Sony WPA 2011 Londra: Mike Trow, photo editor di Vogue UK a Clickblog

mike trow photo editor vogue uk

Che cosa fa il photo editor in un magazine? Tante cose... ne ho parlato con Mike Trow, photo editor dell'edizione UK di Vogue, sempre qui ai Sony WPA 2011 di Londra. Mike è un ragazzone inglese molto simpatico, un tipo decisamente ok: aggiungete a questo che ha lavorato a Bizarre Magazine negli anni d'oro e a Jack - ma non il Jack che trovate nelle edicole italiane, bensì "an orgy of war, animals, fashion, genius and cool" - e la mia stima per lui non poteva che esplodere.

Eccoci qui con Mike Trow, photo editor di Vogue UK. Anni?

Quaranta (faccia triste, ndr)

Li porti bene, dai
Grazie (faccia felice, ndr)

Lavori per Vogue UK da ormai sei anni, prima dove hai lavorato?
Ho lavorato insieme a James Brown - l'uomo che ha reinventato i magazine lifestyle maschili a metà anni novanta, ndr - per alcuni anni, ho lavorato a Jack e poi a Bizarre Magazine.

Fantastico, Bizarre Magazine! Era una rivista pazzesca
Ah sì, era veramente hardcore, era un gran bel lavoro! (ride, ndr)

Quando hai cominciato a interessarti di fotografia?
Fin da quando ero bambino, mio padre era un fotografo, faceva reportage, così la fotografia è sempre stata in casa, era una cosa normale. Anche se da ragazzo non pensavo che ci avrei mai lavorato. Facevo foto, ma senza pensare che potesse diventare un mestiere.

Oltre a lavorare come photo editor, sei anche un ottimo fotografo: ti ricordi la prima foto che hai scattato?
Fammi pensare, forse la primissima foto è stata in un campo giochi, avevo sei anni: e l'ho scattata con una Rolleiflex di mio padre

Quando hai capito che la fotografia poteva diventare un mestiere, che le tue foto erano buone?
Oh, quello non l'ho ancora capito! Faccio ritratti, ma... sai, non ho mai pensato a me stesso come a un fotografo, io faccio qualche foto, ma non riesco a considerarmi come loro. Mi piace scattare, i miei ritratti finiscono in pagina, anche su Vogue, ma il mio vero lavoro resta un altro. Non mi sento un fotografo: io scatto...

Raccontami la tua giornata di lavoro, immagino non ci sia un giorno uguale all'altro
No infatti, non c'è una giornata classica per un photo editor, certo, c'è l'ordinaria amministrazione, incontrare i fotografi, sfogliare i loro portfolio, e poi ci sono da organizzare gli shooting, tutta la produzione, dirigerla. Non ho un team che mi segue, quindi devo anche organizzare i viaggi, fare le macchinate, cercare le location, mi consumo le scarpe, oppure giro in bici

Non hai un assistente?
Sì, ma si occupa solo di fare ricerca... è bravissimo, ma non mi aiuta nelle produzioni.

Immagino ti capitino spesso giornate di 36 ore
Certi giorni sì, sono molto occupati, altri sono tranquilli: quando scattiamo magari si inizia alle 8 del mattino e si finisce a notte inoltrata, e poi c'è tutta la fase di editing...

C'è qualche fotografo con cui ti piace particolarmente lavorare?
Uh non posso dirlo, sono gelosissimi, gli altri se la prenderebbero!

Ok, allora un po' nomi che ti hanno ispirato
Sono cresciuto amando molto il reportage: per cui Tim Gidal, uno straordinario fotografo ebreo della seconda guerra mondiale, era piccolissimo, incredibile, uno dei padri del fotogiornalismo moderno. Un altro è sicuramente Norman Parkinson, per il concetto di bellezza che riesce a esprimere, e poi Tim Walker. E poi David Bailey, lo ammiro moltissimo, ha cambiato molto nella fotografia.

Cosa mi dici delle altre edizioni di Vogue? Il primo aggettivo che ti viene in mente
L'edizione francese è sexy, quella italiana flamboyant, fiammeggiante, quella americana molto classica, istituzionale. Quella russa, straordinaria.

Hai qualche progetto futuro al di fuori di Vogue?
Sì, lavoro con mia moglie, una documentarista, abbiamo una piccola casa di produzione. E poi abbiamo due figli!

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