Gli Scatti della crisi da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon, alle Officine Fotografiche di Roma

Gli Scatti della crisi da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon

Come premesso, le Officine Fotografiche di Roma inaugurano il 2011 con una gallery di sguardi e affinità illuminanti, che contemplano anche il premio Pulitzer Rick Loomis e diversi vincitori del World Press Photo come Pietro Masturzo e il medaglia d’oro "Robert Capa" Ashley Gilbertson, tra i protagonisti della collettiva "Gli Scatti della crisi, da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon", e testimoni di cause ed effetti di questa crisi globale che ha radici profonde e derive lontane.

Per parlare di crisi oggi c'è bisogno di un caleidoscopio di sguardi e punti di vista diversi rivolti al nuovo millennio, che contemplano vittime e protagonisti, conflitti e disastri, antitesi e similitudini, i funerali di un giovane militante della jihad islamica e la liberazione di Aung San Suu Kyi, cortei finiti nel sangue e clochard che dormono in letti di cartone, le nubi color ruggine delle miniere indiane e i rifiuti di Scampia.

Dal 21 gennaio al 21 febbraio 2011, la sede delle Officine Fotografiche di via G. Libetta 1, ospiterà per questo 19 testimoni del nostro tempo e una ‘cartografia della crisi’ alla quale non sfuggono conseguenze e trasformazioni, analisi e riflessioni, approfondite da dibattiti e incontri che partono dalla crisi globale per arrivare a quella del giornalismo e della fotografia.

Gli Scatti della crisi da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon
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Attraverso la collettiva organizzata dalla rivista indipendente Loop, con il contributo della Provincia di Roma, frutto della selezione di sguardi, scatti e considerazioni che negli ultimi due anni hanno riempito le pagine dalla rivista, lo spazio delle Officine Fotografiche offre un punto di vista privilegiato sulle affinità e idiosincrasie della crisi, attraverso frammenti di un puzzle in grado di creare cortocircuiti stimolanti.

Un'occasione ideale per contemplare da vicino il minatore che emerge dalla polvere delle miniere indiane di Marco Bulgarelli, o i sostenitori del sindaco Andry Rajoelina che fuggono dai gas lacrimogeni durante un corteo degenerato in scontri tra polizia e dimostranti di Walter Astrada, ma anche il grido muto del piccolo Monday Lawiland rivolto ai rastrellamenti armati della polizia di Nairobi e a noi spettatori.

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Lo spazio loft delle officine è del resto perfetto per abbracciare l'intera mostra da diversi punti di osservazione, e offrire allo sguardo una gamma eclettica di associazioni e riflessioni, dal ritratto della 'famiglia armata' di Scampia scattato da Mario Spada, all'esercito cambogiano 'dei minori' di Reza, con sandali ai piedi, armi troppo grandi e un paesaggio che sottrae allo sguardo tutto quello che l'immaginazione si ostina a cercare.

Gli sguardi dei migranti afgani di Sara Prestianni, che spuntano dagli squarci di tela cerata di Patrasso, sono al fianco del ragazzino immigrato di Riccardo Scibetta, che attraversa i vicoli bruciati dal sole Palermitano con un lecca lecca in bocca e un mazzo di rose da vendere in mano, ma basta volgere lo sguardo per arrivare a Roma e alle vite da conteiner del campo nomadi di Malafede inquadrate da Alessandra Quadri, in mezzo alle famiglie che convivono con dipendenza e malavita di Spada e di Myriam Meloni.

E ancora i contributi di Giancarlo Ceraudo, Giampiero Codogni, Paolo Contursi, Alfredo Covino, Aldo Soligno, Riccardo Venturi, Maria Zorzon, tra strade e miniere, gridi muti e dimensioni sorde, spazi pieni ed esistenze vuote, dalla strade newyorkesi di Rick Loomis al vicolo cieco chiamato The Batcave dove Andrea Star Reese ha fotografato l'essenza del rifugio ..

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Oltre a tutto questo, ad arricchire di ulteriori stimoli "Gli Scatti della crisi" anche una performance teatrale (4 febbraio), la presentazione del nuovo numero di Loop dedicato al declino dell’era berlusconiana con un dibattito sulle mafie cui prenderà parte Francesco Forgiane (11 febbraio), fino alla tavola rotonda su “Crisi dell’editoria, fotografia e citizen journalism” (18 febbraio).

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