Il tour dell’Italia non lesina certo attrazioni artistiche di ogni sorta, ma per un appassionato di fotografia una tappa nella piccola Modena garantisce sempre qualche perla preziosa, che nella maggior parte dei casi è custodita o ospitata nella sua Galleria Civica, tra i centri di produzione culturale più autorevoli nel panorama nazionale sin dal 1959.
Approfittando del paesaggio primaverile e della ricca collezione della Galleria Civica, in nostra dal 17 marzo al 10 giugno 2012 nel Palazzo Santa Margherita, una visita offre infatti l’occasione di guardare da vicino celebri ritratti come quello di Salvador Dalì realizzato da Alberto Shommer nel 1969, quello di Yoko Ono e John Lennon, scattato da Annie Leibovitz nel 1980 a poche ore dall’assassinio dell’ex Beatle, o quello del pittore tedesco Anton Räderscheidt immortalato da August Sander nel 1927.
E ancora, i ritratti di Andy Warhol e Robert Raushemberg realizzati da Gianfranco Gorgoni, quello di Max Ernst di Arnold Newman, Pino Pascali che fotografa le Armi nel suo studio scattata da Claudio Abate, Joseph Beyus di Roy Heirman, Alighiero Boetti di Paolo Mussat Sartor, Laurie Anderson di Silvia Lelli, solo per citare quelle che potete sbirciare nella gallery.

Il lavoro dell’assistente fotografo è poco conosciuto, queste figure lavorano solitamente all’ombra del fotografo, poco si parla e si sa di loro: Melanie Mann svela tutti i segreti del mestiere e della luce nel suo blog Confessions of a Mad Photo Assistant (Confessioni di un assistente fotografo pazzo).
Nel suo blog, Melanie promette di rivelare alcuni dei segreti più importanti della professione. Nel maggio scorso, ha condiviso foto e video del dietro le quinte delle riprese del lavoro di Annie Leibovitz nel 2008. La Mann ha infatti ha condiviso con i lettori i segreti della illuminazione usata sul set della campagna Disney’s Year of a Million Dreams attraverso descrizioni dettagliate e passo-passo.
Per chi si fosse perso le immagini della campagna, le trovate su Artsblog. C’è Scarlett Johansson che interpreta Cenerentola, Queen Latifah che si veste da Ursula (la “cattiva” nel film per bambini “La Sirenetta”), Rachel Weisz in versione Biancaneve, a poi David Beckham, Jennifer Lopez e Marc Anthony, Roger Federer nelle vesti di Re Artù. E come spiega Melanie it’s all in the lighting, baby!, è tutta una questione di luce.
Il vecchio edificio che ospitava gli uffici delle dogane di Stoccolma, è la sede del nuovo museo della fotografia Fotografiska, inaugurato con le cinque intriganti personali, A Photographer’s Life 1990–2005 di Annie Leibovitz (21 maggio – 12 settembre 2010), The Birthday Party di Vee Speers (21 maggio – 5 settembre 2010), Bodies di Joel-Peter Witkin (21 maggio – 22 agosto 2010), e A child is Born di Lennart Nilsson (21 maggio – 5 settembre 2010).
L’archeologia industriale in stile art nouveau dell’edificio farà da contraltare ai diverti punti di vista sul ritratto, o meglio sui ritratti così diversi dei personaggi famosi e comuni di Annie Leibovitz, dei bambini ‘mascherati’ di Vee Speers, dei corpi trasfigurati dal bianco e nero di Joel-Peter Witkin, e delle vite embrionali di Lennart Nilsson, accompagnati da interessanti seminari, workshop e corsi …

Sembra che la telenovela economica che ha per protagonista Annie Leibovitz non si ancora terminata.
È stata denunciata da Brunswick Capital per non aver ricevuto il compenso di 800.000$ come onorario per essere riuscita a trovare con Colony Capital una soluzione ai grandi debiti dell’artista.
La cifra è composta da un fisso di 315.000$ a cui si aggiunge un 2% per gli oltre 30 milioni di dollari di debito che sono stati coperti da Colony Capital. Speriamo che la situazione si sistemi al più presto e che Annie torni a fare quel che sa fare meglio.
Foto | art_es_anna
Via | Reuters

Lo scorso anno vi avevamo raccontato delle disavventure finanziarie di Annie Leibovitz che rischiavano di farle perdere le sue case ed i diritti su tutte le sue foto.
A salvare la fotografa è arrivato un fondo di investimenti, Colony Capital, che ha ripagato tutti i debiti
Annie Leibovitz rischiava di perdere le sue 4 case e i diritti di tutti i suoi scatti ma e’ stata salvata da un fondo d’investimento che le consentirà di mantenere i diritti sulle proprie opere, ma gestirà la sezione finanziaria del suo lavoro.
In pratica ogni attore di questa vicenda si concentrerà su quello che sa fare meglio. La Leibovitz fare foto e Colony Capital a farle fruttare al massimo.
Foto | art_es_anna
Via | Wsj
Tra tutte le mostre interessanti di questo periodo consiglio di non perdere Who Shot Rock & Roll: A Photographic History, 1955 to the Present, in mostra al Brooklyn Museum di New York, fino al 31 gennaio 2010.
Ad animare il percorso espositivo sono le immagini che hanno scandito il ritmo, l’energia dirompente e il fermento creativo di generazioni, hanno contribuito a costruire molte icone del 20esimo secolo e documentato la rivoluzione del rock in un’epoca di grandi cambiamenti politici, sociali e di costume.
Le immagini realizzate dai fotografi del rock&roll a Mick Jagger mentre canta Satisfaction usando il microfono come simbolo fallico, a Paul Simonon dei Clash che sfascia la chitarra con violenza sul palco o ad una sudata Tina Turner mentre si esibisce in un anfiteatro di Los Angeles.
Who Shot Rock & Roll A Photographic History, 1955 to the Present

Con Annie Leibovitz (alias Lady Gaga) anche una fiaba nera dei Fratelli Grimm come Hansel and Gretel può diventare il set ideale per un servizio di moda, e “Little Girl & Boy Lost” è l’editoriale di Vogue dicembre 2009.
Ispirata all’ultima produzione del Metropolitan Opera, la fiaba stilosa ma ancora gotica quanto basta, ha il volto di Lily Cole e di Andrew Garfield, gli abiti di griffe famose come Dolce & Gabbana e Marc Jacobs, e l’obiettivo di una Annie Leibovitz capace di ‘mostrare & vendere’ qualsiasi cosa.
Little Girl & Boy Lost di Annie Leibovitz

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Sembrano non finire mai i problemi per Annie Leibovitz che in copertina si può vedere nel dietro le quinte degli scatti sul set del film Maria Antonietta.
All’inizio del mese scadeva il prestito milionario che la società Art Capital aveva concesso alla famosa fotografa. Le parti si sono accordate per rimandare il rimborso, ma non è stato reso noto fino a quando e le altre condizioni dell’accordo.
Un fotografo italiano, Paolo Pizzetti, ha citato l’artista per 300 mila dollari per infrazione del copyright. Oggetto del contendere sarebbero due fotografie presenti nel calendario Lavazza pubblicato anche su Click.
Pizzetti sarebbe stato assunto ad inizio 2008 per cercare delle location in Italia dove ambientare il calendario con particolare interesse a Fontana di Trevi a Roma e piazza San Marco a Venezia.
L’immagine sulla sinistra è ormai un’icona pluripremiata, realizzata l’8 dicembre 1980 da Annie Leibovitz per la copertina di Rolling Stone, solo qualche ora prima dell’assassinio di John, e apparsa su Issue #335, numero commemorativo per la scomparsa dell’ex Beatle, in edicola il 22 gennaio 1981.
L’effetto raggiunto con l’immagine di sinistra è stridente e discutibile da tanti punti di vista. Del resto l’artefice di questa sorta di remake apparso sul Magazine francese Purple Fashion Fall/Winter 2009 è Terry Richardson e l’interprete maschile Sean Lennon, figlio degli stessi Yoko Ono e John Lennon, che hanno posato per Annie Leibovitz nel 1980.
In questa nuova versione, in modo vagamente speculare, alla Yoko Ono vestita e accogliente si è sostituito il figlio Sean, mentre l’abbraccio nudo di John Lennon è interpretato dalla flessuosa modella e fidanzata di Sean Lennon, Kemp Muhl.
Riconosco alla foto originaria un valore che trascende la fascinazione reverenziale per la dimensione iconica dei personaggi e tengo conto dello stimolo provocatorio che anima tutti i lavori di Richardson, ma c’è comunque qualcosa della ‘nuova’ versione che mi disturba. Ma forse è proprio questo lo scopo del fotografo e di certe fotografie …
Dopo aver parlato dei guai finanziari di Annie Leibovitz passiamo ad osservarla sul set di uno dei suoi servizi fotografici.
In questo video si vede il dietro le quinte e gli scatti eseguiti per Vanity Fair. Fa molto ricorso alla luce ambientale correggendola con mano leggera per migliorarne la resa.
Via | Strobist