
Da sempre parlare di fotografia contemporanea richiede un lessico dello sguardo adeguatamente aperto alla sperimentazione, contaminazione e manipolazione di forme e linguaggi diversi, del resto alla base di quello fotografico sin dalle origini.
Arte concettuale, cultura pop, fotografia, pubblicità e industria cinematografica si trovano da così tanto tempo a condividere e scambiare tecniche, soggetti e suggestioni, sulle pagine di una rivista, le pareti di una galleria o quelle di uno schermo, da arrivare anche a modificare i termini della riflessione tra fotografia e immagine.
Una riflessione alla quale il MoMA di New York è sensibile da tempo e continua a dedicare attenzione con la collettiva New Photography 2010 e il contributo iconografico di un gruppo di artisti che usano la fotografia come ingrediente di un linguaggio e un immaginario contemporaneo complesso e articolato.

4 minuti di disperazione inaugurano l’estetica vintage, audace, seducente e concettualmente sovversiva di Alex Prager dietro la macchina da presa, e “Despair”, il corto a seguire, porta a compimento la vocazione cinematografica delle atmosfere fotografiche dell’artista americana.
Mettendosi alla prova con un mezzo diverso, Alex Prager, concentra in 4 minuti la Los Angeles negli anni ’60, un omaggio a ‘La morte corre sul fiume’ di Charles Laughton, al balletto dalla favola di Andersen ‘Scarpette Rosse’, una bella dose di suggestioni Hitchcockiane, e le doti espressive di una Bryce Dallas Howard molto lontana di vampiri di ‘Eclipse’, doti evidentemente ereditate da papà Ron Howard, insieme ai capelli rossi.
Questa immagine e il corto di Alex Prager saranno in mostra alla Edward Steichen Photography Galleries del MoMA con la collettiva New Photography 2010, insieme a Elad Lassry, Roe Ethridge e Amanda Ross-Ho, dal 26 settembre 2010 al 10 gennaio 2011.
Alex Prager è una giovane fotografa di Los Angeles che non ha tardato ad affermarsi nel circuito indipendente e dopo tante mostre, pubblicazioni e pubblicità conserva un’indipendenza creativa davvero singolare. Il suo ultimo lavoro The Big Valley, presentato in una personale alla Michael Hoppen Gallery di Londra, conferma la sua capacità di cogliere il bizzarro che è in ognuno di noi, nelle piccole situazioni quotidiane.
I suoi soggetti sembrano usciti da un set cinematografico, caratterizzato da atmosfere coinvolgenti e un po’ inquietanti. Attimi sospesi al di fuori del tempo e dello spazio, che strizzano l’occhio alle suggestioni Hitchcockiane. Qualcuno lo definisce grottesco, altri uno strano mix tra Diane Arbus e Annie Leibovitz, a noi basta goderci le sue fotografie senza badare troppo alle definizioni. Buona visione.
Via | Lostateminor.com