Sensibile alle comunità e agli individui relegati ai margini della società e presidente della cooperativa di fotoreporter canadese Nomad, Brennan O’Connor è al momento impegnato a documentare la situazione dei ‘rifugiati’ birmani appartenenti a minoranze etniche come i Karen, nel sud-est asiatico e in Canada.
Con un bianco e nero che catapulta volti e panorami fuori dal tempo, Ethnic Minorities from Burma on the Run si concentra sull’esodo di un popolo costretto con la forza ad abbandonare il proprio paese, i propri cari, e a vagare in cerca di un reinserimento che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha definito di proporzioni senza precedenti.
Un argomento delicato che non rischia neanche di sfiorare molti di noi ma sul quale credo sia istruttivo riflettere, grazie anche alle immagini di O’Connor, così lontane dalla nostra realtà eppure così vicine ad emozioni che siamo in grado di condividere. Come vi sentireste se per qualcosa che in molti casi neanche capite, foste costretti a lasciare tutto, magari anche il nonno che non conoscerete mai, come probabilmente accadrà al bambino nell’auto?
Ethnic Minorities from Burma on the Run di Brennan O’Connor

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Quello di Stuart Clugston è uno sguardo monocromatico, tutto giocato sui contrasti e le armonie tra luce o ombra, bianco e nero, uomo e natura.
The Back Door, in questa immagine, che fa pensare più ad un dietro le quinte che a una porta sul retro, è in mostra con 2009 International Exhibition of Fine Art Photography al Centre for Fine Art Photography di Fort Collins in Colorado, fino al 31 ottobre 2009.
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Chris McVeigh è un eclettico autore, illustratore e fotografo canadese con uno sguardo ironico e divertito sul mondo, soprattutto quando questo mondo è abitato dai piccoli personaggi di Star Wars che sgusciano dalle uova, cavalcano piccoli roditori o ingaggiano con questi mini battaglie per accaparrarsi il cibo…
Ogni personaggio, luogo o situazione colto dall’obiettivo di Chris McVeigh rivela il lato più ludico e divertente della realtà, aiutato da un pizzico di fantasia, tanta voglia di continuare a giocare e una collezione invidiabile di lego e giocattoli. Fate un bel giro, fa bene all’umore.
Via | Telegraph.co.uk
L’acqua, elemento dominante tanto della crosta terrestre quanto della nostra esistenza, sembra esserlo anche della fotografia paesaggistica di Michael Levin. Immense distese d’acqua plasmate dalla luce, che forniscono equilibrio simmetrico agli altri elementi del paesaggio, surreale, incredibilmente intrigante, quasi misterioso, debitore delle suggestioni paesaggistiche di Michael Kenna e di Hiroshimi Sigimoto, quanto dell’espressionismo astratto di Mark Rothko.
Mondi quasi astratti, in bianco e nero, emersi o sommersi dalle acque, ma anche proiettati in ordinate geometrie paesaggistiche, apparentemente deserte anche se tradiscono la presenza umana con strade, percorsi e pontili che attraversano il panorama, sono i paesaggi ‘realizzati’ dal fotografo canadese, molto apprezzati, esibiti, premiati e recentemente anche raccolti nel libro Zebrato, edito da Dewi Lewis Publishing (UK).