Sony WPA 2011 Londra: Elisabeth Biondi e Rena Effendi

elisabeth biondi rena effendi

Stasera la premiazione a Londra dei Sony WPA 2011, intanto, c'è tempo per fare qualche incontro: sì, perché i giudici si stanno più o meno pazientemente concedendo ai media presenti. Nella foto sopra vedete Elisabeth Biondi, da pochi giorni ex visual editor del New Yorker, e Rena Effendi, fotografa azera.

Avevo un'intervista programmata con Elisabeth, ma alla fine all'incontro si è unita anche Rena, ed è stato meglio così. Due giganti: la Biondi ha lavorato a GEO Magazine, Vanity Fair e Stern, mentre Rena ha realizzato lavori straordinari - se volete dargli un'occhiata, qui c'è il suo sito con portfolio e dettagli.

Entrambe fanno parte della giuria: una giuria che quest'anno ha dovuto valutare una mole enorme di lavori. Il concorso infatti è aperto non solo ai professionisti, ma anche agli amatori: il che porta a un inevitabile incremento di immagini da valutare. Anche a un abbassamento della qualità media? Vediamo.

Qualche numero per darvi un'idea: alla prima edizione del WPA 2009 parteciparono 139 paesi, e arrivarono circa 60mila foto. Nel 2010, i paesi furono 148, le foto 80mila. Nel 2011, quest'anno, i paesi sono 162 e le immagini circa 105mila. Possono essere tutte buone? No.

L'idea è condivisa in parte anche da Elizabeth Biondi, che spiega però che "la ratio, il rapporto tra le foto forti, che ti lasciano qualcosa, e quelle che non ti lasciano nulla è più o meno rimasto costante con gli anni". Con gli anni del digitale, va da sé. Perché prima tendo a credere le cose fossero un po' diverse.

Ne parlo con Rena Effendi - che utilizza attrezzatura rigorosamente analogica - che conferma. Lavorare in una giuria, spiega Elisabeth "ti mette anche un po' di nostalgia, perché rivedi gli anni che sono passati", e quegli anni te li senti tutti. E a quel punto ci mettiamo a parlare di iPhone...

Già, perché nella shortlist finale del Sony WPA ci sono anche molte immagini scattate con quel device. Con un telefono: roba da far inorridire i puristi? Per niente. Come spiegava ieri Bruce Davidson a qualcuno che gli ripeteva la solita domanda "Non pensa che il digitale sia freddo?" ribatteva "No, l'unica cosa che conta è l'arte, non il mezzo. Se c'è arte, il mezzo non conta". Quanto ha ragione il vecchio Bruce.

Quello che fece notizia, mesi fa, fu Damon Winter: si girò l'Afghanistan portando a casa un reportage straordinario, "scattando" con un iPhone 4. Non con migliaia di euro di pesantissima attrezzatura spaccaschiena.

Parlo con Elizabeth di un articolo uscito su TechCrunch qualche tempo fa, in cui si mostrava questo grafico

grafico techcrunch iphone camera flickr

in cui era chiaro come tra i flickeriani, fosse ormai un pareggio tra la Nikon D90 e l'iPhone 4: eh, hai detto niente però, prova a telefonare con una D90. Sono due oggetti radicalmente differenti, manco ci sarebbe da sottolinearlo. Ma è la semplicità della user experience e la praticità che li differenzia: a favore di quale dei due oggetti industriali potete facilmente immaginarlo.

Elizabeth Biondi spiega che "le foto dell'Afghanistan sono anche uscite su Newsweek, tutte foto scattate da iPhone, ed è un cambiamento enorme, ogni decade ce n'è uno: abbiamo passato la rivoluzione digitale, che non è più tale, visto che si è istituzionalizzata, ora ce n'è un'altra".

Tira fuori un case study celebre, quello di Janis Krums e dell'aereo che ammarò nel fiume Hudson a NY. Rena ovviamente storce il naso, ma non per snobismo. Per certi lavori può bastarti - o per certe occasioni in cui non hai scelta - una fotocamera da cellulare, per certi altri - come seguire per 1700 km un gasdotto - se vuoi dare un'impronta più personale al lavoro, utilizzi chiaramente altro.

Vedremo come andrà a finire per Balasz Gardi, fotografo tra i finalisti di quest'anno al WPA: anche lui, Afghanistan e iPhone. Da come ne parlavano Elisabeth e Rena, sembra abbia fatto un'ottima impressione sulla giuria. Chiude Elisabeth: "È una nuova rivoluzione in cui i fotografi hanno già sviluppato un loro linguaggio, una democratizzazione della fotografia sullo stile di quanto accaduto con la Polaroid".

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