Foto geolocalizzate di animali in via di estinzione: pericoli e bracconieri nei social network

Le foto di animali in via di estinzione, scattate con fotocamere provviste di funzione geotag e condivise sui social network, rischiano di essere un prezioso strumento di localizzazione per i bracconieri.

Dal rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis) al bradipo pigmeo, dal camaleonte Tarzan (Calumma tarzan Gehring) al leopardo dell'Amur (Panthera pardus orientalis), dal gorilla occidentale ( Gorilla gorilla) al lupo messicano (Canis lupus baileyi), dal delfino del fiume Yangtze separato dalle altre specie oltre venti milioni di anni fa, al rinoceronte sulla terra da 40 milioni di anni, al mondo ci sono milioni di specie animali (e vegetali) a rischio di estinzione.

Specie che programmi di fotografia georeferenziata cercano di difendere dal commercio illegale, il bracconaggio, l’inquinamento, e quei cambiamenti climatici che mettono in pericolo l'equilibrio dell'habitat insieme alla sopravvivenza delle sue forme di vita.

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Non c'è neanche bisogno di ricorrere a gioielli tecnologici da indossare come i Google Glass, per prendere appunti, scattare foto, girare video e geolocalizzare queste informazioni tramite GPS, e il sui importate contributo fornito al WWF, testato per monitorare sul campo il rinoceronte indiano che vive nelle praterie e nelle foreste del Nepal, tra i progetti del programma "Giving through Glass" di Google per le associazioni no profit.

Anche uno smartphone è in grado di generare file fotografici in grado di inserire in ogni cartografia dati inerenti la latitudine, la longitudine, l’altezza di scatto, la data e l’ora esatta, oltre alla focale e il tipo di fotocamera utilizzata.

Un importante aiuto alla stima e alla localizzazione geografica della migrazione dei branchi, di animali feriti, pericoli o minacce dell'habitat, ma purtroppo anche uno strumento pericoloso a disposizione di male intenzionati e bracconieri.

Tante fotografie di questi animali, scattate da turisti durate i safari, con fotocamere provviste di sistema di localizzazione GPS, e diffuse sui social network provviste di esatte coordinate, diventano infatti un bersaglio ideale per i cacciatori di frodo, al soldo del mercato multimilionario che specula contrabbandando corna di rinoceronte, avorio di elefante, pellicce di grandi felini, traffico di animali esotici, esemplari da laboratorio ...

Stando alle affermazioni 'datate' ma sempre valide di Marc Reading, che rappresenta i parchi nazionali del Sud Africa, questa sarebbe addirittura una pratica adottata da tempo dai bracconieri, che spediscono nei safari giovani coppie, provviste anche solo di un semplice smartphone, per reperire le coordinate di animali preziosi come i rinoceronti.

Per la stessa ragione non è raro trovare cartelli come questo, condiviso su twitter da Eleni de Wet, che invitano a fare attenzione quando si condividono le foto sui social media, e disattivare la funzione geotag per evitare di condividere le coordinate con eventuali bracconieri a caccia degli animali che state fotografando.

Del resto è la stessa funzione che in Iraq ha permesso di distruggere quattro elicotteri dell'esercito degli Stati Uniti nel 2007, e consente di allargare i confini di una fotografia condivisa su Instagram, al luogo "reale" di riferimento attraverso Google Street View, ma anche consentire a curiosi molestatori, ladri o peggio, di entrare dentro abitazioni con un semplice click.

Via | Quartz

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