Michael Abramson è stato il fotografo della scena funk e boogie-woogie della Chicago anni ‘70. Da che esiste internet e i fotolog si parla in continuazione di siti di social photography, tipo l’americano Cobrasnake o l’italiano Died Last Night. Come se quella di fare foto alle feste, nelle discoteche o ai concerti fosse una mania nata solo negli ultimi anni. Le foto di Michael Abramson, dimostrano che non è così.
Già negli anni ’70 infatti, questo signore entrava nelle piste da ballo della sua città, Chicago, armato di fotocamera e scattava splendide immagini e ritratti in bianco e nero agli avventori. Al popolo black della nightlife della Città del vento, come è soprannominata Chicago. Fotografie che sono documenti di un periodo musicalmente indimenticabile: quello del primo funk e del boogie-woogie; e che, di recente, sono state raccolte in un libro intitolato Light: On the South Side.
Un libro venduto con 2 Lp in allegato in modo da gustarsi le immagini con un’ adeguata colonna sonora, ovviamente di black music. Il libro lo potete ordinare qui, intanto gustatevi una selezione dei suoi migliori scatti.
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Guardare un ritratto di famiglia è come entrare nel cuore di vite piene di legami, affetti, storie e svolte del destino, un nucleo pieno di vita come una cellula di DNA capace di generare universi complessi soggetti a variabili infinite.
Per il compleanno del mio vecchissimo nonno paterno, la sua numerosa prole con figli e nipoti al seguito, ha voluto immortalare l’evento con una foto di famiglia. Sette figli, 23 nipoti, 6 pronipoti. Una folla che tranne i legami di parentela ha molto poco in comune. Qualcuno neanche si conosce.
Del resto davanti ad un ‘ritratto di famiglia’ o quello che può essere percepito come tale, trame, legami e relazioni vengono tessute dall’immaginazione di ogni spettatore in funzione di un vissuto percettivo molto personale, per questo trovo estremamente interessante Family Constellation Project di Alexander von Reiswitz.
Family Constellation Project di Alexander von Reiswitz

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La percezione che abbiamo di noi stessi non è rivelata da uno specchio, così com’è ingannevole e al contempo illuminante vederci ritratti da qualcuno, ma è indubbio che le espressioni di un volto, come molta della mimica che ci caratterizza, siano in grado di rivelare di ognuno più di quanto vorremmo o spereremmo.
Quante cose che tendiamo a nascondere anche a noi stessi, finiscono per essere rilevate da un volto? Quante volte un ritratto diventa la cornice per le emozioni e sensazioni che ci attraversano, o lo spazio che rivela quel sottile confine che separa la gioia dalla tristezza, l’euforia dalla depressione, la follia dalla cosiddetta ‘sanità mentale’?
È stata proprio la ricerca di questo labile confine a spingere la fotografa americana Marjorie Salvaterra a realizzare i ritratti in bianco e nero che potete ammirare in questa gallery come nel suo facebook, ritratti estremamente rivelatori della vasta gamma di emozioni e stati d’animo dirompenti che si impossessano di ogni fibra del nostro essere al punto da trasfigurarci.
Con gli odori della sperimentazione fotografia nel dna, l’argento vivo addosso e una lunga carriera vicina ai fermenti creativi e alla factory di Andy Warhol, colti con la sua Toy Camera Diana, non stupisce che Mark Sink sia uno dei protagonisti della scena contemporanea fotografica.
La sua passione per le immagini e le tecniche ‘vecchio stile’ che “parlano al cuore più che alla testa” è protagonista anche degli ultimi lavori su lastra al collodio umido per creare ambrotipi su vetro e ferrotipi su alluminio.
Queste immagini volutamente imperfette e marcatamente senza tempo, di volti, nature morte, nudi e paesaggi, realizzate negli ultimi due anni insieme a Kristen Hatgi, resteranno in mostra alla Robin Rice Gallery di New York, fino al 20 Dicembre 2009, e vi aspettano in uno degli innumerevoli luoghi virtuali raggiunti da Mark Sink. Molto suggestiva la sua New York City.
Nicholas Vreeland è un fotografo molto particolare, figlio di Diana Vreeland e allievo e assistente di grandi fotografi come Irving Penn e Richard Avedon, ma è anche un monaco buddista che vive in un monastero indiano da venticinque anni, cogliendone atmosfere e sfumature.
Rato Dratsang è uno dei tre monasteri appartenenti al governo tibetano posti sotto la guida di Sua Santità il Dalai Lama, e allo scopo di raccogliere fondi per questo monastero, Nicky Vreeland presenta Photos for Rato alla Galleria Moncada di Roma.
Questo suo progetto fotografico raccoglie ritratti in bianco e nero scattati nel corso della sua esperienza quotidiana nel monastero tibetano, e la mostra itinerante, a Roma fino al 15 ottobre 2009, nella stessa galleria che ha ospitato la personale “Theo by Richard Avedon”, è un piccolo viaggio in uno stile di vita e in una dimensione spirituale lontana anni luce dalla nostra e per questo ancora più interessante.

Molti personaggi famosi ci sono familiari grazie a ritratti celebri, come quelli ereditati da Yousuf Karsh, fotografo canadese di origine armena, conosciuto nell’ambiente anche come Karsh of Ottawa, per la frequentazione degli ambienti governativi e i ritratti realizzati a nobili, ricchi e famosi.
Pablo Picasso, Alexander Calder, Fidel Castro, Albert Einstein, Ernest Hemingway, Joan Baez, Jean Cocteau, Christian Dior, Man Ray, Edward Steichen, Nikita Khurshchev, Georgia O’Keefe, Andy Warhol o Alberto Giacometti, sono solo alcuni dei volti celebri che hanno beneficiato dello stile personale inconfondibile del fotografo, delle luci studiate alla perfezione e puntate sull’anima del soggetto.
Ritratti in bianco e nero, celebri come quello di sir Winston Churchill imbronciato nell’attimo dopo in cui Karsh, non soddisfatto della posa, gli strappa il sigaro di bocca, scattata nel 1941 e pubblicata per la prima volta sulla copertina di Life nel maggio del 1945.
Ancora Africa. Un altro sguardo. Un altro punto di vista. Dalla parte delle donne. Quello di JR e del suo progetto itinerante 28 millimetres Women … con tappa questa volta in Kenya, Kibera, Liberia, Monrovia, Sierra-Leone… Un viaggio nei ritratti e negli sguardi di donne dalla vita difficile e dal grande coraggio, un viaggio negli sguardi in bianco e nero rivolti al cielo d’Africa.
Giovanissimo, ancora al college, con jeans, cappello e sigaretta, ma già piacevole, disinvolto e carismatico come siamo abituati a vederlo oggi che è Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama è il modello dell’intera serie di ritratti di Lisa Jack, in mostra per la prima volta con BARACK OBAMA: THE FRESHMAN.
L’esposizione inaugurata il 28 maggio alla Galleria M+B di Los Angeles, presenta la serie di scatti realizzati da Lisa Jack nel 1980, mentre la matricola “Barry” Obama era ancora studente dell’Occidental College dove la stessa Lisa Jack studiava fotografia, immagini apparse prima solo per il “Person of the Year” del Time Magazine, a dicembre 2008. Se vi trovate a passare per Los Angeles la mostra rimane in galleria fino al 18 luglio.
Via | Undo.net