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Tutti gli articoli con tag stefano de luigi

Interviste Clickblog: Stefano De Luigi

pubblicato da Pasquino


Fotografo di viaggio ed autore di reportage mai banali come “Chinese Holidays” o “A Train to Lhasa”. Fotoreporter pluripremiato grazie ad impressionanti racconti corali come T.I.A., reportage sulla siccità in Africa, “Blanco”, sul mondo della cecità, o Pornoland con il quale racconta la pornografia con un taglio ironico, tagliente e decisamente non morboso. Parliamo di Stefano De Luigi, romano, vincitore del World Press Photo 4 volte in 4 diverse categorie, protagonista, dopo Francesco Zizola, della nuova intervista di Clickblog sul mondo del reportage.

Partiamo da una constatazione: le tue fotografie raccontano situazioni diversissime l’una dall’altra: dalla siccità, alla pornografia, passando per i viaggi. Abbiamo visto come il tuo lavoro spazi in differenti generi fotografici. Qual’è quello che ti piace di più? Ed è possibile che un grande fotografo si possa affermare lavorando su tanti generi differenti?

Secondo me non esistono generi diversi, la voglia di catalogare tutto è un po’ figlia del nostro tempo. Mi reputo un fotografo e come tale utilizzo un linguaggio per affrontare temi a me cari. Ciò non toglie che io sia chiamato come professionista ad affrontare altri tipi di reportage. Questo è un grande aspetto della mia professione.

C’è, però, qualcosa che ti colpisce maggiormente? Quali sono i tuoi soggetti di interesse primario?

Mi interessano molto i soggetti che usano l’immagine per rappresentarsi come quelli che hanno a che fare con la la moda, la pornografia, la tv ed il cinema. In altre parole quelli che usano l’immagine per veicolare modelli di comportamento e che amano rappresentarsi in termini di icona. Mi trovo a mio agio a scorticare questa superficie di rappresentazione iconografica per cercare di indagare su cosa c’è sotto, sulla realtà sostanziale di questi mondi. Ma naturalmente amo anche il mondo opposto e speculare: quello dove la rappresentazione dell’io è spesso negata. E’ il caso del reportage Blanco sul mondo della cecità.

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Blanco - Vision of Blindness di Stefano De Luigi a Fotoleggendo 2010

pubblicato da Cut-tv's

Blanco Vision of Blindness

Avete mai guardato qualcuno negli occhi per vederlo? Anche se spesso guardare non significa vedere, immaginate per un attimo di non poter disporre degli occhi e dello sguardo per esplorare lo spazio, e ancora di più l’intangibile che lo attraversa e riempie.

Un universo poco visibile, profondamente nero e oscuro per molti, bianco per il protagonista del romanzo “Cecità” di José Saramago, Blanco per il reportage di Stefano De Luigi, che in collaborazione con la ONG Christoffel Blindenmission International in 5 anni ha fotografato i centri oftalmici e le scuole per ciechi di 16 paesi in 4 diversi continenti.

Blanco - Visions of blindness raccoglie immagini di ragazzi senza bulbi oculari e bambine alle prese con le prime ombre dopo un trapianto di cornea, di occhi che non vedono, di mani che sentono e corpi che percepiscono lo spazio che li circonda, in Asia come in Africa, nell’Europa Orientale come in Sudamerica.

Blanco Vision of Blindness
Blanco Vision of Blindness Blanco Vision of Blindness Blanco Vision of Blindness Blanco Vision of Blindness

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FotoLeggendo 2010

pubblicato da Cut-tv's

FotoLeggendo 2010

Se tutte le strade portano a Roma, da ieri ad attraversarle sono la valanga di sguardi e punti di vista arrivati in città con Fotoleggendo 2010 e un nutrito numero di portfoli che compiono un lungo viaggio intorno al mondo.

Partito ieri dalla Mandeep Gallery, con la comunità migrante di Mazara del Vallo fotografata da Lorenzo Maccotta, il viaggetto proseguirà da San Lorenzo all’Ostiense, passando per Trastevere e Garbatella, tra mostre, incontri, proiezioni, seminari e workshop che si prefiggono di leggere le immagini, raccontare storie e magari anche scoprire qualche segreto della fotografia.

Questa sera si inaugurano due sguardi distanti quanto l’Oriente e l’Occidente al suggestivo Museo Centrale Montemartini, l’apoteosi degli ossimori che accosta i resti del sogno americano infranto di Christopher Morris, al paesaggio immutabile dell’Hindu Kush di Franco Pagetti, The America all’Afghanistan dell’alto.

FotoLeggendo 2010
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Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo alla galleria 10b photography di Roma

pubblicato da Cut-tv's

Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo

Per anni, sin dal 1955, la World Press Photo Foundation ha scoperto e premiato con i diversi riconoscimenti del World Press Photo numerosi talenti italiani della fotografia. Veri e propri testimoni del nostro tempo come Francesco Zizola, World Press Photo of the year nel 1996 per le immagini sulle conseguenze delle mine in Angola o Pietro Masturzo vincitore dell’edizione 2009, ma anche Francesco Cito, Ernesto Bazan, Angelo Turetta o Dario Mitidieri.

Fotografi e immagini davvero interessanti, che la mostra Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo riunisce per la prima volta in Italia, negli spazi della 10b Photography Gallery di Via San Lorenzo da Brindisi 10/b.

Dopo l’inaugurazione, venerdì 12 marzo 2010 alle ore 19.00, la mostra davvero imperdibile resterà visitabile dal 12 marzo al 31 maggio 2010, dal Martedì al Venerdì dalle ore 10.00 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle ore 15.00 alle 19.00.

Nella gallery un piccolo assaggio delle immagini esposte, i credits dopo il salto:

Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo
Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo Testimoni del nostro tempo. I fotografi italiani premiati dal World Press Photo

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World Press Photo 2010: i vincitori italiani

pubblicato da Cut-tv's

World Press Photo 2010_Pietro Masturzo_Women in Tehran

Tehrān, 24 giugno 2009, alcune donne gridano dal tetto di un edificio in segno di protesta contro il regime, nella notte successiva alle contestate elezioni presidenziali.

La foto scattata dal napoletano Pietro Masturzo ha vinto il World Press Photo 2010, ma tra i vincitori annunciati il 12 febbraio scorso, c’è anche la giraffa morta per la siccità in Kenya di Stefano De Luigi, secondo premio nella categoria Contemporary Issues, e nella sezione Stories della stessa categoria anche Alessandro Imbriaco con la foto del Casilino 900 e Tommaso Ausili con quella del Mattatoio.

Guinea Bissau di Marco Vernaschi ha vinto il primo premio nella categoria General News (sezione Stories), mentre Michele Borzoni il primo premio nella categoria People in the New, con una foto scattata durante gli scontri a Srinagar nel Kashmir.

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