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Tutti gli articoli con tag chernobyl

Strand, Rosenblum, i Pittorialisti e Mittica a Villa Brandolini per Estate Fotografia 2011

pubblicato da Cut-tv's

Estate Fotografia 2011

L’estate è già nell’aria insieme all’atmosfera di “Estate Fotografia 2011”, che potrebbe portare molti appassionati ed erranti vacanzieri nel cuore delle colline trevigiane del prosecco, e negli storici spazi della settecentesca Villa Brandolini a Solighetto di Pieve di Soligo, per gustarne rassegne fotografiche, incontri, proiezioni, spettacoli e concerti.

Rassegne che portano in mostra la documentazione sociale e la street photography che hanno caratterizzato le Corrispondenze Elettive tra Paul Strand e Walter Rosenblum, e la mostra omonima già vista a Roma, ma anche un argomento caldo e scottante come “Chernobyl. L’eredità nascosta”, con la personale dell’allievo di Rosemblum Pierpaolo Mitica, allestita nelle serre della Villa.

E come una sorta di prologo ideale alla mostra americana, “Il Pittorialismo italiano. La collezione del FAST”, dedicata al movimento che precedette le idee sulla modernità fotografica, chiude il trittico di esposizioni e l’iniziativa della Fondazione Francesco Fabbri, visitabile dal 12 giugno al 28 agosto 2011. Tante volte vi trovaste a comprendere questo paesaggio italiano nel vostro tour estivo, on line trovate anche pacchetti turistici e convenzioni con strutture alberghiere locali.

Estate Fotografia 2011
Estate Fotografia 2011 Estate Fotografia 2011 Estate Fotografia 2011 Estate Fotografia 2011

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Igrushka: the Toy Project of Jan Smith

pubblicato da Cut-tv's

Igrushka the Toy Project

Le favole per secoli hanno raccontato grandi verità guidate da principi etici e morali imprescindibili, e Igrushka, che significa “giocattolo” in russo, è in fondo una Favola di Giocattoli e Isotopi.

Una favola di giocattoli trovati da Jan Smith in una Nursery di Pripyat, e delle memorie di chi è stato costretto ad abbandonarli per 25 anni al decadimento degli isotopi di Chernobyl e al susseguirsi delle stagioni.

Giocattoli radioattivi che hanno tante storie da raccontare, e tutti i ricordi d’infanzia, recuperati dal fotografo chiedendo aiuto a quanti li hanno riconosciuti con l’aiuto delle fotografie e dal passaparola di facebook.

Igrushka the Toy Project
Igrushka the Toy Project Igrushka the Toy Project Igrushka the Toy Project Igrushka the Toy Project

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Pripyat – Atom’s Wake di Jan Smith

pubblicato da Cut-tv's

Pripyat – Atom’s Wake

Dopo Chernobyl per venticinque anni, il Fukushima giapponese per chissà quanto tempo .. l’immaginario evocato da brutte ricorrenze che sembrano destinate a ripetersi è pronto ad un viaggio nella città ucraina di Pripyat, vicino al confine Bielorusso, evacuata trentasei ore dopo il più grave incidente nucleare della storia.

Non una vacanza come quelle organizzate per anni dai tour operator nel perimetro a più alta contaminazione, anche dopo 25 anni dal disastro della centrale nucleare di Cernobyl, ma un viaggio nella città fantasma con gli scatti dell’impavido Jan Smith e le testimonianze di chi è stato costretto ad abbandonarla.

Un progetto che guarda a Pripyat e ai suoi spazi abbandonati, vuoti da venticinque anni, in modo inconsueto, per scorgerne quella bellezza rimasta nel cuore di chi l’ha abitata e amata, che sarebbe un errore dimenticare, come si sta rivelando un grosso errore non evitare che ciò si ripeta.

Pripyat – Atom’s Wake
Pripyat – Atom’s Wake Pripyat – Atom’s Wake Pripyat – Atom’s Wake Pripyat – Atom’s Wake

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Da Chernobyl al Giappone passando per Minamata: perché mostrare non basta?

pubblicato da Cut-tv's

dark

Chernobyl da venticinque anni, il Fukushima oggi, gli effetti di tutto quello che nuoce all’esistenza di troppi individui ignorati .. forse l’unica immagine che può mostrare tutto questo orrore è il buio, nero come la pece, spaventoso come tutto quello al quale non sappiamo dare un volto, nel quale ognuno di noi può imbattersi nei propri demoni e tormenti ..

Eventi terribilmente attuali eppure già dimenticati, che mi fanno tornare in mente Minamata, la sindrome neurologica causata dall’avvelenamento da mercurio di una fabbrica chimica scoperta nella città giapponese della prefettura di Kumamoto già nel 1956, e il reportage fotografico realizzato da William Eugene Smith. Immagini controverse che ho deciso di non mostrare, anche se potete trovarle on line, che hanno creato parecchi problemi al fotografo, come la foto di Ryoko Uemura che fa il bagno alla figlia Tomoko, avvelenata nel grembo materno, e morta a 21 anni nel 1977.

Una foto che non appare in recenti antologie di Smith, anche a causa del volere della famiglia, e un reportage raccolto in un libro difficile da dimenticare che ha comunque portato l’evento sotto gli occhi di tutto il mondo, e il governo ad intraprendere azioni nei confronti dell’azienda responsabile con relativo risarcimento per 2.500 persone, se è possibile risarcire qualcuno per qualcosa del genere.

Dopo ogni ‘incidente’, ogni disastro, ogni ricorrenza e immagine straziante, capace di scatenare reazioni indignate ma non risolutive, non riflettere è impossibile, allora chiedo a voi, fotografi, ma anche uomini e donne che comunicano con le immagini e la visione, perché “mostrare non basta”?

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The Long Shadow of Chernobyl di Gerd Ludwig

pubblicato da Cut-tv's

26 aprile 2011. Oggi è un giorno triste, non per quello che ricorda quanto per quello che per venticinque anni non è servito ad impedire che ‘incidenti’ come quelli di Černobyl’ non si ripetessero.

È triste per il modo nel quale ci siamo assuefatti a grandi orrori ed errori, che dal 1986 non hanno mai smesso di farsi sentire e ripetersi, e se ci hanno fatto vacillare per un momento dopo il disastro giapponese, non hanno di certo spinto chi persevera con il nucleare a fare marcia indietro, almeno non definitivamente.

Disastri che si potevano evitare .. e che spingono fotografi del National Geographic come Gerd Ludwig ad intraprendere progetti come The Long Shadow of Chernobyl, a lungo termine come gli effetti di questi ‘incidenti’ di percorso, fotografati l’ultima volta cinque anni fa, in mostra a maggio al Festival del Photo Horizonte di Zingst, ma anche a raccogliere 35mila euro per finanziare un lavoro di due settimane che torna oggi nei luoghi del disastro .. Servirà a far capire a chi non ha ancora capito che non si può investire in un futuro che non ha futuro, e in fonti energetiche che non si rinnovano?

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Disastro di Chernobyl

pubblicato da Derfy


Nei mesi scorsi si è tornati a parlare di nucleare in Italia e vogliamo proporvi una raccolta di foto che documentano quel che rimane della zona attorno alla tristemente famosa centrale di Černobyl’.

Il 26 aprile 1986 durante un test di sicurezza in cui furono ignorate le più banali regole di sicurezza si innescò una reazione a catena che portò all’esplosione del reattore numero 4. Nubi di materiali radioattivi furono dispersi in una vasta area mentre le persone osservavano quello strano spettacolo. Furono evacuate 336.000 persone in un raggio di 30km senza informarle di quanto stava accadendo realmente.

Le nubi raggiunsero anche l’Europa e l’Italia. In un rapporto ufficiale dell’ONU si parla di 65 morti e 4000 presunti negli 80 anni a venire per tumori e leucemie. Le associazioni contro il nucleare replicano con 6.000.000 di morti in 70 anni su scala mondiale. A prescindere da quale sia il numero corretto non c’è da dimenticare il numero tristemente alto di giovani con malformazioni importanti.

Dopo il salto potete vedere un video realizzato con un robot che ci porta a vedere il piede d’elefante, il nome dato al nocciolo del reattore fuso che è penetrato nel piano sottostante. Vi consiglio di leggere lo storia dettagliata e lo stato attuale, non roseo, della struttura che rappresenta ancora oggi una serie e concreta minaccia per milioni di persone in tutta Europa.

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Lo sguardo sul dopo di Donald Weber

pubblicato da Cut-tv's

BASTARD EDEN_Our Chernobyl

Oggi è Natale, una giornata particolare che investiamo di aspettative elevate e tradizioni millenarie, anche se un tantino esautorate del loro spirito originario e sacrificate sull’altare del consumismo.

Il regalo più bello che ho ricevuto è un altro giorno di festa con mia nonna, per la quale ormai ogni giorno è un regalo, quindi il mio pensiero va a tutti quelli sopravvissuti a momenti difficili e a fotografi come Donald Weber che continuano ad interessarsi a quello che resta dopo con uno sguardo attento e intenso.

Penso a progetti come White Nights: Russia after the Gulag e alle foto di Bastard Eden, Our Chernobyl, pubblicate di recente nel suo primo libro fotografico. A tutti vanno i miei Auguri!

Donald Weber Gallery
BASTARD EDEN_Our Chernobyl White Nights_Russia after the Gulag White Nights_Russia after the Gulag 2

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