
Forse a causa dei miei tutt’altro che potenti mezzi, non ho mai avuto una grande fiducia nei Megapixel della fotocamera da mobile, almeno fino a quando non ho dato un’occhiata alla Gallery Jast What I See di Greg Schmigel, realizzata interamente con la fotocamera da 2Megapixel dell’iPhone di prima generazione della Apple.
I soggetti degli scatti in bianco e nero pescano nella quotidianità e spaziano dalla gente alle insegne, dai graffiti sui muri ai mezzi di trasporto, dagli autoritratti a oggetti di ogni genere e provenienza. C’è davvero l’imbarazzo della scelta. Io ne ho seguito le tracce da flickr fino a questa intervista che approfondisce alcune dinamiche del progetto.
Continua a leggere: Jast What I See made by iPhone di Greg Schmigel
Attirato da ogni genere di riflessione su quello che vede, sente, vive, lo sguardo di Nicola Bettale è attento, dinamico e alla ricerca e sperimentazione costante di nuove prospettive. Il suo obiettivo non è puntato su una realtà ma su tante, sui milioni di frammenti e sfumature delle quali la realtà si nutre e nelle quali si scompone. Il suo linguaggio fotografico non descrive, crea; non racconta, mostra.
La sua poetica ricca di cromatismi, stilizzazioni, frammentazioni e ricomposizioni, si traduce in un mosaico di visioni concettuali ed emotive, simboliche e metaforiche, parallele e al contempo essenziali l’una all’altra, come le tessere di un puzzle che si spinge oltre l’apparenza formale. Fraseggi dell’essere, paesaggi sommersi, dispiegati, visioni possibili, sono le suggestioni che dalle sue sperimentazioni continuano a crescere nelle riflessioni di chi guarda.
La passione per la grafica, il digitale e le enormi potenzialità che gli mettono a disposizione, non si traduce mai in elaborazione fotografica o fotomontaggio, quanto piuttosto in un percorso di ricerca non convenzionale, rivolto al reale e ancora di più a quello che lo travalica. Un percorso appena iniziato, che può spingersi ovunque e credo lo farà. Ma se vi interessa il suo punto di vista restate con me.
Figlio delle campagne saronnesi, appassionato di Mitologia e ancora di più delle emozioni che coglie nei volti e negli sguardi, il giovane Matthias Jiury Rabbione ha cominciato ad interessarsi di fotografia da autodidatta per gioco o per destino.
Quando si occupa di servizi fotografici per i matrimoni, di ritratti, paesaggi o di particolari intrisi di quotidianità, dietro ogni scatto, colto con trasporto, curato in post-produzione, c’è la stessa appassionata ricerca per quello che rende unico ogni istante, le emozioni, quelle stesse emozioni che lo spingono a fare breccia nell’intimità delle persone, nella sua stessa intimità, per crescere ed esplorarsi, esplorando il mondo che lo circonda.
Cosa vuole fare da grande Matthias? Il fotografo.
Matthias Jiury Rabbinone Gallery
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Daniela V. è un piccolo mistero con una grande passione per la fotografia, per le emozioni e sensazioni che questa gli consente di cogliere e manifestare, per le Polaroid e gli sguardi analogici. Da giovane fotografa autodidatta, sensibile alla psicologia che osserva e analizza ogni nostro gesto, pensiero o emozione, Daniela si augura di riuscire a tradurre e sentire quello che il mondo dice e mostra, sente e sogna, grazie anche ad un obiettivo puntato su tutto quello che la circonda.
I suoi scatti, concentrati sulla carica emozionale dell’esistenza, che sa investire il nostro sguardo, un campo di grano, un fiume che scorre ineluttabile o le ossessioni compulsive, animano il suo profilo Carbonmade e Deviantart. Se siete curiosi di svelare il piccolo mistero che aleggia intorno alla sua identità, date un’occhiata a pagina 18 di Bulb Magazine n.9 e alla sua Hellzapoppin’. Curiosi? Io si! Quella che segue è la nostra chiacchierata.
Elena Vaninetti è una giovane aspirante fotografa di Milano, che scatta in bianco & nero ed a colori, ritratti, autoritratti e reportage, mentre frequenta la Facoltà di Scienze dei Beni Culturali.
Presa dalla ricerca di uno stile tutto suo, Elena continua a sperimentare con tutto quello che la ispira, interessa e appassiona della sua quotidianità, dagli scorci metropolitani a quelli intimi, dai volti conosciuti alle dinamiche di riflessione.
Davanti al suo b’n’w Project, non ho resistito e gli ho rivolto qualche domanda. È la sua prima intervista ma aspettatevi risposte sintetiche ed eloquenti.
Continua a leggere: b’n’w Project e le sperimentazioni fotografiche di Elena Vaninetti
Cristina Drago è una giovane donna che vive la fotografia come un grande amore, sentito, esplorato e curato con attenzione. Il suo è un amore per un linguaggio che sa essere mezzo espressivo e strumento privilegiato per arrivare al cuore delle cose, di se stessi e degli altri.
La prima cosa che ti accoglie appena arrivi sul suo sito, è una dichiarazione appassionata e spontanea. “Amo la fotografia ragionata, studiata a casa e realizzata con calma, in un ambiente senza rumore, nel calore della mia stanza, dove la presenza degli altri non esiste e sono da sola con me stessa e riflettere … a studiami … a sfogarmi. Amo la fotografia perché in quell’attimo devi decidere tutto, se perdi quel momento è finita per sempre … e forse non lo riavrai mai più … una fotografia mancata è un attimo mancato. Amo la fotografia perché quando vado in giro per strada con la reflex al collo la gente mi guarda stupita … Amo la fotografia perché mi rende diversa. Amo la fotografia perché mi permette di vedere e realizzare cose che gli altri non vedono. Amo la fotografia! ”.
Queste parole e un video, nel quale i suoi scatti vanno a ritmo con la musica e la sua personalità, sono l’introduzione al mondo di Cristina Drago, che proviamo ad esplorare insieme a lei.
Anna di Prospero è una giovane fotografa che ama rendere straordinaria la quotidianità e usa il linguaggio fotografico con un candore intrigante, per entrare in sintonia con la propria immaginazione e percezione di sè.
Dopo gli esordi con il fiabesco e incantevole mondo di P’anna, nel quale le sue personali ri-visitazioni di una moderna Cenerentola o Cappuccetto Rosso, abbracciavano alberi, si nascondevano dietro zucche e indossavano abiti svolazzanti e leggeri come l’atmosfera onirica e visionaria nella quale erano immersi, Anna di Prospero ha voltato pagina, come si farebbe con un libro di fiabe.
Con Io Anna, le tante Anna dei suoi precedenti set fotografici, lasciano il posto ad una sola Anna, sempre la stessa, che arriva a replicarsi in un gioco di doppi che la moltiplica senza dividerla. L’incantevole pseudonimo di P’Anna, lascia il posto al suo Nome, che non ha più bisogno di alcun alter ego.
E’ on line tutto da scaricare l’ultimo numero di Posi+Tive Magazine, che si apre con l’invito a partecipare ai prossimi numeri, inviando a giacomocosua@gmail.com un progetto sviluppato, oppure fotografie in serie che abbiano già l’idea di una storia.
Questo numero ospita l’intervista al giovane fotografo inglese Jonnie Craig, Private View di Kevin Romaniuk, i profili di Anton Cornijn e Mike Mills fotografati da Giacomo Cosua, i paesaggi di America di Matthew Genitempo, l’intervista con Lele Saveri e Serena Pezzato di Ithoughtiwasalone.
E ancora, New York Ciry Peolple di Dana Lauren Goldstein, l’intervista a Valentina Aversano del fashion brand Dude&Dudette, Lui, Lei e Giovedì 16 ottobre con le foto di Hanna Davis e i testi di Davide “Ian Aaron Davidson”, il servizio di moda maschile Every Picture Tells a Story di Sam Scott Schiavo.

Dopo il numero 15, è on line un nuovo numero di Witness Journal, ricco di reportage e servizi particolari e interessanti, da Gli angeli di Barkinov di Marco Legri realizzato in un orfanotrofio ucraino, al fondamentalismo religioso degli Haredim di Eugenio Grosso.
Il numero 16 di Witness Journal è dedicato anche alla vita dei pescatori Urak Lawoi tailandesi del reportage Fratelli di Mare di Massimiliano Clausi, quella dei contadini, allevatori e pastori dell’Occitania in Tous le Jours, toute l’ennée di Edoardo Tommaselli.
É un numero dedicato al fascino e alle contraddizioni della Birmania di Burma Francesco Chiorazzi, alle rovine della città croata di Vukovar di Nicola Zolin, al Japanese style di Alessandro Marchese, agli scatti in bianco e nero delle spiagge di Ending Summer realizzati da Ettore Marangoni.
Da piccoli, ignorando ancora tutti i mezzi a nostra disposizione per esprimerci, non facciamo che andare alla ricerca di quello che ci serve per tradurre in realtà ciò che sogniamo, desideriamo e vediamo, usando molto spesso un mix di sensi e sentimenti intensi e sconosciuti.
Questa ricerca crescendo, finisce per tradursi in esperienza, scoperta di talenti e attitudini, desiderio di cambiare la realtà per avvicinarla alla nostra percezione, che non si accontenta dei limiti imposti dalla pura razionalità.
Questo è il tipo di pensieri che mi affollato la mente, ogni volta che mi fermo ad osservare fotografie come quelle “prodotte”, o meglio “personalizzate”, da Claudio Naboni. Scatti densi di spessore, che l’uso del digitale rende reali come sogni emersi dal profondo, ricordi carichi di emozioni e stati d’animo, istanti capaci di attraversare indenni il tempo e lo spazio.
Una foto, non è solo un istante fissato per l’eternità ma una finestra su una storia da raccontare e raccontarsi, uno spazio da attraversare con l’immaginazione, una tela sulla quale Claudio ha fotografato un soggetto e dipinto le emozioni che lo circondano. Era inevitabile che mi rivolgessi allo stesso Claudio per soddisfare la mia curiosità e quella che segue è la nostra breve ma intensa chiacchierata.