Vagare per strada guardandomi intorno è un’abitudine, un piacere e per certi versi anche una necessità, della quale non mi priverei mai volentieri, perché è una fonte inestimabile di emozioni, situazioni e piccole o grandi scoperte.
Un’abitudine condivisa da uno sguardo e un obiettivo interessante come quello di Rui Palha, portoghese di Lisbona, classe 1953, gran camminatore e appassionato dei giorni di pioggia, dei luoghi disagiati e soprattutto della gente che incontra lungo la strada.
Per quanto Rui Palha, membro di 1x.com, si definisca un inguaribile amatore, le sue fotografie sono talmente piene di strada e di quella vita che ci passeggia o transita sopra, che meritano di essere guardate e assaporate tutte. Perfette per una passeggiata in strada quando si è impossibilitati ad uscire.
Guardare, contemplare spiare gli altri, la vita che ci scorre davanti può essere un passatempo molto piacevole oltre che istruttivo, qualcuno prega, qualcuno fuma, altri suonano, si rilassano o fanno l’amore…
Come al solito, quello che per qualcuno sconfina nella perversione per altri diventa un’arte, se non una cifra stilistica, come nel caso di Yasmine Chatila il cui sguardo e obiettivo con Stolen Moments è in grado di appagare entrambe le ‘sensibilità’.
Quello che la giovane fotografa americana “ruba”, o prende solo in prestito, sbirciando con il suo obiettivo nelle finestre dei newyorchesi è un assaggio di intimità, la poetica della quotidianità, e quello che rende speciali anche le abitudini. Non stupisce che sia stata pluripremiata per questo.
Anche senza il sound e le parole dei Negramaro di questo video slide, è indubbio che la coppia della serie fotografica Fall in love di Petr Lovigin http://lovigin.livejournal.com/ parla di amore, o almeno di come molti di noi lo vorrebbero.
Una giostra e un viaggio mirabolante da condividere con l’altro. Anche se la coppia di ballerini Julie e Serg non fosse così affiatata, e le fotografie in bianco e nero del giovane fotografo russo così belle, verrebbe lo stesso la voglia di innamorarsi per sentirsi così lievi e leggeri, fiduciosi e coraggiosi. Allora con Fall in love auguro una buona ‘caduta’ a tutti.
L’atmosfera fosca da romanzo nero, che predilige antieroi e punti di vista oscuri, e ha preso vita in tanti film americani degli anni quaranta e cinquanta, ha ispirato la serie Noir di Brittany Lynne Jones & Mitchell Scott Rouse.
Le fotografie in bianco e nero evocano la morbosa simbologia dell’eterno conflitto tra bene e male, ma anche un approccio molto cinematografico alla narrazione, che si annida in ogni ombra e spiraglio di luce, per continuare a svilupparsi nella fantasia e libera interpretazione di ogni spettatore.
Noir di Brittany Lynne Jones & Mitchell Scott Rouse

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Se il progetto di Michel Kirch Al di là del muro si concentra sulle frontiere libere da muri o recinzioni elettriche e gli orizzonti di speranza per il popolo Palestinese e Israeliano, rimangono concentrate sul muro tirato su in CisGiordania nel 2002, le immagini di Al Jidar, jidār al-faṣl al-ʿunṣūrī, letteralmente muro di separazione razziale, in mostra alla Mandeep Photography di Roma, ad ingresso libero fino al 5 dicembre.
A venti anni dalla caduta del muro di Berlino, la documentazione fotografica e giornalistica raccolta tra il 2004 e il 2005 in Cis-Giordania nei territori a ridosso del muro, dal fotografo Giorgio Palmera e dal regista Aldo Anselmino, racconta il muro come ingombrante presenza fisica di acciaio e cemento ma soprattutto come male che si insinua nelle coscienze, scava nelle menti e divora ogni sogno, speranza o progetto per il presente e il futuro.
Il percorso visivo è realizzato in collaborazione con la onlus Fotografi Senza Frontiere, di cui Giorgio Palmera è fondatore e presidente, ed è accompagnato dal libro Al Jidar (Trolley Editions Ldt) a cura di Paola Riccardi e con testi introduttivi e interviste di Gino Bianchi.
Sensibile alle comunità e agli individui relegati ai margini della società e presidente della cooperativa di fotoreporter canadese Nomad, Brennan O’Connor è al momento impegnato a documentare la situazione dei ‘rifugiati’ birmani appartenenti a minoranze etniche come i Karen, nel sud-est asiatico e in Canada.
Con un bianco e nero che catapulta volti e panorami fuori dal tempo, Ethnic Minorities from Burma on the Run si concentra sull’esodo di un popolo costretto con la forza ad abbandonare il proprio paese, i propri cari, e a vagare in cerca di un reinserimento che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha definito di proporzioni senza precedenti.
Un argomento delicato che non rischia neanche di sfiorare molti di noi ma sul quale credo sia istruttivo riflettere, grazie anche alle immagini di O’Connor, così lontane dalla nostra realtà eppure così vicine ad emozioni che siamo in grado di condividere. Come vi sentireste se per qualcosa che in molti casi neanche capite, foste costretti a lasciare tutto, magari anche il nonno che non conoscerete mai, come probabilmente accadrà al bambino nell’auto?
Ethnic Minorities from Burma on the Run di Brennan O’Connor

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kk1972 alias Fabrizio Dutto ci ha invitato ad esplorare la Vintage Photo collection di PhotoSwinger. La collezione di fotografie e diapositive d’epoca provenienti dal mercato statunitense è in continua evoluzione e si può consultare on line.
Tre diverse slide dividono le immagini tra quelle precedenti al 1950 (visualizzata nell’immagine), quelle degli anni ‘50 e ‘60, e quelle in formato polaroid, che non si preoccupano di queste distinzioni temporali.
Il sapore è quello tipico dell’eternità che sfida la precarietà della nostra esistenza, mentre la varietà e qualità delle immagini è perfetta per lasciare indugiare uno sguardo in ricordi che non ci appartengono.
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Da sempre “poveri”, i contadini messicani hanno raggiunto una condizione disastrosa, la concorrenza delle multinazionali ha reso amara la vita dei coltivatori dei generi più dolci della terra come cacao e vaniglia, mentre la guerra alla droga, all’influenza suina, e all’immigrazione assorbono gli aiuti delle ‘vicine Americhe’.
Una condizione terribile, vissuta con tutta la tristezza, il coraggio, il pudore e la speranza di un popolo che lotta da sempre pur producendo sulle montagne di Oaxaca e Puebla alcuni dei migliori caffè del mondo, produzioni che hanno una speranza nel commercio equo e solidale e nell’agricoltura biologica e sostenibile.
È questo Messico, povero, rurale, che resiste, quello immortalato dal reportage fotografico in bianco e nero, “El Campo: La Crisis En Silencio – Rural Mexico’s Silent Crisis” di Joseph Sorrentino, che fotografa il Messico dal 1997, cogliendone ogni minima sfumatura e denunciandone gli aspetti più controversi e problematici.
I più fortunati possono vedere alcune di queste immagini in mostra alla Edward G. Miner Library, University of Rochester Medical School, fino al 2 novembre 2009, agli altri consiglio una visita accurata del portfolio.
Nonostante le origini africane del nome Quilombo in Brasile è diventato il termine che designa le diverse comunità di discendenti degli schiavi africani fuggiti dalle piantagioni, anche se, quello che un tempo era il simbolo della resistenza nella lotta per abolire la schiavitù in Brasile, oggi fa riferimento a Quilombolas molto distanti l’uno dall’altro, che si battono prevalentemente per la conservazione della cultura e la regolarizzazione delle loro terre, oltre che per la sopravvivenza.
Grazie ad un’articolata ricerca sul campo, condotta dal geografo e ricercatore dell’Università degli Studi di Brasília (UNB) Raffaello Sanzio Araújo dos Anjos e dal documentarista e fotografo André Cypriano, con Quilombolas. Traditions and Resistance Culture oggi Quilombolas è anche un libro di riferimento, e un’esposizione itinerante di fotografie in bianco e nero capaci di restituire la complessità di una comunità estremamente eterogenea.
Una mostra itinerante che dopo aver girato l’America Latina, ospitata fino al 19 agosto alla El Ojo Ajeno gallery, Centro de la Imagen di Lima, nel 2010 sarà negli Stati Uniti e in Canada. Se a questo aggiungete la documentazione di Rocinha, una delle più grandi “favela” dell’America Latina o del tristemente noto penitenziario di Rio de Janeiro, lo sguardo di André Cypriano sul Brasile assume una notevole rilevanza, impossibile da ignorare, preziosa da esplorare dal punto di vista sociale, culturale, umano e ovviamente fotografico.
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Questo giovane fotografo americano, nato nello stato del New Jersey, si racconta attraverso fotografie molto suggestive e di forte impatto visivo, grazie anche alla scelta e alla predilezione di scorci e ampie vedute paesaggistiche naturali.
Dimitri Chrysanthopoulos ama fare prevalentemente fotografie in bianco e nero, dove toni intensi e vedute ampie ci mostrano un linguaggio molto vicino allo stile “noir”. Nonostante non ci siano nel suo portfolio solamente fotografie di paesaggio, questo tema è sicuramente quello in cui si “destreggia” e si esprime al meglio.
Lo stesso fotografo afferma che per lui la fotografia sia una sorta di “terapia a basso costo”, un’ auto psicanalisi che serve come valvola di sfogo. Se volete approfondire la sua conoscenza vi consiglio di leggere una sua piccola intervista sul blog I love that photo, le sue immagini potete vederle distribuite su questi due siti.
Via | i love that photo