Sulla Strada con Gianpaolo la Paglia

An Unexpected End from gianpaolo la paglia on Vimeo.

Dopo aver assistito all’inizio del viaggio itinerante di 100” click 4 Change, partito da Roma con la Motherland del FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, lungo la strada continuo ad approfondire la conoscenza dei diversi progetti realizzati dai fotografi dell’organizzazione no profit Shoot 4 Change (S4C) per sostenere una forma di volontariato fotografico sociale in grado di dare voce e visibilità a chi non ne ha.

Progetti singolari che fotografano la nostra società inquadrandone le sfumature, come An Unexpected End di Gianpaolo La Paglia, che mostra quelle della recessione economica attraverso il bianco e nero dei cavalli di Dublino.

Il brusio della strada mescolato ai nitriti e lo scalpitio degli zoccoli sull’asfalto, fa da colonna sonora alla fisicità prepotente del bianco e nero e la maestosità di cavalli possenti e trascurati che lasciano la città per pascoli ingombri di pneumatici, abbandonati come gli animali...

Gianpaolo come nasce un progetto del genere, la scelta di evocare più di mostrare, e come arriva a Shoot 4 Change?
An Unexpected End nasce dalla voglia di raccontare uno dei molteplici aspetti di questa grave recessione economica, una storia apparentemente secondaria, ma che coinvolge un’intera società, quella irlandese appunto, che aveva intravisto nei cavalli il simbolo del loro riscatto economico dopo anni di anonimato.

Un altro degli aspetti che mi ha spinto a portare avanti questo progetto fotografico è stato quello di dare un’immagine a questa vicenda che possa ritornare alla mente più facilmente delle parole; che possa toccare le coscienze più di una storia letta in un trafiletto di un quotidiano e per ciò rimanere più a lungo nella memoria di tutti noi.

La collaborazione con Shoot 4 Change è stata quasi una naturale conseguenza essendo parte dell’idea iniziale quello di diffondere le immagini agli occhi di un vasto pubblico, per questo devo ringraziare Antonio Amendola per aver accolto la mia richiesta con grande entusiasmo e per aver profuso il massimo impegno per far conoscere questa storia.

Qual è la "cosa più preziosa" che ti ha dato questo progetto?
Potrei dire, con semplicità, che mi ha portato un premio prestigioso come la medaglia d’argento al Prix de la Photographie a Parigi, ma mi tengo stretti gli stati d’animo contrastanti che ho vissuto durante le riprese. Prima nei campi dove decine di cavalli si avvicinarono in cerca di cibo e ancora fiduciosi nell’uomo e il secondo assolutamente opposto nel vedere queste povere bestie trattate come merce di scambio oramai senza alcun valore.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato?
Sicuramente andare in giro con una macchina fotografica e cercare di catturare i momenti topici dell’illegalità non è stato semplice. Sono stato avvicinato diverse volte da alcuni personaggi, durante le riprese al mercato di Smithfield, che mi intimavano ad allontanarmi. E secondo, ma non per importanza, l’indifferenza delle istituzioni irlandesi nella promozione e diffusione del progetto.

Che tipo di attrezzatura tecnica hai utilizzato e perché?
L’attrezzatura utilizzata è stata minima. Quasi tutti gli scatti sono stati eseguiti con una Canon 5D Mark II ed un Canon 17-40. Avevo l’esigenza di stare vicino ai soggetti per seguirne i dialoghi e cercare di anticipare il più possibile le loro azioni cercando allo stesso tempo di essere discreto.

Più in generale da fotografo cosa non puoi proprio fare a meno di portare sempre con te?
Una lente grandangolare, devo sempre avere a disposizione almeno un 24mm, a meno che non faccia la scelta a monte (dipende dal lavoro che sto facendo ovviamente) di usare solo un ottica, allora scelgo il 50mm.

Meglio... parlaci di cosa ti ha spinto a rendere la fotografia qualcosa di più di una passione.
La mia è ancora una avventura a tutti gli effetti, ho deciso di lasciare la mia professione di architetto per intraprendere questa nuova strada che non è fatta solo di passione e tanti click, ma di intraprendenza, approfondimento, studio, curiosità verso altri mondi e voglia di conoscere cose nuove giornalmente; ecco allora che la fotografia diventa per me la chiave di accesso che mi permette di esplorare nuovi territori altrimenti impossibili da raggiungere.

In che modo hai curato/continui a curare la tua formazione?
Direi che la risposta può essere riassunta in tre parole internet/libri/workshops. Non avendo una formazione accademica come fotografo cerco di studiare, di visionare molti altri progetti di fotografi che attirano la mia attenzione e quando possibile seguire dei workshop per entrare in contatto con altri fotografi in modo da creare un network.

Come scegli i tuoi soggetti?
Le tematiche di carattere sociale attirano molto la mia attenzione, quindi i miei soggetti sono spesso legati all’uomo anche se a volte, come nel caso di An Unexpected End, ci arrivi per vie traverse.

Cosa ti influenza?
Certamente i media oggi hanno una grossa influenza su tutti noi, e se vuoi entrare nel loro territorio devi parlare il loro steso linguaggio e trattare argomenti che possano essere spendibili. Quindi trovo molto utile dare spesso un’occhiata a riviste di diverso genere dal Time a National Geographic Magazine. Cerco di mantenermi informato sugli aspetti economici che influenzano e cambiano la nostra società ed il nostro modo di vivere. Mi influenzano e mi incuriosiscono molto anche le altre culture, e come uno stesso problema possa essere percepito e vissuto in maniera radicalmente opposta da persone che sono cresciute in un ambiente diverso dal nostro.

Trovi utile osservare il lavoro di altri fotografi?
Assolutamente si, mi piace molto vedere cosa fanno gli altri, come si rapportano col soggetto ritratto, come costruiscono le loro storie. Credo che per un fotografo sia essenziale essere continuamente ispirato visivamente da altre immagini per potersi migliorare e porsi nuovi quesiti.

Qualcuno in particolare?
La lista potrebbe essere molto lunga ma tra i preferiti direi James Nachtwey, Eugene Richards e Ed Kashi.

Qual è la cosa più importante che non deve mancare ad un buon fotografo?
Spirito di osservazione e istinto credo sia due requisiti molto importanti per un fotografo, a prescindere dal genere di fotografia che si pratica.

Quali altri generi di fotografia, ti interessano?
Il mio primo amore è la street photography. Genere che continuo a praticare e che mi da sempre delle belle sensazioni, mi piace stare in strada e cercare di scovare situazioni particolari da catturare.

Cosa spinge un fotografo freelance italiano a Dublino?
Da un lato il caso, dall’altro la voglia di vivere in una capitale multiculturale e in continua crescita che possa fare da hub per i miei spostamenti.

Quali sono gli ostacoli maggiori?
Gli ostacoli maggiori possono essere la lingua ed un tenore di vita a livello economico più alto di quello italiano, problemi entrambi risolvibili con un po’ di studio e qualche lavoro extra.

Progetti futuri?
In questo momento sto lavorando a due nuovi progetti ma non voglio anticipare nulla, magari cosi ne parliamo nella prossima intervista. ?

Bene Gianpaolo allora alla prossima ;D

Street seen from gianpaolo la paglia on Vimeo.

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