Evgen Bav?ar. Il buio è uno spazio, pieno di potenzialità e visioni di altre prospettive

Evgen Bavc?ar Il buio e? uno spazio EB1615 © Evgen Bavc?ar / Courtesy Esther Woerdehoff 2011

Guardare le cose da tanti punti di vista con il desiderio di riuscire a ‘vedere’ altre prospettive ed espandere i confini della mia percezione, è un bisogno, una passione e forse anche un’ossessione che si estende ben oltre le soglie del visibile.

La stessa ‘inclinazione’ mi ha condotto al primo incontro con La gioia di vedere oltre il visibile di Evgen Bav?ar, ospite del Fotografia Festival di Roma nel 2009, così come presto rinnoverà l’esperienza entusiasmante al Museo di Roma in Trastevere con “Il buio è uno spazio”.

Lo spazio dell’esistenza per il fotografo sloveno, divenuto progressivamente cieco all’età di 12 anni, fotografo quattro anni dopo, utilizzando autofocus e infrarossi per inquadrare il ricordo di spazi, forme e della sua esperienza della luce, ma se gli chiedete come fa a fotografare, preparatevi ad una risposta illuminante..

Evgen Bavc?ar Il buio e? uno spazio EB1613 © Evgen Bavc?ar / Courtesy Esther Woerdehoff 2011

“Mi dovete chiedere non come, ma perché fotografo. Scatto in rapporto ai rumori, ai profumi e soprattutto in relazione alla mia esperienza della luce. Poi scelgo le mie foto facendomi consigliare da amici con lo sguardo libero da ossessioni personali”.


La cecità totale è solo un nuovo inizio che il singolare fotografo descrive anche in Evgen Bav?ar. Nostalgia della luce edito da Federico Motta editore


“Un giorno un ramo danneggiò il mio occhio sinistro… per mesi, ho osservato il mondo con un solo occhio, finché un giorno una mina abbandonata danneggiò pure il mio occhio destro. Non sono diventato cieco subito ma a poco a poco, è andata avanti per mesi, come se si trattasse di un lungo addio alla luce. Così nel frangente ho dovuto catturare rapidamente le cose più belle, le immagini di libri, colori e fenomeni celesti, e di portarli con me in un viaggio di non ritorno”.

La cecità per Mr. Bav?ar non è un limite da colmare, piuttosto una visione diversa e personale da condividere anche con chi non è fisicamente capace di vedere al buio e rielaborare ricordi, sensazioni e percezioni tattili dettate dalla capacità di sentire il ‘contorno di cose, spazi e persone’.

Una peculiarità che non ha impedito a Evgen Bav?ar di studiare filosofia e storia a Lubiana, vincere un dottorato alla Sorbona di Parigi, condurre trasmissioni radiofoniche per France Culture, diventare fotografo ufficiale del Mois de la Photographie e uno dei più apprezzati e richiesti d’Europa.

Un uomo proteso oltre i limiti e un fotografo capace di ritrarre paesaggi notturni e volti noti di attrici come Hanna Schygulla o Kristin Scott-Thomas, che avrebbe desiderato ritrarre Brigitte Bardot, anche solo "per baciarla sulla bocca".

La mostra curata da Enrica Viganò e ospitata dal Museo di Roma in Trastevere, dal 19 gennaio al 25 marzo 2012, rappresenta quindi una grande opportunità per contemplare da vicino una selezione di oltre cinquanta stampe in bianco e nero, da sbirciare nel video, e alcuni dei suoi scatti a colori in anteprima assoluta per l’Italia.

Io spero di avere il piacere di incontrarlo all’inaugurazione di mercoledì 18 gennaio e condividere la preziosa esperienza (con un pizzico di fortuna anche un’intervista) con tutti voi, anche solo per avere il piacere di ascoltare una voce musicale quanto le immagini, in tante lingue diverse, che oltre il croato, il francese, il tedesco, lo spagnolo e il portoghese, annovera anche l’italiano.

A questo proposito vi lascio ascoltare dallo stesso Evgen Bav?ar perché è importante "credere ai propri occhi" e in questo caso non dovreste perdere l’occasione di guardare le cose attraverso uno sguardo completamente diverso dal vostro...

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