#coglioneno, l'opinione di Benedusi e Zoppellaro sulla svalutazione della creatività

Ho intervistato Settimio Benedusi e Mattia Zoppellaro sul problema della svalutazione della creatività sollevato dal video #coglioneno

La svalutazione della creatività

A un creativo lo dicono sempre. Frasi come "per questo progetto non c'è budget", oppure come "ti offro una grande occasione di visibilità" sono purtroppo all'ordine del giorno per chi svolge un lavoro creativo. In fondo se siamo fotografi, grafici, musicisti, decoratori, noi in realtà non lavoriamo per mangiare.

Secondo molta, troppa gente, i creativi non lavorano proprio, si divertono. Praticamente giocano con le loro attrezzature costose, con i frutti dei loro anni di studi. Ma è evidente che non c'è nulla di più falso. Per protestare contro questa squallida consuetudine i filmakers di Zero hanno realizzato tre geniali video sotto il provocatorio slogan #coglioneno.

Tre video che sono diventati immediatamente virali specialmente su Facebook, dove io infatti l'ho visto per la prima volta sulla bacheca di Settimio Benedusi. Ho pensato quindi che sarebbe stato bello ascoltare l'opinione su questo argomento da parte di un paio di affermati fotografi professionisti, uno legato al mondo della moda ed uno legato al mondo della musica, ovvero il sopracitato Settimio Benedusi insieme a Mattia Zoppellaro.

La svalutazione della creatività

L'opinione di Settimio Benedusi

Che ne pensi del video?
Straordinario. Mi fa dire “com’è che non c’ho pensato io prima di farlo?”. Bellissimo. Dice quello che dico sempre io nelle mie varie battaglie su Facebook. Fare il fotografo, parlo del mio mestiere dato che lo conosco bene, è un lavoro. Basta questo. Qualsiasi altra cosa si aggiunge è inutile. Perché io ce l’ho spesso e volentieri con chi fotografa per passione? Perché uso questa parolina passione con un odio sfrenato? Per un motivo ben preciso che nessuno riesce mai a capire. È evidente che io ho la passione per la fotografia. Non c’è dubbio. Però quello che mi dà fastidio è un altro fatto. Siccome si suppone che la fotografia sia divertimento, facilità, fotografare belle donne alle Maldive, di conseguenza si suppone che io fotografi per passione. Che è una cosa che non sopporto. Nessun dentista dice sul suo sito “io curo i denti perché ho la passione per i denti”. Nessun panettiere dice “io mi alzo alle cinque del mattino perché ho la passione per il pane”. Fa il suo lavoro. Come io faccio il mio lavoro.

Un problema comune a tutti coloro che svolgono una professione creativa, giusto?
Certo, tutte quelle professioni che non vengono viste come un lavoro. Vengono viste come un divertimento o una passione. Invece no. Sono un lavoro. Quei video sono geniali perché dicono quello che vado urlando da una vita: fare il grafico, il fotografo o qualsiasi altro mestiere creativo è un lavoro, esattamente come l’idraulico, l’antennista o il giardiniere. Nella stessa identica precisa maniera.

Ma questa situazione di chi è la colpa?
Non è colpa di nessuno. Le cose stanno così. Infatti io non voglio colpevolizzare nessuno. Voglio solo raccontare come sono le cose. Voglio dirlo. Sicuramente se c’è una colpa, tra mille virgolette, è di quelli che si definiscono “photographer” su Facebook. Poi quando gli chiedi ma tu fai il fotografo?, ti dicono sì. Ma sì in che senso? Tutti i giorni, alle 10 del mattino sei in studio? Ma no ti rispondono, io faccio l’assicuratore, faccio il fotografo nei week-end. Ecco la colpa, se deve essere di qualcuno, è di quelli che si dicono di essere quello che non sono. Se poi lavora gratis o per due lire, solo per la soddisfazione di dire “faccio il fotografo”, allora subentra legalità. Deve avere la partita IVA, deve pagare le tasse. Ma quello che mi interessa davvero è che ognuno sia consapevole di chi è e cosa fa.

Quale consiglio daresti per cambiare la situazione?
Una fotografia ha senso se ti pagano. Se non ti pagano non ha senso nella maniera più assoluta. È molto meglio se ti pagano 10 Euro per una foto che serve per verificare una botta per l’assicurazione della macchina. È una foto che serve. Mentre una foto di un tramonto, anche la più bella del mondo, se non te la pagano non serve a nulla. Il fatto di farsi pagare è la testimonianza che quello che hai fatto è servito a qualcosa. Il pagamento è fondamentale. D’altronde funziona così per tutte le cose del mondo. È talmente scontato ed evidente: se non ti pagano il tuo lavoro non ha valore. Se non ti pagano cambia mestiere.

La svalutazione della creatività

L'opinione di Mattia Zoppellaro

Cosa ne pensi dei tanti pesci in faccia che si prendono spesso coloro che svolgono lavori creativi?
Penso di essermene presi tanti anch'io. Purtroppo siamo una categoria non molto avvantaggiata, abbiamo pochi diritti e molti doveri, tra cui una tassazione elevatissima rispetto ai guadagni.

Secondo te di chi è colpa? Dei fotografi che si offrono gratuitamente oppure dei clienti che pur di risparmiare non guardano in faccia più a nessuno?
Di entrambi e di nessuno dei due. I fotografi dovrebbero sempre pretendere di essere pagati e i clienti dovrebbero avere il dovere di pagare. È però vero che da quando il digitale la fa da padrone l’offerta è aumentata a causa dei bassi costi per la realizzazione di foto di alta qualità, aumentando esponenzialmente il numero di fotografi in grado di produrre un buon lavoro. D’altro canto la crisi economica ha portato molti clienti a tagliare il budget per i lavori fotografici, riducendo drasticamente la domanda. Per quanto riguarda l’editoria la cosa è stata ulteriormente accentuata dall'avvento dei tablet, aspetto che ha aggravato la crisi di un settore già in grossa difficoltà.

Quando ti imbatti in un cosiddetto “fotografo per passione”, magari che sta sgomitando accanto a te per riuscire a fare qualche scatto ad un musicista, come ti comporti? Lo guardi con compassione, lo ignori con disprezzo oppure lo avvicini e cerchi di riportarlo sulla retta via?
Intendi ad un concerto? A parte il fatto che ne scatto oramai pochissimi, non sceglierei nessuna delle tre reazioni da te citate. Vedrei in lui me stesso qualche anno fa, lo lascerei lavorare con serenità, per quanto non vada a rovinare il mio di lavoro.

La svalutazione della creatività

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