Angelo Maggio

Angelo Maggio (classe 1967) è figlio di un padre fotoamatore e di una madre che cucina benissimo. Fin da piccolo vede in giro per casa macchine fotografiche e accessori spesso inutili, attrezzature sulle quali però ascolta lunghe discussioni tra il padre e gli amici fotoamatori, e impara quanto il cibo sia un ottimo sistema per entrare in contato con la gente. Lavorando come geometra in una pubblica amministrazione si è immediatamente interessato a tutti quegli aspetti poco remunerativi della fotografia come la documentazione etnografica e la fotografia di scena. In campo etnografico dal 1996 ha iniziato un lavoro di ricerca in ambito folklorico dei riti che si svolgono in Calabria, lavoro che in seguito è proseguito con qualche "sconfinamento" in Sicilia dove ha collaborato con antropologi come Sergio Bonanzinga, Ignazio Antonino Buttitta e Rosario Perricone in diverse campagne di ricerca. Attualmente sta lavorando sul "non finito calabrese" vero e proprio fantasioso e significativo stile architettonico che non ha nulla da invidiare al razionale e funzionale Bauhaus. Alla fotografia di scena si avvicina grazie alla compagnia Scena Verticale di Castrovillari che nel 2005 lo chiama a far da aiutante a Tommaso Le Pera che in quell'anno teneva un corso durante il festival Primavera dei Teatri. L'entrare a contatto con le compagnie più all'avanguardia nella scena teatrale italiana è particolarmente stimolante e questo ripaga ampiamente il lavoro di documentazione che da quell'anno è iniziato sulle performance teatrali che si svolgono in Calabria. Dal 2002 collabora con Arturo Lavorato e Felice D'Agostino realizzando documentari etnografici. Vivere in Calabria lo porta ad avere una visione grottesca e bislacca delle cose che unita a una particolare propensione per la polemica crea una miscela a volte difficile da sopportare ma utile quando bisogna sollevare polveroni e farsi sentire.

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