, non solo mi hanno accolto con un calore indescrivibile, ma hanno mediato per me con la popolazione del campo… curandosi di spiegare la funzione, il fine della mia presenza e la bontà del progetto che stavo portando avanti. Tutto il resto è venuto da sé, durante i tre mesi passati con loro.

cagna
Qual è stato il momento più emozionante della realizzazione di “in tenda”?
Beh, di momenti intensi ce ne sono stati parecchi lungo la realizzazione.. al punto che si tornava a casa ogni notte con qualcosa di nuovo dentro, e a più livelli. Ne racconto uno che riguarda Jonathan, la cagna randagia del campo. La bestiola dalle zampette posteriori atrofizzate, perché investita da un’auto e mai curata, partorisce a pochi metri da una tenda un cucciolo morto. Dopo qualche ora tutti realizziamo che non si sarebbe mossa da lì e per nessun motivo, a protezione del suo piccolo. Jonathan restò lì, sotto la pioggia battente, per 5 giorni.. protetta da un centinaio di capi tra magliette, felpe e giubbini impermeabili che i ragazzi del campo avevano impegnato per darle momentaneamente un angolo confortevole. Un presepe sublime.

Prince
Qual è la foto di “in tenda” a cui sei più legato e perché?
Il ritratto di Prince, senza dubbio. Perché è stato amico, complice, spalla.. senza di lui non sarei entrato così “dentro” al campo.

Come ti ha cambiato questo lavoro?
Ho fatto esperienze nuove sia dal punto di vista umano che professionale. Se metabolizzi bene, è tanto di guadagnato.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e che hanno “contaminato” il tuo modo di vivere la fotografia?
Non ho un fotografo di riferimento o a cui mi ispiro in particolar modo.. anzi, ne conosco ogni giorno di nuovi che mi piacciono per motivi diversi. Ultimamente ho avuto la fortuna di conoscere Ernesto Bazan, ad un suo workshop.. sono rimasto affascinato dal suo approccio, dal suo modo di vivere la fotografia.

A cosa stai lavorando adesso?
Disturbi dell’alimentazione, un tema che mi sta molto a cuore.

In tenda di Fabio Itri

Foto | Fabio Itri

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