Il Calendario delle Studentesse 2014 e il corpo delle donne: una protesta sulla quale riflettere

Oltre gli schemi, la dignità femminile attraverso l'immagine patinata.

E se sembra quasi impossibile non pensare ad una scalpitante Vanessa Paradis incollata dalla tensione di fronte al lanciatore di coltelli Daniel Auteil ne "La fille sur le pont", citazione della fotografia dell'immagine di febbraio firmata Carlo William Rossi e accompagnata dal claim "No Fears"...poi

Il riferimento, e molti di voi l'avranno già capito grazie all'eco mediatica avuta dalla recente pubblicazione, va dritto al Calendario delle Studentesse 2014, 12 fotografie realizzate da altrettanti fotografi, contro la violenza alle donne. Sotto l'egida del titolo "Ilcoraggioèdonna" (con tanto di relativo hashtag #ilcoraggioèdonna) i professionisti in questione hanno infatti ritratto 20 studentesse selezionate per rappresentare una tematica scottante, attuale e anche molto mediatica, diciamolo pure.
E tra i mesi spuntano due vecchie conoscenze di Clickblog.it dalle quali abbiamo deciso di partire per condurre una breve ma doverosa riflessione. Francesca Errichiello (la mente che sta dietro lo scatto di novembre) e le sue bambole che si ribellano ad una vuota stereo-tipizzazione strumentale:

E quindi il senso della mia foto è questo: ci sono due bambole ai lati, completamente plastificate (anche se nel mio stile, se ci avviciniamo alla foto possiamo vedere che i pori sono visibilissimi e anche alcune piccole imperfezioni le ho lasciate lì) con il viso perso nel vuoto, sorridenti come Barbie, in contrapposizione alla ragazza centrale che è bella quanto le bambole ma, al contrario, decide di non essere come loro, decide di essere una donna reale, vera, pur conservando la sua bellezza (e magari lavorare grazie a essa). Ho deciso di fotografare bellissime ragazze perché vorrei sparisse questa teoria del "bellissima ma cretina" e "brutta ma intelligente".

A sostenere la necessaria responsabilità del creatore rispetto all'immagine e ai messaggi che veicola anche Alessandro Migliardi (autore dello scatto di maggio) ispirato e frutto, per sua stessa precisazione in una risposta alle critiche di Flavia Del Grosso su Facebook, di:

...una scelta volontaria, precisa, che ho imposto al casting: rifiutare l’immagine di una modella sottopeso per restituire la fisicità di una donna che non sia un manichino. Mi sono trovato più di una volta su di un set a rifiutarmi di scattare con modelle eccessivamente magre, perché per quanto effimero, il mio lavoro ha delle responsabilità sociali. Ed io in coscienza mi rifiuto di essere il veicolo di un immagine distorta e malsana della femminilità.

Due giovani e talentuose leve del folgorante territorio partenopeo che ci invitano ad analizzare a fondo una problematica ben più amplia, quella della rappresentazione femminile attuale. Una problematica non solo estetica, ma dal risvolto sociale, che difficilmente possiamo esimerci dal considerare seriamente, soprattutto oggi e soprattutto nel nostro paese. "Ogni fotografo è responsabile del suo scatto" ricorda il Migliardi e gliene diamo atto ben oltre la realizzazione della foto, ricordando ad un ambiente che spesso sembra averlo dimenticato, che anche le foto di moda possano avere valenza ben più estesa di quanto si possa credere a prima vista, come ricordava anche ieri attraverso la testimonianza di Mustafa Sabbagh. Ecco un dei più radicati stereotipo di un'arte non più così giovane, da combattere ricollegandosi ad un problema di fondo, quello dell'educazione all'immagine. Una formazione che manca in gran parte in Italia, dove ferve soprattutto un lato creativo ipertrofico, lasciando il posto ad automatismi impropri da rifiutare per non alimentare quel meccanismo di distorsione che caratterizza buona parte delle realizzazioni del settore.
E si ritorna così ad una questione di una categorizzazione vista come limite, che quasi sempre soffoca le contaminazioni e rischia di isolare il nostro paese in una nicchia abnorme, figlia di un canone estetico deformato ed interiorizzato in vent'anni di dominazione politica denunciata da molte parti (vedi il documentario di Lorella Zanardo "il Corpo delle donne") dalla quale stentiamo ancora a risvegliarci, ignorando ancora troppe volte l'insopprimibile natura che fa del corpo un necessario e fondamentale "simulacro di memorie". Un corpo sano, florido non è mai volgare, come invece ci ha costretto a credere la dittatura di corpi asettizzati, privati delle caratteristiche identitarie e sessuali e pertanto amputati della personalità che abitandoli, li anima.

Ebbene c'è qualcosa che mi vien da dire, e non unicamente da donna, come ci si potrebbe attendere in casi simili, decisa a difendere polemiche di gender alimentate da articoli che gettano pietre in stagni non troppo profondi sollevando però onde con le quali non si può fare a meno di confrontarsi, pena l'atteso tsunami che, puntualmente, era stato trascurato en passant.
Si può andare verso un'immagine positiva, nella quale il soggetto si presenta attivamente, senza cedere alle lusinghe del compromesso. E non saranno certo "trucco & parrucco" a determinare il valore dei protagonisti delle immagini di moda, che non sono necessariamente fate ed efebi privi di ogni peso e terribilmente irreali, come il più evanescente degli spettri, ma proiezioni di ciò che attraverso quelle forme si imprime (in gran parte inconsciamente) nella mente di chi guarda.

Via | araknecommunication.it

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