Selfie estremo: 5 casi da sfida all'ultimo autoscatto che uccide

La pratica del selfie diventa sempre più estrema, vertiginosa e pericolosa, spingendosi ad ingaggiare Olimpiadi social a tragici incidenti letali all'ultimo autoscatto.

Mentre la dimensione urbana ci spersonalizza, e quella estetica da intaglio e ritocco, ci rende cloni di modelli ed icone forgiate a questo scopo, la dimensione virtuale vive il massimo dell'autoreferenzialità con il dilagare del selfie, estremo come la forma di auto-gestione della propria immagine.

Una tendenza che ha radici profonde, e pionieri sin dal 1913, quando la tredicenne Anastasia, figlia dello zar Nicola II di Russia, con una Kodak Brownie e uno specchio ha realizzato un autoscatto, spedito con posta 'tradizionale' ad una sua amica. Già estremamente macchinoso se non complicato a quei tempi.

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Probabilmente uno dei tanti precursori del selfie capace di cavalcare tempi e mode, meritando le attenzioni di antropologi e sociologi, tra i tanti, ben prima di diventare parola dell'anno nel 2013, e tendenza sempre più estrema nel 2014, che si concede sfide all'ultimo selfie, nel vero senso del termine, arrivando ad uccidersi, da Facebook ad Instagram passando per Twitter.

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Una tendenza che non sembra avere limiti, e sulla quale qualcuno ha già iniziato ad ironizzare (video), beneficiando del supporto di ogni genere di obiettivo fotografico, dai cellulari di ultima generazione alle GoPro, per realizzare autoscatti abbracciati a squali morti e tigri vive, sull'orlo del precipizio e in posizioni a dir poco precarie, in volo e sott’acqua, con senzatetto e salme, inseguiti da tori e reduci da incidenti, poco vestiti, molto sprovveduti e troppo audaci. Così audaci da arrivare ad uccidersi.

1 Autoscatti estremi e vertiginosi su ponti e grattacieli

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Estrema, non solo per chi soffre di vertigini, è la consuetudine di scattare foto e autoritratti dopo aver raggiunto altezze da capogiro, scalando ponti e grattacieli, senza protezioni o sistemi di sicurezza. Una specialità che accomuna da tempo parecchi giovani fotografi russi, come Kirill Oreshkin, pronti a condividere sui social network imprese e self come questo.

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2 selfie e sfide da Olimpiade

Qualche tempo fa una ragazza non ha esitato ha scattarsi un selfie con uno squalo spiaggiato sull'arenile australiano di Marcoola Beach, ignorando il fatto che spesso sulla riva si possono trovare squali 'solo apparentemente morti' rischiando incontri ravvicinati poco piacevoli. La stessa impavida leggerezza sembra potersi estendere ai devoti del cosiddetto #tigerselfie, anche se la signorina qui sotto sembra essere incappata in un grosso 'micio' tranquillo.

Per fugare ogni dubbio sulla presa che la cosa esercita, basta dare uno sguardo agli autoscatti che dal 3 gennaio arricchiscono la pagina Facebook Selfie Olympics con quasi 8.000 fan, i circa 28mila scatti caricate su Instagram e tutti quelli raccolti da GoPro supershots, o il "selfie game" di Twitter, tra chi si ritrae nel forno, a testa in giù, arrampicato sulle porte o rintanato nel bagno, scattando con i piedi, nel bel mezzo di un branco di meduse, alle prese con cadute vertiginose, in moto, cavalcando l'onda o attraversando le cascate su un esile tronco d'albero

3 selfie illegale che mette a rischio l'incolumità

Il selfie più pericoloso della storia durante una corsa di tori

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Il caso del ragazzo che si è scattato un selfie rincorso da un toro imbestialito durante la Houston Bull Run in Texas, a quanto pare non è un caso isolato, stando all'impresa analoga filmata dalla tv spagnola TVE durante la corsa dei tori di Pamplona, mentre uno dei partecipanti scattando un selfie mentre corre al fianco di un toro, contravviene al regolamento della festa di San Firmino, che prevede multe salate per chi mette a rischio, in qualunque modo, l'incolumità dei corridori. Un regolamento che non è sempre così chiaro e definito, ma che nella maggior parte dei casi questa pratica estreme del selfie infrange.

4 selfie post trauma

Via abbiamo già parlato del selfie estremo preso da Ferdinad Puentes dopo essere sopravvissuto ad un incidente aereo, che aveva comunque già filmato.

Un selfie che appaga il bisogno di riprendere un momento memorabile e condividerlo, che in qualche caso può salvare anche una vita, come è accaduto al professore della Western Kentucky University ed esperto alpinista 44enne John All, che dopo aver fatto una caduta di 70 metri da una delle vette del Nepal, ed essersi ritrovato ferito e sanguinante tra due pareti di ghiaccio, a quanto pare è stato ritrovato dai soccorsi grazie al video e il selfie condivisi su Facebook.

self John All dopo caduta di 70 metri

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5 Feriti e morti di selfie

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Dalla passione alla perversione spesso il passo è breve, e la pratica del selfie inizia ad accumulare anche casi di tragici incidenti per chi si spinge al limite della sconsideratezza, e purtroppo non tutti riescono a cavarsela con qualche graffio e lussazioni, come è accaduto alla fine di giugno per la coppia caduta in un burrone nel tentativo di scattarsi un selfie con il panorama del Circeo italiano alle spalle, ripescata dai vigili del fuoco.

Tragici incidenti come quello che ha portato il 21enne messicano ubriaco Oscar Otero Aguilar a spararsi per errore e morire, dopo aver impugnato la pistola per puntarsela alla testa e condividere un selfie da ultimo cacciatore' sui social network.

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Uno dei casi più estremi ma purtroppo non isolato, che conta anche la 17enne russa Xenia Ignatyeva, morta cadendo da un ponte ferroviario di 30 metri a San Pietroburgo, mentre cercava di scattarsi un selfie ad alto tasso di spettacolarità. Casi che dovrebbero farli riflettere su pratiche così estreme, mentre oltre ad alimentare Olimpiadi e sfide sempre più agguerrite sembrano avere l'effetto contrario su giovanissimi a caccia di emozioni, ma non solo loro.

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