Spazio ClickBlog: Chaim Waibel

Justiça nos Trilhos © Chaim Gabreil Waibel

Spazio ClickBlog torna a disposizione di tutti i fotografi o aspiranti tali, per passione o professione, pronti a mettersi in gioco, con ogni stile, tecnica, formato e contenuto, facendo tesoro di opinioni, consigli e critiche costruttive .. oggi tutto per Chaim Waibel con Justiça nos Trilhos, un workshop di fotografia sociale in Brasile.

Mi piacerebbe condividere l’esperienza e le immagini, ho preparato anche un relazione che descrive l’esperienza e accompagna le immagini (a seguire per intero). Si è trattato di un viaggio organizzato dall’ARCS, una parte dell’ARCI e che ha visto 4 partecipanti seguire i consigli del fotografo Giulio di Meo lungo il Parà e il Maranhão...

Relazione workshop fotografico 13/07/2011 – 28/08/2011 -> Fotografia sociale Brasile
Inizialmente avevo deciso di partecipare al workshop fotografico proposto dall’ARCS per un interesse quasi esclusivamente legato alle foto, alla possibilità di lavorare e apprendere sul campo questa forma d’arte, in una situazione del tutto particolare. Essendomi avvicinato recentemente alla fotografia, il mio timore principale era di quello di trovarmi in difficoltà rispetto agli altri partecipanti. Presto ho capito che non erano timori fondati, visto che l’approccio alla fotografia veniva sviluppato attraverso un percorso di pratica guidata, che non richiedeva necessariamente avere già solide basi.

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Avevo già avuto modo di avvicinarmi alla realtà del Movimento Sem Terra prima di partire per il Basile, e, in occasione dell’incontro preparatorio a Roma, Giulio di Meo ha fornito un’ulteriore e utile presentazione di quello che saremmo andati a vedere. Ci ha parlato della storia del Movimento, delle sue basi ideologiche e ideali, dei problemi con cui deve confrontarsi oggi. La sua presentazione ha tralasciato di proposito le contraddizioni e le nuove sfide di questo Movimento, in modo che noi partecipanti potessimo farcene un'idea e sperimentarle in prima persona una volta giunti nel nordest del Brasile. .. segue

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Continuando a “non esercitare alcuna forma di giudizio o intervento” sui contributi inoltrati via mail a cut.tiva@gmail.com, questi a seguito delle recenti modifiche potranno approfittare di due canali diversi:

Uno Spazio ClickBlog dedicato ai progetti, accompagnati da con un testo introduttivo, link di riferimento, specifiche tecniche, eventuali considerazioni dell’autore e una gallery rappresentativa di minimo 5 fotografie (in formato jpg al massimo di 1000 KB) per agevolarne la condivisione.

Uno spazio più piccolo, ma altrettanto 'utile', dedicato a La foto del giorno, ergo uno scatto singolo (formato jpg al massimo di 1000 KB) corredato di link, credits, specifiche tecniche e considerazioni.

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In entrambi i casi io continuerò a pubblicare solo quello che spedite, a condizione che sia di proprietà dell’autore e conforme ai consueti limiti imposti da rispetto, buonsenso, morale altrui e del blog (niente nudo, foto di minori, tematiche discriminatorie, offensive ..).

Clickblog a questo proposito declina ogni responsabilità, a carico esclusivo dell’autore, come il copyright di tutto il materiale, che si invita a rispettare e a non riprodurre senza previa richiesta del consenso.

La stessa cosa vale per il tenore degli interventi nei commenti, che potrebbero non essere sempre positivi, ma mi auguro sempre utili, costruttivi e elargiti con la stessa sensibilità che usereste per un amico che vi chiede un'opinione spassionata, soprattutto mai tali da essere sottoposti alla sgradevole attenzione del moderatore di clickblog …

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Relazione workshop fotografico 13/07/2011 – 28/08/2011 -> Fotografia sociale Brasile ..
.. L’utilizzo della fotografia per cercare di documentare la realtà del Movimento Sem Terra in Brasile è stato sicuramente molto interessante, e aperto alla duplice possibilità di ricorrere alle foto sia come strumento sia come fine. Se infatti lo scopo del viaggio era documentare una realtà difficile per moltissime persone costrette a vivere in acampamenti anche per più di dieci anni, in equilibrio tra la conquista del proprio terreno e la paura di venirne espropriati, il contatto con la gente, necessario per passare poi agli scatti, richiedeva comunque un coinvolgimento personale che mi ha permesso di conoscere le realtà in cui vivono queste persone, con le loro storie e i loro problemi. Quest’alternanza tra quello che potevo documentare con le foto e la possibilità che queste mi davano di mettermi in contatto con le persone, ha fatto sì che alcuni giorni risultasse più produttivo un aspetto rispetto all’altro. Ma alla fine il risultato a livello fotografico è stato senz’altro soddisfacente. Un’esperienza simile, per essere vissuta in modo più intenso anche a livello personale, necessiterebbe sicuramente di più tempo, oppure di una quantità minore di spostamenti da una situazione all'altra, a discapito però della varietà delle realtà con cui ci siamo potuti confrontare. Com’è emerso dal viaggio, infatti, sussistono grandi diversità anche tra stati geograficamente vicini, che, per motivi economici e produttivi - ad esempio la redditività minore o maggiore del terreno - offrono diverse condizioni di vita, che influiscono poi sulle modalità e sulla qualità di sviluppo degli acampamenti e degli asientamenti. Mi è risultata più chiara anche la distinzione tra le due forme di insediamento, che fanno parte di un processo comune: gli accampamenti sono il primo passo dell'occupazione di terra, sostenuti dal punti di vista organizzativo dal MST; gli asientamenti sono insediamenti rurali autorizzati dopo un processo di difficile negoziazione con le autorità, che può durare anche anni, e in cui le terre vengono poi distribuite e coltivate legalmente.

D’altronde in tredici giorni non è possibile approfondire tutti gli aspetti e gli interessi via via emersi lungo il viaggio. Se a livello fotografico rimanere più a lungo in un villaggio permette di scattare un numero maggiore di foto, tra cui operare selezioni più accurate e raggiungere un livello migliore, dal punto di vista umano e relazionale il fattore tempo condiziona la possibilità di instaurare un rapporto più profondo con la popolazione, che vada oltre un semplice interessamento generico. Il fatto di doversi spostare lungo distanze così impegnative (anche centinaia di km) induce a massimizzare il tempo che resta per visitare queste comunità rurali. Ritengo sia stato fatto esattamente questo: l’organizzazione del viaggio è stata strutturata in maniera tale da presentare le diverse realtà in modo da non lasciare da parte niente. L’aver visitato diversi acampamenti e asientamenti sia in Maranhão che in Pará, ci ha permesso di capire come varia il tenore di vita delle persone, e quanto il Movimento Sem Terra sia ancora idealmente sostenuto e condiviso in maniera differente a seconda che ci si trovi in uno Stato piuttosto che nell’altro.

Facendo tesoro dell'insegnamento di Paulo Freire sulla “cultura del silenzio” che condiziona gli oppressi a non muoversi contro gli oppressori e sull’importanza di una loro presa di coscienza sulla propria posizione, il MST cerca di realizzare concretamente questo intento, insieme ai Missionari Comboniani. Informa, coinvolge e rende coscienti dei loro diritti, delle loro possibilità, contadini, persone e famiglie disperate, li sostiene dal punto di vista organizzativo, culturale, scolastico, nella consapevolezza che la mancanza d’istruzione e l'abitudine alla sottomissione porta inevitabilmente ad accettare passivamente la povertà. Al tempo stesso esercita una pressione sociale e politica sulle autorità pubbliche, in modo da portare un cambiamento nella situazione odierna di un Brasile privo di una vera riforma agraria, nonostante che la Costituzione brasiliana del 1988 indicasse già tra gli obiettivi del Nuovo Brasile la realizzazione di tale riforma. La legge attualmente in vigore, in base alla quale le terre “oziose” (coltivabili ma di fatto abbandonate) possono venire espropriate dallo Stato indennizzandone i proprietari, consentirebbe la distribuzione di 15 ettari di terreno per ciascuno dei cinque milioni di nuclei familiari senza terra oggi esistenti. Il MST richiede l’esproprio per via legale e l’assegnazione ai contadini senza terra di terreni “oziosi” secondo i termini di legge. Se tale richiesta cade nel vuoto, il MST organizza manifestazioni pubbliche di pressione occupando un’area “oziosa” e spingendo così le autorità ad attuare realmente ciò che la legge imporrebbe loro. Ma spesso sono le stesse autorità a proteggere i latifondisti, a tollerare le violenze contro i Sem terra, e a intervenire repressivamente contro di loro come se la questione agraria fosse materia di ordine pubblico. D'altra parte negli ultimi due anni, come denuncia il Movimento stesso, il governo Federale ha quasi abbandonato la politica di creazione di assentamenti.

Quello che principalmente è emerso, è che sussiste una profonda diversità nel funzionamento e nell’operatività del MST a seconda che si consideri il Nordest o il Sud del Paese. Nonostante il MST si ponga come movimento sociale, politico e popolare di vasto respiro, avendo come obiettivi la lotta per la terra, minacciata dalle forze capitaliste e dalle grandi imprese, la lotta per la riforma agraria, la lotta per la difesa dell'ambiente e per una società più giusta e democratica, non ovunque e sempre riesce a far valere tali obiettivi. Il fattore economico sembra aver assunto particolare rilievo, tanto che è stato spiegato come le mobilitazioni, i programmi e l’organizzazione stessa del Movimento dipendano molto dalle risorse finanziarie. Il Maranhão sembra particolarmente carente da questo punto di vista, ed è triste pensare come un movimento sociale che negli anni ha conosciuto moltissimi successi, aiutando decine di migliaia di famiglie, si sia dovuto confrontare con ostacoli così rilevanti e rischi un declino veloce. In quanto movimento sociale, il MST nel Maranhão sembra infatti aver perso il carattere originario di attivismo condiviso tra i membri dei villaggi. A São Luís abbiamo parlato con Zaira Sabry, la responsabile del Movimento per il Maranhão, lo stato insieme al Parà più povero del Brasile Una conversazione con la responsabile è avvenuta prima di partire per la “spedizione” e una seconda prima del rientro in Italia. Quello che ne è scaturito è che il MST nel Maranhão ha raggiunto una fase che non vede più come ragione principale l’attivismo e l’appoggio agli ideali del movimento stesso, ma la necessità di gestire quanto è stato già fatto con le risorse finanziarie rimaste. La gestione economica ed educativa delle comunità rurali e l’amministrazione stessa del Movimento risentono della mancanza di fondi e sono costrette a tagliare tanto sui progetti quanto sul personale. La mobilitazione nelle piazze è un evento che, per un movimento sociale, sicuramente rappresenta uno dei maggiori fattori di visibilità, ma purtroppo anche questo richiede risorse. A ciò si aggiungono gli ostacoli rappresentati dalla latitanza del governo statale nel sostenere i diritti dei contadini e la complicità dei poteri pubblici con gli interessi dei fazeinderos.

La gestione di realtà così geograficamente disperse rende necessaria una loro amministrazione complessa, e poiché questa è affidata a poche persone, risulta ancora più difficile. Presso il centro MST a São Luís abbiamo conosciuto le sei persone al vertice organizzativo del MST del Maranhão, e ciascuna di queste ha territori immensi da amministrare, al cui interno si contano moltissimi acampamenti o assentamenti. Parallelamente a questo incontro abbiamo potuto sperimentare come il carattere religioso, originario del Movimento, sussista anche grazie ai Padri Comboniani impegnati nella gestione degli acampamenti attraverso lo spostamento quotidiano tra i villaggi. Questo il compito di Padre Dario, Padre Comboniano che abbiamo avuto modo di conoscere, la cui missione è sentire i bisogni delle persone e rispondere alle esigenze organizzative di ciascun acampamento e assentamento, attraverso riunioni che si svolgono nelle chiese presenti in ogni villaggio.

In Maranhão il lavoro del MST e dei Padri Comboniani investe anche su altri processi di emancipazione e integrazione dei contadini e dei più poveri nelle periferie delle città. Ad esempio abbiamo avuto modo di parlare con i responsabili di una radio popolare a limitata frequenza, il cui operato è rivolto a queste categorie di popolazione per informarle, stimolarle alla partecipazione e coinvolgerle sulla loro attuale condizione sociale.

La povertà incontrastata unita alla rassegnazione è un elemento che più volte ho potuto notare: in essa si riassume la condizione precaria dal punto di vista sanitario, alimentare e lavorativo, in cui un abitante di un acampamento, ad esempio, si trova a vivere per anni. Sembra quasi che lentamente si sia raggiunto un apice per andare oltre il quale è necessario ancora qualcosa, e non sembra essere il denaro l’unico elemento limitante.

In Maranhão, la ricerca per un lavoro, ruota intorno a due grandi centri abitati, quali la capitale Sao Luis (Maranhão) e Parauapebas (Parà), città nata con i primi minatori della miniera di ferro del Carajas e che oggi conta più di ventimila persone. La povertà inizialmente ha spinto la gente a lasciare la capitale in cerca di lavoro presso questa miniera per l'estrazione di ferro, oro e manganese, oggi la seconda al mondo per produzione. La stessa multinazionale, Vale do Rio Doce, che controlla il business legato al ferro, dall’estrazione ai processi lavorativi e all’esportazione, ha creato la ferrovia Estrada de Ferro Carajás, costruita a ridosso delle case di chi vi abitava da anni, con 892 kilometri di percorso che attraversa 25 città trasportando ogni giorno ricchezze enormi da cui sono esclusi popolazioni indigene, piccoli produttori rurali, Sem Terra di quelle regioni, e in larga parte la stessa economia brasiliana. Le due realtà, MST e Vale, sono coinvolte in un processo che le vede tristemente legate, in quanto, se da una parte la seconda ha stravolto l'ambiente naturale e il modo di vivere perseguito dalla prima, molte persone che avevano cercato lavoro presso la Vale, si accampano con i Sem Terra. Estrazioni minerarie, deforestazione, monocultura di eucalipto, inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici e dalla produzione di carbone, sfruttamento lavorativo, miseria, denutrizione, sfruttamento sessuale infantile sono i fenomeni contro cui tenta di combattere la campagna Justiça nos Trilhos (Sui binari della Giustizia), nata nel 2007, che sta connettendo tutte le realtà tristemente coinvolte dalla compagnia Vale nel corridoio di Carajás con altri gruppi di vari paesi del mondo che vivono le stesse contraddizioni. Essa cerca di proteggere anche la vita dei Sem Terra, che sono costretti a vivere tra il treno e le miniere o le industrie siderurgiche, tra il treno e le piantagioni di eucalipto, e come non bastasse nelle vicinanze ci può anche essere un laghetto tossico in cui giocano i bambini. Lì dove fino a dieci anni fa si estendeva incontaminata la foresta Amazzonica, oggi lo sguardo si perde tra le praterie fino all’orizzonte, in un paesaggio surreale che ricorda più la pianura Padana che il Brasile, non fosse per le sporadiche palme. Tra le varie occasioni di contatto con le persone, una su tutte mi ha colpito particolarmente: la situazione di un assentamento nei pressi di Açailandia. Lo scenario che si presenta è esattamente questo: il laghetto inquinato, il treno che passa sopra le teste degli abitanti diciotto volte al giorno, il fragore della carboneria che non deve aspettare la notte per essere spento. Gli abitanti hanno occupato parte del terreno di un fazeindero più di trent’anni fa, quando tutt’intorno era ancora foresta Amazzonica e prima che la Vale iniziasse a sconvolgere le loro vite, a cominciare dalla salute. Nel momento in cui tutto quello che possiedi è la baracca, che da rifugio nella foresta è diventata un cumulo polveroso al ciglio della strada, capisci che l’unica salvezza sarebbe spostarsi, ma, non avendo altro, ciò non è possibile. Un’immagine che non ho dovuto riprendere con lo scatto fotografico per imprimerla nella mia mente, è l’interno di una baracca, il cui cortiletto, spoglio e nero, confina con il muro della carboneria. Inquinamento e morte a parte, immaginare queste persone vivere in questi luoghi da così tanti anni è davvero inquietante. Quelli che se ne sono andati hanno venduto la loro casa e la loro rosa, il loro campo, per una cifra che può sembrare allettante per un lavoratore abituato a 12 euro di compenso giornaliero, ma che la vita in città velocemente cancella. Si verificano infatti due situazioni che vanno ad influenzare il senso stesso del Movimento negli assentamenti, e a caricare di ulteriore lavoro i membri del MST a São Luís. Se da una parte coloro che hanno scelto la città si sono ritrovati senza più né un soldo, né una casa dopo poco tempo, la loro situazione di Sem Tetto viene comunque supervisionata dall’MST che si reca nei villaggi sorti nella prossimità della capitale e sui cui sono nati ulteriori contesti di povertà e inquinamento. All’inizio di questo viaggio la prima tappa è stata osservare proprio come queste persone abbiano trovato riparo nella zona di São Luís, su cui oggi si estende la proprietà della Vale, e a cui arriva e da cui riparte tutto il materiale estratto e lavorato per il resto del mondo. Qui abitano persone che hanno perso tutto sia perché si sono spostate precedentemente per cercare senza successo lavoro, sia perché può essere una realtà migliore di quella in cui vivevano e sia perché inizialmente espropriati delle loro terre dalla Vale non hanno più potuto vivere nel territorio a loro destinato. È il caso di un villaggio pressoché fantasma in cui lentamente si stanno ritrasferendo le persone che, ancora dieci anni fa, erano state costrette a spostarsi in una sorta di conca dove, alla prima alluvione, hanno perso tutto e sono tornate nelle case che avevano lasciato, ma che oggi si trovano in terreno proprietà della Vale. Questo per quel che riguarda il Maranhão.

In Parà la situazione è diversa e sembra che la fertilità del terreno sia uno degli elementi principali che permette alla gente dei villaggi di godere di un tenore di vita migliore rispetto ai vicini del Maranhão. Di conseguenza un contadino il cui terreno dà più frutti, permette a quest’ultimo di dedicarsi anche ad altre attività come l’educazione e il piccolo artigianato, come ad esempio produzione di stoffe e altre mansioni secondarie che vanno ad arricchire le entrate della rosa. Nel caso di contadini giunti successivamente al momento dell’occupazione, la fertilità di questi terreni concede lavoro anche a loro, che andranno a lavorare nelle rosa dei Sem Terra già presenti da più tempo. Di conseguenza il movimento stesso può esercitare la sua funzione di collante sociale con maggiore libertà attraverso iniziative attive di coinvolgimento della popolazione, come ad esempio l’educazione. Questo è emerso particolarmente da una visita in un acampamento (Helenira Rezende) di recente origine in cui il clima di movimento sociale è ancora presente e condiviso. Non si tratta solo dell’esposizione di bandiere del movimento, oppure del momento dell’inno, quanto piuttosto del ruolo che l’assemblea cittadina ricopre nella gestione quotidiana del villaggio stesso. All’interno del villaggio l’appartenenza al movimento sociale era tangibile in ogni situazione con cui ci siamo confrontati. Ed è stato quasi un conforto riscoprire questo attaccamento all’MST dopo le diverse esperienze vissute in Maranhão.

Per riassumere quanto abbiamo potuto conoscere nel corso di questo viaggio, a partire dalla situazione dell’MST ci siamo avvicinati, con il progetto Justiçia Nos Trilhos, alla tematica della Vale e quindi alle problematiche sulla vita del Sem Terra indotte dalla presenza della ferrovia, delle carbonerie e le piantagioni di eucalipto. L’aver potuto conoscere le diverse realtà di Maranhão e Parà, infine, ci ha messo di fronte a una varietà di contesti con cui MST, Padri Comboniani e i vari progetti che ad essi fanno capo si devono confrontare.

Concludendo, si è trattato di un viaggio molto intenso e a tratti faticoso, non tanto per gli spostamenti quanto per il continuo cambiamento di contesti, di persone, di scenari, di esperienze. Un viaggio sicuramente da rifare per approfondire e meglio comprendere una situazione di per sé complicata e contraddittoria, come questo primo viaggio ha già in qualche modo delineato.

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