Dalla Saigon Execution di Eddy Adams alle Photo Icons colorate da Sanna Dullaway

00 Sanna Dullaway – Past in Colour – print – 2011 – Sweden

Dopo una notte con il Dr Caligari di Robert Wiene e la versione restaurata, ricolorata e sonorizzata di un film muto realizzato per sfruttare al meglio le sfumature noir del bianco e nero, torno alla fotografia e a tutte quelle fotografie entrate a far parete del nostro immaginario condiviso, che rendiamo oggetto e soggetto di rivisitazioni e riflessioni.

Fotografie come quella Saigon Execution del prigioniero Vietcong Nguy?n V?n Lém per mano del capo del generale della polizia del Vietnam del Sud Nguy?n Ng?c Loan, realizzata il 1º febbraio 1968 in mezzo alla strada di Saigon da Eddy Adams, per il reportage della Associated Press sulla guerra in Vietnam.

Uno scatto controverso, World Press Photo of the Year 1968 e premio Pulitzer per la fotografia nel 1969, che non ha mai smesso di far riflettere ed essere oggetto di sperimentazioni, tributi, sottrazioni nel caso dei Fatescapes di Pavel Maria Smejkal, di restauri e colorazioni nel caso di Sanna Dullaway, artefice della gallery che state guardando.

Sanna Dullaway

Oltre alla Saigon Execution, Sanna Dullaway, Förr i färg's anche per gli utenti flickr, ha esteso il suo intervento certosino e appassionato su diverse icone della fotografia, “fotografie che hanno cambiato il mondo” o anche solo il nostro modo di guardarlo, come il V–J day in Times Square? di Alfred Eisenstaedt, il volto di Anne Frank o della depressione nella Migrant Mother di Dorothea Lange ..

Un lavoro sorprendente che restituisce colore alla 'gente di colore' in fila per il pane della Bread Line during the Louisville flood di Margaret Bourke-White, calore alle fiamme della self-immolation del Monaco fotografato da Malcolm Browne nel 1968, assottiglia la distanza tra l’inferno della bomba atomica e i tanti 'paradisi' distrutti dai test nucleari, restituendo ad ogni scatto (e quelli che potete sbirciare anche qui e qui) un frammento di tutto quello che si perde in ogni fotografia, anche senza manipolazioni.


A questo proposito lo stesso Adams parla della sua famosa fotografia sul Time:

« Il generale uccise il Viet Cong; io uccisi il generale con la mia macchina fotografica. Tuttora le fotografie sono le armi più potenti del mondo. La gente crede loro, ma le fotografie mentono, anche senza essere manipolate. Sono soltanto metà della verità. La cosa che la fotografia non ha detto è: 'che cosa avreste fatto voi nei panni del generale, a quell'ora, in quel posto e in quel giorno caldo, avendo catturato il cosiddetto cattivo dopo che questi ha fatto fuori uno, due o tre soldati americani?»

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