Steve McCurry a Roma: Cronache dal Villaggio Globale

Steve McCurry a Roma

Chi conosce il tenore delle mie segnalazioni ha già capito che questo non sarà un trattato ispirato dalla locuzione di McLuhan, quanto piuttosto l’incursione tra i popoli e le culture ospitate da venerdì scorso negli spazi della Pelanda al MACRO Testaccio con Steve McCurry a Roma.

Nell’archeologia industriale di quel Villaggio Globale ex mattatoio alle pendici del Monte dei Cocci, da tempo crocevia di culture e connessioni, riecheggiano i brusii dell’umanità fotografata per oltre un trentennio da McCurry, un uomo paziente, dallo sguardo attento e l’obiettivo sensibile a quella bellezza capace di salvare il mondo, dove altri vedono solo disperazione, paura, guerra, fame, e povertà.

Brusii di discorsi familiari che ognuno può sentire emergere dalle fotografie se le guarda a lungo, ma anche di discorsi, annunci, racconti, di tante lingue e diversi timbri, che riecheggiano nel villaggio nomade evocato dalla singolare installazione, realizzata non a caso da un designer come Fabio Novembre, abituato a progettare, realizzare e allestire la bellezza di ogni cosa.

Steve McCurry a Roma

La mostra pensata come un lungo viaggio da compiere in tante direzioni diverse e tra immagini ‘mischiate come un mazzo di carte’, attraversa infatti una serie di volumi progettati come calotte-Igloo dall’esoscheletro aperto, che lasciano lo sguardo libero di vagare, di avventurarsi oltre lo spazio definito dal singolo nucleo e le immagini suggestioni che lo arredano.


Ogni cupola ti pone al centro di un mondo e tanti sguardi puntati sul tuo, ma ogni girotondo restituisce più di un caleidoscopio di sguardi, nel suk dei bambini che giocano alla guerra con armi giocattolo e munizioni vere, in quello in preghiera, in guerra, o al lavoro.


Tra le staffe dello scheletro cupola, che ricordano le traiettorie circolari compiute dagli elettroni attorno al nucleo di un atomo, spazi pieni riempiono quelli vuoti, piovono tutte le acque che possono dissetare o allagare la terra, moltitudini dialogano con le solitudini, e flussi di riflessione dinamica sfiorano un bacio, un’attesa con elefante e meditazioni verticali, quanto possono giocare a pallone sulla spiaggia o ai piedi di un tempio.


Il mondo intero fotografato da questo straordinario osservatore entra in connessione nel villaggio in questione, a partire dal ritratto di Sharbat Gula che apre la mostra, mosaico di mille sguardi, fotografie e tessere che concorrono a restituire un universo di sfumature, insieme alle distanze spazio temporali che separano i due ritratti e i due sguardi dell’Afghan Girl, anche nell’allestimento.


Si passa dai riflessi del terremoto e dello tsunami giapponese a quelli della finestra che affaccia sulle macerie dell’11 settembre newyorkese, dal tempio Sholin cinese a quello zen nel cuore di Manhattan, dalle strade della città azzurra indiana, al pozzi petroliferi in fiamme nel sud del Kuwait.


In viaggio, con last roll, attraverso le 36 immagini scattate in giro per il mondo con l'ultimo rullino prodotto dalla Kodak, e in un'inedita Italia che festeggia il 150° anniversario, dalle antitesi che convivono a Venezia al venerdì santo che sfila in Sicilia, passando per le icone replicate a Cinecittà.


Un viaggio nelle emozioni e nelle intuizioni, scatenate dalle oltre 200 fotografie che consiglio di guardare e riguardare senza seguire un ordine preciso, o forse solo il filo dei vostri pensieri.

Fotografie che la notevole definizione delle stampe Epson (nel video) e il grande formato rendono ancora più empatiche, che forse Fabio Novembre non ha mescolato come un mazzo di carte, ma in qualche caso fanno pensare ai tarocchi.


Una mostra notevole che lo stesso McCurry non ha esitato a definire la “più bella della sua carriera”, e se non sorprenderà chi conosce e ama lo sguardo e l’obiettivo del fotografo, quanto sembra aver folgorato l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Dino Gasperini, sono certa piacerà comunque a parecchi, se non a tutti.

Steve McCurry

, a cura di Fabio Novembre resta alla Pelanda del MACRO Testaccio fino al 29 Aprile 2012, e si può visitare da martedì a domenica, dalle 15.00 alle 23.00 (la biglietteria chiude 45 minuti prima), anche il prossimo 26 dicembre.


Per una sbirciata potete approfittare di questa gallery, di quella che RondoneR ha condiviso su 06blog, dell'intervista rilasciato dal fotografo a C6 tv, oppure delle fotografie raccolte nel volume Steve McCurry - Viaggio intorno all'uomo, tutto da sfogliare e acquistare subito nello store della Pelanda oppure allegato all'edizione del National Geographic Italia di gennaio 2012 .


La mostra è promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale - Sovraintendenza ai Beni Culturali, dal MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma, e da CIVITA, con la collaborazione dell’Agenzia SudEst57, e come avrete capito sono tante le ragioni per non perderla.

Foto | RondoneR
Foto | CIVITA

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