È arrivato il tempo di fotocamere dotate di App


Quelle che noi chiamiamo App, intendendo piccole applicazioni, hanno ormai invaso il mondo attraverso tablet, smartphone e persino portatili e netbook. Ci riproponiamo allora una domanda che ci gira in testa da un po' di tempo. Perché le fotocamere, nonostante la tecnologia di cui sono dotate, ne sono prive?

Tutti i sistemi attuali sono in realtà dei sistemi chiusi. Il software è sviluppato solo dal produttore e nessuno può metterci mano, anche se non mancano alcuni casi di modding esterno riusciti come il CHDK per le compatte Canon, Magic Lantern per la Canon 5D mark II ed il firmware modificato per le Panasonic GH1. Purtroppo rappresentano una rarità anziché una normalità.

Provate ad immaginare la possibilità di poter installare app anche sulla vostra fotocamera (reflex, evil o compattona) scegliendo quella che meglio si adatta alle vostre esigenze. Gli sviluppatori indipendenti o software house potrebbero proporre delle applicazioni in grado di aggiungere funzionalità, mentre i fotografi avrebbero la possibilità di far fare alla propria fotocamera esattamente quello che desiderano.

Il risultato sarebbe piuttosto ovvio. Più scelta, più funzioni e la possibilità di limare il nostro workflow perdendo meno tempo. Pensate magari ad un HDR fatto con un numero di scatti scelto da voi, oppure il bracketing per espandere la profondità di campo e perché non qualche opzione per creare dei bianco e nero direttamente dalla fotocamera? I limiti sono solo la vostra fantasia e le prestazioni hardware.

Il lavoro di sviluppo non sarebbe neanche così impegnativo perché esistono già sistemi operativi che si possono usare senza troppi problemi per l'adattamento come Android. Basterebbe scrivere qualche libreria che consenta di accedere al sistema di messa a fuoco automatico, alle funzioni che regolano l'esposizione ed i supporti fisici su cui scrivere. A quel punto lo schermo diventerebbe obbligatoriamente touch-screen, ma sulla reflex sarebbe opportuno mantenere comunque tasti funzione rapidi per non dover staccare l'occhio dal mirino.

Si potrebbe pensare anche all'integrazione di una scheda WiFi per una maggiore integrazione con i software di elaborazione che girano sul proprio computer. Le possibilità sono decisamente interessanti non appena si inizia a vedere il software che gira sulla fotocamera come un elemento personalizzabile a piacimento.

Alla base della questa scelta di mantenere le fotocamere come delle scatole chiuse ed impenetrabili potrebbe esserci il nazionalismo giapponese che non vede di buon occhio i prodotti esterni. Già ora con l'elettronica l'import, anche se viene rimarchiato, supera la produzione interna. Basterebbe essere un po' lungimiranti per venire premiati dai fotografi e fotoamatori di tutto il mondo.

Portando questo all'estremo si può vedere la fotocamera come un semplice gruppo di obiettivo e sensore che si collega, via WiFi, al vostro portatile o computer per l'elaborazione vera e propria. Qualcosa di simile a quello che abbiamo già visto con il Wireless Viewfinder Interchangeable Lens
.

Continuando su questo filone i fotografi di eventi potrebbero, quindi, posizionare fotocamere più economiche e gestirle tutte da una singola posizione attraverso un portatile od un tablet.

Alla fine la domanda è molto semplice. Se con i cellulari si può fare quel che si vuole, perché le altre fotocamere non offrono lo stesso grado di flessibilità? Voi cosa vorreste poter fare con la vostra macchina fotografica?

Via | Hp

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