
Il New York Times ha lanciato un nuovo blog dedicato alla fotografia, Lens.
Verranno mostrate foto, video e slideshow realizzati dai fotografi del New York Times e dalle migliori agenzie in giro per il mondo Verranno, inoltre, segnalate le foto migliori in giro per il web e libri, mostre e musei da visitare.
L’idea è quella di creare una nuova comunità di lettori interessati al fotogiornalismo e desiderosi di fare un’esperienza visiva di quel che succede nel mondo attorno a noi.
Via | Lens
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Heidi Bradner, fotogiornalista e autrice di reportage con forte piglio antropologico, ha trascorso molti anni a osservare e fotografare l’habitat, gli stili di vita e la cultura, di popolazioni che trascorrono la loro esistenza in luoghi impervi e spesso ostili, come la Russia, Chechnya, la Siberia e l’Alaska.
Esistenze difficili come quelle delle popolazioni nomadi o ai confini della Siberia, che attraversano lo stretto di Bering, che sono sopravvissuti alla guerra cecena o Cernobyl.
Io che ho sempre avuto un debole per il panorama artico, per l’estrema vitalità che cela tutto quel ghiaccio e caratterizza le popolazioni che lo abitano, sono rimasta affascinata dai suoi reportage, come lo rimasi da Nanuk l’Eschimese di Robert Flaherty, ma vi assicuro che le sue fotografie meritano di essere osservate, anche se non avete il sacro fuoco dell’antropologo a muovervi.
Mentre il 2008 scivola via e ognuno di noi tira le somme di un anno difficile riflettendo su quello che è stato e che sarà, mi tornano in mente gli splenditi calendari che Danilo De Marco per anni ha corredato delle sue fotografie sulle madri, i padri, i figli di questa terra insonne, defraudata, sfruttata, senza cielo, acqua, dove i bambini non conoscono le stelle, le madri hanno perso i figli, gli uomini hanno perso la terra.
Quello che vi propongo è un viaggio nei volti, nelle figure, nelle resistenze, nei reportage e nelle parole senza tempo di un grande fotografo, che ha condiviso la sua esistenza con tante culture e ha lasciato che in un gioco di sguardi, ogni individuo guardato dal suo obiettivo ci guardasse in faccia per parlarci di se e di noi. Uno sguardo al passato per riflettere sul futuro.
Fabrizio Nacciareti è un giovane fotografo romano, che ha scelto il linguaggio fotografico per non dimenticare quello che la memoria e il tempo tendono irrimediabilmente a cancellare. La sua ricerca delle emozioni e delle storie celate da un’immagine, lo hanno condotto a fissare ovunque, in ogni scatto, piccoli frammenti di quella quotidianità che rende ognuno di noi un po’ speciale. I reportage di Fabrizio Nacciareti, non hanno l’ambizione di fare la cronaca della realtà ma si limitano a suggerire sfumature ed atmosfere.
I suoi bianchi e neri intensi e le foto a colori altrettanto sature di ombre, gli hanno permesso di guardarsi dentro, di affrontare momenti particolari della sua esistenza, di osservare realtà tanto diverse dalla sua, come quella dei giovani pescatori di Alghero di Fuori dall’orizzonte, che esercitato un lavoro tradizionale con il loro bagaglio di attrezzature tecnologiche, un reportage realizzato per la rassegna fotografica MENOTRENTUNO II - Il delirio giovanile, in mostra fino al 2 novembre al Quarté Sayàl di Alghero.
Continua a leggere: I reportage per non dimenticare di Fabrizio Nacciareti
Francesco Zizola è un fotoreporter di origine romane, apprezzato e premiato per gli scatti crudi e intensi che ha saputo cogliere in ogni angolo di mondo travolto e segnato da guerre, malattie, violenza e inquinamento. La sua formazione antropologia, i numerosi reportage, l’esperienza con l’Agenzia Magnum, fanno parte di un progetto evolutivo in progress che ha scelto di esprimere con il linguaggio della fotografia.
Il suo sito, ricco di foto e testimonianze spesso agghiaccianti, è un viaggio nelle contraddizioni del nostro millennio, che lasciano segni indelebili e scatenano passioni viscerali, vivide come un pugno nello stomaco. Se siete interessati ad approfondire la conoscenza di questo fotografo, vi consiglio la video intervista rilasciata a Sandro Iovine per il blog Fotografia parliamone, in occasione della pubblicazione del suo libro Iraq.
Via | Sandroiovine
Continua a leggere: Le foto crude e intense di Francesco Zizola
Sei una fotogiornalista che ha un progetto da portare avanti ma non hai i fondi sufficienti? Hai tempo fino al 31 maggio per partecipare al Prix Canon de la Femme Photojournaliste. In palio la bella cifra di 8000 euro, messa a disposizione da Canon France.
Questo importante concorso, nato nel 2001 dalla collaborazione tra Canon e l’Association des Femmes Journalistes, nasce con lo scopo di promuovere il lavoro di donne fotogiornaliste ed aiutare le produzioni indipendenti e su larga scala di reportage di alta qualità. L’evento è inoltre sponsorizzato dall’ International Festival Visa pour l’Image, che si occuperà di organizzare la serata della premiazione e la mostra della vincitrice, assicurando così al suo lavoro un’ampia visibilità.
La partecipazione al concorso è gratuita ed è riservata a tutte le fotogiornaliste professioniste che abbiano pubblicato almeno un reportage e che desiderino documentare a livello giornalistico una vicenda di natura sociale, economica, politica o culturale. Assolutamente imperdibile è la galleria di immagini che si può trovare all’interno del sito web dell’evento.
Via | Fotografia: Parliamone!

E’ di qualche giorno fa un interessante articolo apparso sul Wall Street Journal.
Erin Horgan, ventiduenne fan del popolare cantante statunitense John Mayer, riuscito ad imbarcarsi su di una nave crociera dove sapeva esserci il suo idolo, ha avuto l’occasione di scattare più di una curiosa foto all’artista. Una volta a casa, quasi per gioco ha manifestato la sua intenzione di vendere le foto ad un magazine su di un blog. Indovinate… contattato da Us Weekly, MTV, Rolling Stone, Blender, Newsweek e VH1, ha alla fine venduto le foto a questi ultimi due, per una non specificata cifra.
La notizia per quanto simpatica non è poi così straordinaria, dati gli innumerevoli precedenti, ma l’articolo prende spunto per aprire una riflessione sull’attuale stato del mercato delle foto vendute da non professionisti, e su come questo sia un mercato particolarmente attivo negli ultimi anni e sicuramente un settore che avrà ulteriori interessanti sviluppi. Molti indicano, infatti, quello del fotogiornalismo dei comuni cittadini come il futuro.
Continua a leggere: Tutti paparazzi! Il futuro del fotogiornalismo.

Come ogni anno eccoci all’appuntamento con il World Press Photo, uno dei più importanti concorsi dedicati al fotogiornalismo professionale. Il fine del concorso (e della fondazione no-profit da cui prende il nome) è quello di incoraggiare lo sviluppo e la diffusione del fotogiornalismo di alto livello e di promuovere la circolazione e lo scambio di informazioni in modo libero e privo di censure.
Le immagini vincitrici quest’anno lasciano senza fiato, tanto da poter affermare che ci troviamo di fronte ad una delle edizioni più belle ed emozionanti degli ultimi anni, in cui il fotogiornalismo ha raggiunto vette di eccellenza che poco hanno da invidiare alla stagione d’oro di questa professione (rappresentata da mostri sacri quali Capa, Abbas e Mc Curry).
L’immagine vincitrice del premio più importante, il “Wolrd Press photo of the Year” (che potete vedere a corredo del post) è del fotografo inglese Tim Hetherington per Vanity Fair. E’ intitolata “American soldier resting at bunker, Korengal Valley, Afghanistan,” ed è stata scattata il 16 Settembre 2007.
Continua a leggere: World Press Photo 2008: ecco i vincitori.