
Con un ricco programma di incontri e ospiti d’eccezione, da Richard Avedon a Man Ray, fino all’8 dicembre il Lucca Digital Photo Fest ospita anche una mostra antologica di Eikoh Hosoe, al quale è stato conferito il prestigioso Award 2009 alla Carriera.
Per l’occasione il poeta, filosofo e rivoluzionario maestro della fotografia contemporanea, partendo da alcuni dei suoi più celebri lavori, ha realizzato una serie di di “Scroll”(immagini su rotoli) su carta washi (prodotta a mano secondo la tradizione nipponica), che aderiscono alla forma rappresentativa della pittura giapponese.
Una collezione inedita che coniuga antica cultura del Giappone, arte e rivoluzionaria tecnologia, allestita presso la storica Villa Bottini con la mostra in anteprima mondiale Estasi e memorie Eikoh Hosoe: nuovi ’scrolls’, antologica 1960-2005. Consigliata una visita se siete nei paraggi.

Anche se non si recasse davvero ai confini del pianeta, nelle trincee dell’umanità, il modo in cui guarda il mondo Teru Kuwayama e ne fotografa ogni aspetto, parla di questo, dei margini. Forse ‘per questo’, il suo Ask a Pro: How to Shoot (and Not Get Shot) In a War Zone è quanto meno illuminante.
Apprezzato e premiato per i suoi reportage sull’occupazione dell’Iraq, sui rifugiati Tibetani, sulle vittime del terremoto in Kashmir o quelli realizzati in Afghanistan e in Pakistan settentrionale, lo sguardo di Teru Kuwayama sa cogliere della realtà sfumature che si spingono fin nella polvere delle macerie, nel barlume di speranza di un esodo, ben oltre i limiti di una puntuale registrazione dei fatti.
Fondatore di Lightstalker, Teru Kuwayama è al momento Knight Fellow presso la Stanford University, ma anche un fotografo a contratto per la Central Asia Institute, un’organizzazione non-profit che costruisce scuole per i bambini nelle zone più remote dell’Afghanistan e del Pakistan. Un fotografo capace di mostrarci aspetti fondamentali della nostra umanità, anche quella che non è in guerra con il mondo ma con se stessa.
Mentre l’economia del mondo intero è in crisi, i paesi in via di sviluppo, segnalati come le prossime superpotenze del futuro, celano soglie di povertà sconcertanti, spesso a causa del prezzo da pagare per questo sviluppo.
Abbiamo già sbirciato cosa cela lo sviluppo di un India piena di ‘diseredati’ e scorie della fabbrica del consumo e dell’industria del riciclaggio. Una condizione denunciata dalle fotografie della Mumbai di oggi (nella prima foto in bianco e nero) di Dai Sugano, quanto da video come Left Behind (le immagini a colori della gallery), girato da Ami Vitale.
La stessa Ami Vitale ha dedicato tante fotografie alle innumerevoli sfumature dell’India, anche se dei suoi album realizzati in tutto il Mondo, consiglio di non perdere la splendida gallery in bianco e nero realizzata nella Guinea Bissau.
Continua a leggere: L'India dei Poveri di Dai Sugano & Ami Vitale
Nippon Kōbō è il nome di uno dei primi gruppi di fotografia giapponese, nato nel 1933 per osservare da tanti punti di vista diversi, le mille sfumature del loro paese. Un nome simbolico preso in prestito per una mostra che oggi porta al Forma di Milano tredici differenti sguardi sul Paese del Sol Levante.
“Nippon Kōbō. Sguardi sul Giappone” espone gli sguardi, gli stili e le diverse interpretazioni della complessa realtà, cultura e società giapponese, in totale ma singolare trasformazione dagli anni Cinquanta ad oggi.
Sguardi di fotografi che in patria e nel resto del mondo, hanno contribuito a scrivere la storia della fotografia, quali Nobuyoshi Araki, Naoya Hatakeyama, Eikoh Hosoe, Miyako Ishiuchi, Ihei Kimura, Taiji Matsue, Ryuji Miyamoto, Daidō Moriyama, Ikko Narahara, Hiroshi Sugimoto, Shōmei Tōmatsu, Shoji Ueda, Hiroshi Yamakaki.
Nippon Kobo. Sguardi sul Giappone

Continua a leggere: L’Oriente al Forma di Milano con "Nippon Kōbō. Sguardi sul Giappone"
Nato a Sapporo e trasferitosi in California, dopo una carriera di successo come produttore di spot televisivi, Hiroshi Watanabe è tornato ad occuparsi di fotografia a tempo pieno, recuperando i legami con l’ambiente circostante e la cultura giapponese di origine.
Nel suo portfolio trovate paesaggi, maschere tradizionali e del teatro Kabuki, ritratti colti in giro per il mondo e assaggi di storia, cultura e quotidianità, paesaggi graficamente onirici e atmosfere a metà strada tra realtà e finzione.
Nell’ultimo progetto Suo Sarumawashi Hiroshi Watanabe ha realizzato un’incredibile gallery di scimmie, anzi di agili e abili macaco del Giappone, simbolo di saggezza e interpreti carismatiche ancora oggi, della suggestiva e millenaria forma di arte popolare giapponese Sarumawashi, da saru (scimmia) e mawashi (allenatore).
Continua a leggere: Hiroshi Watanabe tra quotidianità e tradizione