Interviste Clickblog: Roberto Tomesani

Roberto Tomesani

Proseguiamo con le Interviste Clickblog. Dopo aver avuto parlato di fotografia di ritratto con Antonio Guccione, andiamo a discutere di fotografia a 360° con un personaggio che sarebbe riduttivo definirlo soltanto "fotografo": Roberto Tomesani.

Tre aggettivi per descrivere Roberto Tomesani?

Va bene se uso tre avverbi, invece di tre aggettivi? "Appassionatamente", "attentamente" e "volubilmente".

Chi saresti e cosa faresti, se nella tua vita non ci fosse la fotografia?

Mi chiamerei Tomeberto Rosani, sarei un signore con la barba e la faccia un po' troppo da buono, che ascolta i problemi degli altri e cerca delle soluzioni per loro.

Sei un fotografo, un giornalista, un opinionista, un docente, un perito legale. Riesci a far convivere tutti questi ruoli ed eventualmente in quale ti senti più a tuo agio?

I diversi ruoli convivono senza difficoltà perché non sono ruoli, ma modi d'essere. Credo che anche tu, e ogni persona che legga queste righe, sia tante cose insieme, e contemporaneamente, e disgiuntamente. Di ciascuno dei miei modi d'essere mi piace la possibilità di fare qualcosa che serva a qualcuno: mi piace proprio, è la cosa che da un senso alle attività della giornata.

L’associazione Tau Visual, da te fondata nel 1991, ha festeggiato lo scorso anno il ventennale. Potresti fare un breve bilancio di questo lungo periodo di attività?

Potrei, ma le persone che si trovassero a leggerlo si annoierebbero a morte! Potrei elencare tutta la documentazione prodotta, le iniziative curate, i problemi risolti... ma chi lo ha vissuto direttamente già lo sa, e chi non lo ha vissuto si annoierebbe, perché non è storia che lo tocca. La cosa più sensata che mi viene da dire è questa: il bilancio di questi vent'anni di Associazione è che l'esperienza di tutti non viene dispersa, ma ha generato e genera di continuo un punto di riferimento per chi lavora ora, domani, e nei prossimi anni.

Come vedi il futuro della fotografia professionale in Italia, con tutti i problemi che affliggono il settore, come ad esempio la concorrenza scorretta di chi lavora per poco o peggio ancora del tutto gratis?

Non vale: questa è una domanda tranello, perché la domanda stessa contiene una direzione di risposta... ah ah ah! Seriamente. Vedo malissimo – cioè senza alcuna speranza e futuro – tutta quella parte di fotografia professionale che per sua natura può temere la concorrenza di chi lavora per poco o niente. Vedo invece eccezionalmente bene quel modo di essere professionista che non può essere improvvisato e, quindi, non teme la concorrenza di chi si regala. Capiamoci: regala o svende il suo lavoro chi offre qualcosa oramai diventato senza valore, ed è senza valore tutto ciò di cui c'è sovrabbondanza. Se lo trovo ovunque, non sono disposto a privarmi di qualcosa per averlo. Invece, continua ad avere e a mantenere valore quello che è raro. Ed è raro il vero genio creativo; è rara la competenza incrociata su più settori; è rara la capacità di dare ascolto al cliente per capirlo empaticamente; è rara la capacità di sorridere e far sentire bene gli altri che ci stanno accanto; è rara l'inventiva e la ricerca di strade non percorse da tutti; è rara la competenza davvero profonda; è rara la capacità di comunicare. Vedo malissimo la fotografia che sanno fare tutti. Vedo eccezionalmente bene quella per cui si ha da spendere e proporre "profondità".

Secondo te qual è la cosa più bella e quella più brutta del mestiere del fotografo?

La cosa più bella è l'amore per quello che si fa, e lo si fa con tanto amore da essere evidentemente professionisti, cioè una persona che ha dedicato la vita a quella cosa. La "professa"! La cosa più brutta è quando si arriva a subire la fotografia come un "mestiere".

Sei diventato famoso tra tutti gli appassionati di fotografia grazie ai tuoi video su Youtube. Ci spieghi come è nata l’idea e come decidi di ambientare le tue “chiacchierate” in ambientazioni originali come la tua camera da letto?

I video su Youtube sono nati per rendere immediatamente fruibile il succo della documentazione scritta nel corso degli anni: letteralmente, decine di migliaia di pagine di contenuti... che però quasi nessuno legge. Il mezzo rapido del video consente di far passare qualche concetto cardine, vincendo la resistenza della pagina fitta di scrittura. A proposito: vorrei fare i complimenti a chi sta leggendo questo scritto! Ha una marcia in più, certamente, rispetto alla "massa" che si ferma alla percezione superficiale. Chi legge è curioso, è indagatore, è assetato di sapere. Per dirla con Steve, non è solo "foolish", ma anche "hungry" di conoscenza; e questo è vitale, in un creativo.
I miei video su Youtube sono realizzati in modo volutamente dimesso, e ambientati in modo volutamente molto, molto informale, per trasmettere la percezione di una comunicazione amichevole, diretta, schietta, che non cerca di gettare fumo negli occhi. Chiacchiero con chi guarda il video.

Con tutte le energie che dedichi alla fotografia professionale, riesci ancora a trovare il tempo ed il piacere per fotografare per te stesso, per la tua famiglia, per i tuoi amici?

Dedico il mio tempo e le mie energie ai fotografi professionisti, più che ad una astratta idea di "fotografia professionale". Ho fatto un tot cose legate alla fotografia professionale (c'e' il mio curriculum al sito tomesani.com). Il piacere di stare con me stesso, la mia famiglia ed i miei amici – ed anche di fotografarli – non è intaccato in nessun modo.

C’è un aneddoto particolare legato alle tue esperienze nel mondo della fotografia che vorresti raccontarci?

Fra le attività che seguo, faccio il coordinatore di corsi di fotografia all'Istituto Europeo di Design di Milano. Ho iniziato a collaborare con l'IED trentuno anni fa. All'epoca scrivevo articoli per delle riviste di fotografia, ed avevo un buon bagaglio come sperimentatore in camera oscura. Ma l'elemento decisivo, quello che ha fatto sì che venissi chiamato per un colloquio, non era stato tanto il curriculum, ma il fatto che avessi accluso – alla lettera con la quale mi proponevo – anche un francobollo nuovo per affrancare la risposta, 170 lire. L'allora direttore aveva notato questa attenzione, ed aveva tenuto da parte la mia lettera, separandola dalle molte altre di chi si proponeva come collaboratore. Non era stata determinante la mia competenza teorica, ma quella piccola attenzione.

Attualmente in tanti si definiscono “photographer”, magari rassicurati dagli apprezzamenti ricevuti dagli amici su Facebook. Ci sono anche concorsi basati sul numero di “mi piace” ottenuti dai propri contatti su Facebook. Ma secondo te c’è un metodo migliore per riconoscere realmente le qualità di un fotografo?

Mettiamola così. La qualità di chi ottiene molti "mi piace" è un'oggettiva qualità, ma – ohibò – non esiste un mercato per quella qualità. Nessuno è disposto a pagarla, anche se tanti sono disposti a riconoscerle dei complimenti. Un bravo autore di immagini fotografiche lo si può distinguere semplicemente dal fatto che faccia delle foto carine, o anche belle. E, fino ad un po' di anni fa, sapere fare delle foto "carine od anche belle" era oggettivamente una caratteristica sufficiente a definirsi fotografo. In questi ultimi tempi le cose sono cambiate, e chi fa delle cose carine non è un fotografo, è solo una persona che fa delle belle foto. Per essere Fotografo oggi, occorre offrire qualcosa che non tutti sanno offrire, farlo con dedizione, e farlo rispettando le regole, sia umane che fiscali.

Con quale fotocamera hai iniziato a fotografare ed a quale sei rimasto eventualmente più affezionato?

Ho iniziato con una Zeiss Ikon, a dodici anni. Le fotocamere a cui sono stato più affezionato erano la Pentax MX (ne avevo tre, identiche, caricate con diverse emulsioni) e la mia Fatif 4x5. Mi piacevano le attrezzature semplici, basilari, senza alcun automatismo, che funzionassero nelle mie mani come un badile, o un aratro. Semplici, dirette, per fare quello che serviva.

Zeiss Ikon

Infine visto che hai intitolato un tuo libro “Fotografi felici”, potresti dare qualche suggerimento a chi si affaccia al mondo della fotografia professionale per evitare che il bilancio gioie e dolori non penda troppo verso quest’ultimi?

"Fotografi Felici", che si può scaricare gratuitamente in pdf dal sito che hai citato, è il riassunto delle esperienze mie e di tanti altri con cui ho avuto modo di interagire nel corso del tempo. In effetti, il suggerimento sarebbe quello di leggere quelle paginette. Il suggerimento toccasana per il professionista non c'è: ognuno ha una sua storia, e sente come belle e giuste cose un po' diverse: non esiste nessun esperto che possa dirti quale sia La Soluzione, perché esistono tantissime soluzioni. Per evitare che il bilancio fra gioie e dolori penda troppo verso questi ultimi bisogna imparare a percepire in modo diverso gli uni (i dolori) e le altre (le gioie), evitando di soffocare e perdere le cose belle perché la mente è impegnata a preoccuparsi per quelle che si ritengono brutte...

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