
Della serie c’è sempre una ragione per riscoprire le atmosfere rosate ed incantate immortalate da Eugène Atget. Foto che sono diventate cartoline imperiture della realtà affacciata sulla Senna e arrampicata nei vicoli tra la fine del XIX° e i primi decenni del XX° secolo. Scorci che hanno incrementato la gloria della capitale contribuendo a mostrare luci ed ombre di un mito che ha conosciuto rarissime e brevi decadenze, ma anche veri e propri punti di riferimento per altri grandi della fotografia che lo apprezzarono precocemente. Come il surrealista Man Ray e la sua talentuosa assistente Berenice Abbott, che convinse persino il vecchio Atget a farsi ritrarre nel 1927, consegnandoci un’interessantissima testimonianza dei suoi ultimi anni e i cui lavori, attualmente esposti al Jeu de Paume, conservano netta quell’impronta di genialità che la spinse a promuovere lungo quasi tutta la sua vita le opere di quel “maestro europeo” scomparso alla soglia degli anni ‘30.
Parigi ritorna a Parigi. Il Museo Carnavalet presenterà tra qualche settimana proprio “quell’opera parigina” tanto amata dalla Abbott e in parte custodita al Museum of Modern Art di New York. Una selezione di 230 scatti “catturati” proprio nella capitale francese, provenienti dai fondi del museo Carnevalet e completati dagli elementi della George Eastman House di Rochester e dalle collezioni della Fundación Mapfre à Madrid. La grande retrospettiva a cura di Françoise Reynaud, conservatore-capo del dipartimento fotografia del Carnavalet, segue il filo di immagini famosissime, ma si concentra anche sullo sguardo atipico di Atget, un’ottica, che si allontana da quella classica dei cliché Belle époque per assaporare i giardini, i bordi del fiume, ma anche le antiche boutiques e gli ambulanti. Vi si può osservare l’evoluzione stessa del lavoro di Atget, da autodidatta che mette insieme paesaggi e temi, a fotografo che cattura immagini di strada da vendere come modelli agli artisti, vero e proprio spartiacque verso il riconoscimento del suo talento da parte di prestigiose istituzioni come la Biblioteca Nazionale di Francia che ha consolidato la sua ammirazione nel seno di una delle sue esposizioni virtuali più affascinanti.
© Eugène Atget, © Berenice Abbott
Via | carnavalet.paris.fr
La ricerca e le piccole e grandi scoperte che ne derivano, possono contribuire a regalare un po’ di buonumore anche alla domenica più casalinga, dedicata a tutte le faccende e pulizie che non avete potuto ‘assolvere’ nel corso della settimana.
Se poi, il ronzio dell’aspirapolvere è già un ricordo, il pranzo è sul fuoco, siete riusciti a staccarvi dal loop delle lavatrice, e non vi dispiacerebbe qualche bella fotografia da contemplare, che ne dite dell’incontro di opposti, culture e universi della Noire et blanche di Man Ray, o del gioco di chiaroscuri del Mainbocher Corset di Horst P. Horst?
Icone più che foto, protagoniste di 50 Photo Icons. The Story Behind the Pictures, come il bacio a Times Square di Alfred Eisenstaedt, scelto per la copertina della nuova edizione super economica di Taschen, in libreria a sole € 19.99 dal prossimo giugno, che ovviamente potete già sbirciare on line. Allora quel buonumore è arrivato?
Per appassionati gourmand sempre a caccia di delicatessen, in grado di appagare appetiti insaziabili di cibo, stimoli e immaginario, con Food for Thought la Robert Mann Gallery ha allestito un banchetto regale capace di soddisfare anche i palati più esigenti, e di certo chi si nutre di sandwich di realtà quanto di Food Photography.
Nel menù, ricco e succulento, tanti ingredienti, cibo e fotografie, dal tacchino ben cotto alla Man Ray con tanto di spirali energetiche, al pollo sax e pere alla Michiko Kon, dal pane Picasso alla Robert Doisneau, alla geometrie culinarie surgelate di Irving Penn, c’è di che sfamare occhi e fantasia.
Una gallery di manicaretti capace di mostrare la poetica di una natura morta con uova di un esperto di visioni paesaggistiche come Ansel Adams, ma anche quella di un cestino di uova alla finestra immortalato da David Vestal, o di mele se preferite, che siano alla finestra appannata di Josef Sudek o a Chicago con Harry Callahan in fondo poco importa.
Food For Thought: A Group Exhibition

Continua a leggere: Food for Thought: cibo per gli occhi a New York

Per gli amanti delle immagini senza tempo e delle sorprendenti ‘similitudini delle distanze’, la Fondazione Marconi di Milano ospita le opere e i “punti di vista” di due poliedrici artisti americani con la mostra “Man Ray-Mapplethorpe”.
L’esposizione realizzata in concomitanza con la mostra “Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma” (fino al 13 giugno al Museo d’Arte di Lugano), espone fotografie, dipinti e oggetti di Man Ray realizzati tra i primi anni ’20 e i primi anni ’70, insieme ad una selezione di 25 lavori realizzati dal 1975 al 1986 da Robert Mapplethorpe.
Tante opere distanti eppure vicine, da Woman in Bondage di Man Ray al ritratto di Lisa Lyon, atletica musa e collaboratrice di Mapplethorpe, da La chevelure a Jennifer Jakobson, dalle Fleurs solarizzate di Man Ray del 1931 alle Calla Lilies di Mapplethorpe del 1983 …
Continua a leggere: "Man Ray - Mapplethorpe" in mostra alla Fondazione Marconi di Milano

Con un ricco programma di incontri e ospiti d’eccezione, da Richard Avedon a Man Ray, fino all’8 dicembre il Lucca Digital Photo Fest ospita anche una mostra antologica di Eikoh Hosoe, al quale è stato conferito il prestigioso Award 2009 alla Carriera.
Per l’occasione il poeta, filosofo e rivoluzionario maestro della fotografia contemporanea, partendo da alcuni dei suoi più celebri lavori, ha realizzato una serie di di “Scroll”(immagini su rotoli) su carta washi (prodotta a mano secondo la tradizione nipponica), che aderiscono alla forma rappresentativa della pittura giapponese.
Una collezione inedita che coniuga antica cultura del Giappone, arte e rivoluzionaria tecnologia, allestita presso la storica Villa Bottini con la mostra in anteprima mondiale Estasi e memorie Eikoh Hosoe: nuovi ’scrolls’, antologica 1960-2005. Consigliata una visita se siete nei paraggi.

Dopo tante mostre dedicate al poliedrico genio creativo di Man Ray, il Lucca Center of Contemporary art ospita cinquanta ritratti fotografici dell’artista americano che ha stravolto gli stilemi artistici di un epoca.
I ritratti “interiori”, realizzati tra il 1941 e il 1955, con tecniche e stili diversi, con effetti applicati in fase di sviluppo e stampa, sono tutti ispirati da un unico soggetto … la sua compagnia, moglie e musa, Juliet Browner.
Attraverso una serie di stampe foto-grafiche originali, colorate a mano, con una semplice matita, con un intervento grafico più deciso o corredate di stoffa, con “Man Ray. The Fifty Faces of Juliet 1941 - 1955″ il Lu.C.C.A. mostra le vivaci esplorazioni del linguaggio fotografico operate dal grande animatore del movimento surrealista e dada. Sperimentazioni comunque istruttive che vale la pena guardare da vicino. Il “prezioso” catalogo della mostra è edito da Carlo Cambi Editore.

Molti personaggi famosi ci sono familiari grazie a ritratti celebri, come quelli ereditati da Yousuf Karsh, fotografo canadese di origine armena, conosciuto nell’ambiente anche come Karsh of Ottawa, per la frequentazione degli ambienti governativi e i ritratti realizzati a nobili, ricchi e famosi.
Pablo Picasso, Alexander Calder, Fidel Castro, Albert Einstein, Ernest Hemingway, Joan Baez, Jean Cocteau, Christian Dior, Man Ray, Edward Steichen, Nikita Khurshchev, Georgia O’Keefe, Andy Warhol o Alberto Giacometti, sono solo alcuni dei volti celebri che hanno beneficiato dello stile personale inconfondibile del fotografo, delle luci studiate alla perfezione e puntate sull’anima del soggetto.
Ritratti in bianco e nero, celebri come quello di sir Winston Churchill imbronciato nell’attimo dopo in cui Karsh, non soddisfatto della posa, gli strappa il sigaro di bocca, scattata nel 1941 e pubblicata per la prima volta sulla copertina di Life nel maggio del 1945.

Eugene Atget è stato un fotografo che documentava Parigi per vendere le foto ai pittori.
Ha lavorato dal 1888 fino alla data della sua morte, avvenuta in miseria, nel 1927. Fu rivalutato come fotografo solo grazie agli esponenti del surrealismo americano come Man Ray. Berenice Abbott, in uno dei suoi appassionati articoli, lo definì “il Balzac della fotografia”.
Christopher Rauschenberg ammirando il lavoro di Atget ha provato a rifotografare gli stessi luoghi per documentare i cambiamenti che sono avvenuti ed i segni del tempo.

Incurante ma non indifferente è l’epitaffio con il quale la moglie di Man Ray ha fregiato la “loro” lapide e il titolo della mostra ospitata dal Museo MAN di Nuoro.
L’eclettico e geniale artista, protagonista dell’avanguardia del primo Novecento, viene celebrato con una mostra dal taglio originale, che mette insieme capolavori e opere inedite o rare, disegni, dipinti, sculture, documenti, oggetti personali, e naturalmente le sue splendide fotografie.
L’intero patrimonio artistico, proviene dalla Collezione del Man Ray Trust di Long Island, insieme a sorprese e suggestioni, animerà Man Ray. Unconcerned but not indifferent, fino al 6 gennaio 2009.
Via | Exibart.com

Il Museo d’Arte della Città di Lugano ha inaugurato la mostra “Photo20esimo. Maestri della fotografia del XX secolo”, che riunisce opere originali dei più grandi fotografi internazionali del Novecento, articolate in otto sezioni, che vanno dalle Avanguardie storiche alla moda, dal reportage sociale al cinema, dalla natura morta alla pubblicità, dal ritratto allo studio del nudo.
Tra le quasi trecento opere in mostra nei tre piani di Villa Malpensata, sono presenti scatti di Diane Arbus, Richard Avedon, Gabriele Basilico, Brassaï, Robert Capa, Robert Doisneau, Walker Evans, Robert Frank, Mario Giacomelli, Nan Goldin, Mimmo Jodice, László Moholy-Nagy Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Irving Penn, Man Ray, Bettina Rheims, Aleksandr Rodchenko, Thomas Ruff, Andres Serrano, Cindy Sherman, Edward Steichen…