Il fotografo naturalista Stefano Unterthiner attacca la Valle d'Aosta

Stefano Unterthiner ha pubblicato su Facebook un duro commento contro la Valle d'Aosta e le sue scelte contro la natura e l'ambiente


La fotografia non è mai fine a se stessa, qualsiasi cosa inizi con un click finisce sempre per farci innamorare, accade con il ritratto, il reportage, il cibo e con la natura. Si va in un posto per scattare delle foto, un po’ per curiosità e un po’ per mettersi alla prova, e poi alla fine diventa un amore, ci facciamo carico dei problemi, adottiamo le difficoltà e le battaglie, diventa parte di noi. Probabilmente qualcosa di simile è accaduto anche a Stefano Unterthiner che sulla sua pagina Facebook si è lasciato andare ad uno sfogo piuttosto aspro contro la Valle d'Aosta.

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Riporto integralmente quello che ha scritto il pluripremiato fotografo:

“Amanti della natura, delle passeggiate in montagna, della fotografia naturalistica. Non venite in Valle d'Aosta. Qui vi prendono in giro.
C’è un Parco Nazionale, quello del Gran Paradiso, e il bellissimo Parco Regionale del Mont-Avic, ma la regione autorizza (e finanzia) l’apertura di ben due zoo alle loro porte. Li chiamano “Parc Animalier”, perché come sapete qui c’è il bilinguismo e quando fa comodo si ricordano di usarlo: Parc Animalier è molto più “vendeur” di un semplice “zoo”; ma questi tristi recinti che imprigionano qualche animale selvatico, altro non sono che volgari zoo. In tutto il mondo i giardini zoologici vengono chiusi e boicottati (a parte pochissimi, che svolgono importanti progetti di conservazione su specie minacciate) perché considerati poco didattici. In Valle d’Aosta se ne aprono due e per di più alle porte di aree protette, dove gli stessi animali tenuti in gabbia è possibile osservarli in natura. La follia totale.
Se poi venite a visitare la Valle d’Aosta in autunno, una domenica per esempio, avrete buone possibilità di incontrare qualche cacciatore sul vostro sentiero. Sì, perché una regione che spende milioni per la promozione turistica autorizza la caccia anche di domenica (quest’anno, la caccia apre il 14 settembre, una domenica naturalmente). E pazienza per la pace delle famiglie di turisti (e locali!), che hanno voglia di passeggiare in un bosco senza sentire spari e incontrare cacciatori con le armi in mano. Ci deve essere proprio qualcuno che i cacciatori li ama, tra chi governa questa bella regione. È notizia di ieri la decisione di abbattere 4500 ghiandaie (ma anche gazze, cornacchie nere e grigie), nei prossimi cinque anni, per “proteggere” i meleti della Valle. La polemica era già scoppiata un paio di anni fa. Da una parte i produttori di mele che volevano gli abbattimenti, dall’altra chi chiedeva di provare a utilizzare metodi alternativi, come le reti, per proteggere le coltivazioni. La scelta della regione VDA per risolvere il problema è quella di autorizzare l’uccisione di
tutti i responsabili dei danni ai meleti. Decisione che non ha nessun fondamento scientifico, ma che fa contenti i coltivatori e naturalmente i cacciatori (che parteciperanno agli abbattimenti anche fuori dalla stagione venatoria).
Questa non è una regione che protegge la natura. Chi governa la regione, della natura se ne frega. La regione vuole soltanto i soldi dei turisti, niente altro. Mi fanno ridere questi politicanti locali che declamano le bellezze della regione, che da buoni “valdotain” si vantano di trascorrere anche le vacanze estive nella Valleé, ma che non hanno nessun reale interesse a proteggere il territorio. Sono i fatti che parlano.
Ricordo una campagna regionale di promozione turistica di qualche anno fa che recitava più o meno così: “Valle d’Aosta, sotto la neve c’è di più”. Si voleva far credere al turista che la regione VDA aveva molto più da offrire al di fuori della stagione invernale. Non solo piste da sci, insomma. Messaggio verissimo e condivisibile. Peccato che lo slogan sembra essere oggi totalmente dimenticato. Nel piccolo comprensorio del Col di Joux (1600 metri di quota, innevato per pochi mesi all’anno, quando l’inverno si ricorda di arrivare) si stanno abbattendo circa mille alberi per allargare la pista da sci. Inizialmente le piante da abbattere dovevano essere cento.
Nella valle vicina, quella di Ayas, a essere minacciato è l’ultimo versante ancora intatto del Monte Rosa, quello del vallone delle Cime Bianche. In questa zona selvaggia di straordinaria bellezza (inserita tra l’altro tra i SIC, i siti di interesse comunitario) è in corso uno studio di fattibilità per un mostruoso collegamento sciistico fra la Valtournenche e la Val d'Ayas. E pensare che l’ambizione della Valleé (Strategia Vda 2020) è quella di diventare un riferimento europeo in termini di sviluppo sostenibile. Una regione attenta alla natura e al territorio, che ha l’ambizione (sulla carta) di un reale sviluppo sostenibile, avrebbe interesse a valorizzare e proteggere l’ultimo tratto intatto del Monte Rosa. Non fosse altro che per diversificare l’offerta turistica. Ma non in Valle d’Aosta. Sono troppo allettanti i soldi facili del turismo invernale.
E se le piste da sci vi venissero a noia, perché non fare un po’ di fuori pista prendendo l’elicottero? L’Eliski è l’ultima follia valdostana. Basta pagare e la Valle d’Aosta è ai vostri piedi. E’ la montagna puttana. Quella che si vuole vendere a tutti i costi, e chi se ne frega della natura e di tutti quei turisti che vengono in valle d’Aosta per godere dei silenzi e della pace che la montagna, quella vera, sa regalare. Se è quello che cercate, andate altrove. Boicottate la Valle d’Aosta, troppo bella per i valdostani”.

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Un post di questo tenore, pubblicato su Facebook da un personaggio molto conosciuto non potevano che scatenare un putiferio e probabilmente l’intento era proprio quello. L’amministrazione della Valle d’Aosta sta valutando la portata delle affermazioni di Unthertiner, i danni alla propria immagine ed eventuali azioni legali. Stefano Unterthiner è stato per due anni testimonial della regione ed in particolare del progetto “VdA Nature Metro” che gli ha fruttato ben 50.000 euro.

Il mondo sta prendendo una brutta piega, e di questo credo che ne siamo tutti consapevoli, al di là del caso specifico credo che quelli di Unterthiner siano discorsi condivisibili. Io sono contro la caccia, trovo assurdo dover uccidere animali per preservare il raccolto (trovate piuttosto metodi alternativi!), gli zoo sono quanto di più triste e diseducativo esista al mondo, e trovo immorale anche la cementificazione che ci circonda, gli alberi abbattuti in favore di case e appartamenti che marciranno nel giro di 20 anni perchè fatti con materiali scadenti. Il problema è che non è una questione che riguarda solo un singolo posto, solo una regione e un Paese, è una questione globale.

Quello che manca all’uomo è il senso della misura, da un lato l’innovazione è giusta anzi gli dobbiamo moltissimo, basta pensare al web, alle autostrade e ai trasporti in generale, dall’altro però bisognerebbe capire quando e dove fermarsi. Chi decide però non si ferma mai perché la forza trainante non è mai il buon senso ma sono i soldi.

Per farvi un’idea del problema di cui parliamo guardate il documentario Home, è un progetto molto bello che ci fa capire qual è la direzione che l’uomo sta prendendo.

Foto | Facebook Stefano Unterthiner

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