Dopo Milano, Perugia e il villaggio globale di Roma, continuo a seguire il Sud-Est di Steve McCurry con lo spirito nomade del reporter americano, necessario a sentire l’ebbrezza del viaggio, la vertigine della guerra, la poesia della natura e la gioia di vivere, sprigionate da ogni scatto, volto e paesaggio, che stanno per approdare al Palazzo Ducale di Genova.
Più di 200 fotografie di formati diversi, come i luoghi della Terra che attraversano e le sfumature dell’umanità che inquadrano, dei quali quasi la metà inediti e mai esposti, per un “viaggio intorno all’uomo” allestito nei 1.000 m2 del sottoporticato di Palazzo Ducale, pronto a prendere la direzione dello sguardo attirato da mille stimoli, connessioni e distanze.
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Un bacio saffico, un look fetish, nudi loquaci, pose suadenti, da Aung San Suu Kyi ritratta da Steve McCurry ad Alfred Hitchcock con pollo di Albert Watson, sono ben 169 le opere fotografiche concentrate sull’espressione più profonda dell’identità, raccolte dalla collettiva The Expression of Identity, a cura di Amedeo M. Turello, ospitata al Kempinski Grand Hotel des Bains di St. Moritz Bad.
I ritratti trasgressivi di Bettina Rheims al fianco di quelli familiari di Jock Sturges, le icone in bianco e nero di Albert Watson e i colori di Cheyco Leidmann, i contrasti di Matteo Basilé e i collage di Occhiomagico, insieme ai corpi messi a nudo da Lucien Clergue, Jock Sturges, Yossi Loloi e lo stesso Amedeo M.Turello.
In realtà solo una delle 35 esposizioni gratuite dell’estate engadinese, impreziosita dal workshop condotto da Steve McCurry, Jock Sturges e Amedeo M. Turello, che rinnovano l’appuntamento con il St. Moritz Art Masters (SAM), il festival dedicato all’arte e alla cultura ideato da Monty Shadow e curato da Reiner Opoku, dal 24 agosto al 2 settembre 2012.
Parlare dell’estetica del calendario Pirelli significa compiere un viaggio nell’evoluzione del fashion system dell’ultimo cinquantennio, ma la scelta del fotografo per il prossimo stuzzica una domanda inevitabile.
Dopo il topless “acqua e sapone” dello spregiudicato Terry Richardson (2010), le muse mitologiche svelate da Karl Lagerfeld (2011), il ritorno alla natura senza veli e artifici di Mario Sorrenti (2012) e la bellezza messa a nudo da tanti fotografi fashion prima di loro, quanto riuscirà a s-travolgerà i canoni espressivi ed estetici del calendario un fotoreporter del calibro di Steve McCurry?
Distante anni luce dal mondo glamour ma non dalla “bellezza della realtà” e di quel “vero” auspicato da Aristotele e Platone, che McCurry sembra capace di cogliere ovunque, dai campi profughi a quel villaggio globale di volti, luoghi ed esistenze ospitato alla Pelanda del MACRO Testaccio di Roma fino al 29 Aprile 2012, secondo voi Steve McCurry di cosa “spoglierà” davvero i 12 mesi del Calendario Pirelli del 2013?
Il febbraio parigino 2012 vive anche nella coincidenza di occasioni. Due sovrapposizioni saranno particolarmente grate agli innamorati appassionati di fotografia. Perché la quarta edizione dei Magnum Days cade nello stesso periodo della ricorrenza più romantica dell’anno. Sarà un San Valentino con Magnum Photos, e non solo per il numero limitato di fortunati, che è riuscito a farsi ritrarre in compagnia della “dolce metà” da alcuni tra i più grandi fotografi viventi.
Steve McCurry, Paolo Pellegrin, Bruce Gilden e Christopher Anderson hanno lavorato tutto il week end in studi temporanei allestiti per l’evento, al fine di realizzare indimenticabili ritratti di coppia, sullo sfondo di quattro famosi alberghi della capitale (l’Hôtels Lutetia, Mama Shelter, La Belle Juliette, Hôtel Amour) e del cinema MK2 Bibliothèque.
Gli scatti realizzati seguono un “processo atipico”, si organizzano infatti intorno ad alcuni luoghi, scelti per la loro potente carica immaginifica, ma non necessariamente legati ai classici cliché parigini. Quel che è certo è che le opere avranno una grande risonanza poiché sono state inserite in un percorso parallelo all’esposizione delle più belle immagini d’innamorati mai realizzate da Magnum. In Love il nome della mostra visitabile a partire da oggi, fino al 25 febbraio presso il concept store Colette, un’opportunità per osservare le opere di Martin Parr, Alec Soth, Elliott Erwitt e Jim Goldberg, che sono parte della vasta collezione Magnum.
Via | events.magnumphotos.com
Chi conosce il tenore delle mie segnalazioni ha già capito che questo non sarà un trattato ispirato dalla locuzione di McLuhan, quanto piuttosto l’incursione tra i popoli e le culture ospitate da venerdì scorso negli spazi della Pelanda al MACRO Testaccio con Steve McCurry a Roma.
Nell’archeologia industriale di quel Villaggio Globale ex mattatoio alle pendici del Monte dei Cocci, da tempo crocevia di culture e connessioni, riecheggiano i brusii dell’umanità fotografata per oltre un trentennio da McCurry, un uomo paziente, dallo sguardo attento e l’obiettivo sensibile a quella bellezza capace di salvare il mondo, dove altri vedono solo disperazione, paura, guerra, fame, e povertà.
Brusii di discorsi familiari che ognuno può sentire emergere dalle fotografie se le guarda a lungo, ma anche di discorsi, annunci, racconti, di tante lingue e diversi timbri, che riecheggiano nel villaggio nomade evocato dalla singolare installazione, realizzata non a caso da un designer come Fabio Novembre, abituato a progettare, realizzare e allestire la bellezza di ogni cosa.
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Ho scelto questo video che indugia sull’Afghan Girl fotografata in un campo profughi in Pakistan da Steve McCurry, apparsa con grande scalpore sulla copertina del National Geographic Magazine di giugno 1985, aspettando di poterne contemplare di nuovo il sorprendente magnetismo nella grande mostra di Steve McCurry che sta per arrivare a Roma.
Una mostra che offre l’occasione di osservare da vicino il ritratto e quello sguardo di Sharbat Gula, tra i simboli dell’occupazione sovietica e delle atrocità della guerra in generale, a confronto con l’altro ritratto realizzato a distanza di anni, da un McCurry che posa il suo obiettivo sulla stessa ragazza, ormai cresciuta e trasfigurata dal tempo, da una cultura che segna le donne, e tutte le storie raccontate dalla distanza tra questi occhi, che spesso (non sempre) neanche i sudari islamici arrivano a coprire.
Una speciale esposizione perfetta per compiere un lungo viaggio intorno al mondo e nelle mille sfumature e colori delle culture che lo popolano, dall’Afghanistan all’Italia, attraverso le oltre 200 fotografie allestite da un esperto di design e atmosfere come Fabio Novembre, negli spazi della Pelanda al MACRO Testaccio, rispettando lo spirito nomade di McCurry.
Una mostra che spero di visitare e condividere molto presto con tutti voi ..
Il mio fotografo preferito è da sempre l’americano Steve McCurry. I suoi ritratti pieni di colore, i suoi volti con gli occhi pieni di emozioni, sono tutte immagini che mi hanno colpito fin da quando mi sono appassionato di fotografia. Quindi mi sorprende relativamente il fatto che alla prima edizione del neonato premio Leica Hall of Fame Award sia stato proprio il nome del fotografo dell’agenzia Magnum ad essere nominato.
Infatti durante la notte “Tributo alla fotografia” che si è tenuta il primo Settembre nella splendida cornice del del St. Moritz Art Masters in Svizzera, Steve McCurry ha ritirato il premio donato dalla Leica Camera AG: una Leica M9-P con inciso il nome del premio e la firma autografa di Steve McCurry.
Quello che invece sorprende sia me, sia molte altre persone come il famoso Ken Rockwell, è che ad essere premiato con una Leica è un fotografo noto per aver usato sempre prodotti Nikon ed in particolare la FM. Recentemente ha anche usato Hasselblad. Ma Leica no, proprio no. Ovviamente a decretare il valore di un fotografo sono le sue immagini e non le sue fotocamere, quindi sembra proprio che il premio Leica sia giustamente slegato da fredde logiche di marketing.
Via | Magnum Photos

Poco più di un anno fa davano la notizia della fine della produzione della pellicola Kodachrome da parte di Kodak.
Tante le dichiarazioni che parlavano di una pellicola mitica e che ha scandito con stupende immagini il corso di parecchi decenni come raccontano Steve McCurry e Peter Guttman.
L’ultimo rullino della produzione è stato consegnato a McCurry, fotogiornalista per il National Geographic da più di 30 anni, che ha avuto l’onore di scattare le ultime 36 foto fra New York e l’India.
Ognuno di noi sa bene quanto numerosi possono essere i contrasti e le armonie, le differenze e le similitudini del mondo, ma disporre di uno sguardo d’insieme è un’esperienza preziosa e privilegiata da non sottovalutare.
A questo scopo consiglio di non perdere la mostra “Il Nostro Mondo” e i 91 scatti inediti selezionati dal National Geographical Italia per raccontare storie, culture, sentimenti e caratteristiche che accomunano e dividono il genere umano.
Dopo “Acqua, Aria, Fuoco, Terra” e “Madre Terra”, il National Geographic Italia torna al Palazzo delle Esposizioni di Roma con una mostra sui popoli a cura di Guglielmo Pepe. Popoli che parlano della condizione umana del pianeta, colti dagli obiettivi di 48 fotografi con differenti obiettivi, sensibilità e storie da raccontare.
In molti avrete già avuto occasione di approfondire e ammirare l’intensa carriera di Steve McCurry e le immagini che lo hanno reso famoso. “Afghan Girl”, e lo sguardo verde di Sharbat Gula, pubblicato sulla copertina del National Geographic Magazine di giugno 1985, vanta una popolarità che supera di gran lunga i confini degli appassionati di fotografia.
Tutti gli altri possono approfittare delle immagini esposte con Sud Est (nella gallery dalla gallery on line), la mostra ospitata dal Palazzo della Ragione di Milano fino al 31 gennaio 2010, per attraversare i momenti tragici, drammatici e poetici che hanno accompagnato la storia di gran parte dell’umanità del Sud-Est del pianeta, attraverso l’obiettivo di McCurry.
La mostra allestita da Peter Bottazzi, accompagna il visitatore in un percorso-istallazione di volti, paesaggi e atmosfere, che diventano un viaggio tra gli spazi e le culture, dall’Afghanistan all’India, dal Tibet alla Birmania, ma anche nelle viscere del periodo professionale più intenso del grande fotogiornalista statunitense.