Intervista ad Alessia Glaviano, la photo editor di Vogue Italia

Ho intervistato Alessia Glaviano, senior photo editor di Vogue Italia e de l'Uomo Vogue, nonché responsabile dei canali News e PhotoVogue del sito vogue.it

Oggi come oggi siamo tutti fotografi. Basta avere una reflex e firmare le proprie foto aggiungendo la scritta “photographer” dopo il proprio nome. È ovvio ma è bene ripeterlo: non è assolutamente così. Se fotografiamo infatti solo per noi stessi allora possiamo definirci come vogliamo. Possiamo anche autoproclamarci Napoleone.

Ma se vogliamo proporre le nostre foto ad altri, magari con l’intento di assicurarci un incarico fotografico, allora è bene tenere presente che altri valuteranno le nostre immagini. Nel caso delle riviste solitamente la figura professionale designata alla selezione delle immagini fotografiche viene definita photo editor.

All’interno della redazione italiana di Vogue, una delle più prestigiose ed autorevoli riviste di moda del mondo, il ruolo di senior photo editor è affidato ad Alessia Glaviano, con la quale ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata per telefono qualche giorno fa.

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Tre aggettivi per descrivere Alessia Glaviano?
Tre aggettivi non sono sufficienti per descrivermi.

Chi saresti e cosa faresti, se nella tua vita non ci fosse la fotografia?
Lo scienziato. Un matematico.

Quanto ha influito tuo padre nella tua vita professionale e non?
Sicuramente molto.

Potresti descrivere in poche parole cosa significa essere un photoeditor?
È una professione che varia a seconda del giornale. Non esiste un’unica definizione del lavoro di photo editor. In alcuni giornali il photo editor ha un rapporto diretto con il fotografo, gli commissiona i lavori e lo segue nella realizzazione. Questo però avviene di più nel reportage. In altri giornali il photo editor è chi fa ricerca di immagini.

Qual è quindi il tuo ruolo all’interno di Vogue?
In Vogue è Franca Sozzani che sceglie i fotografi. È lei ad avere rapporti diretti con Steven Meisel e gli altri. Io ho più potere su chi utilizzare o meno per quanto riguarda le nuove proposte e per quanto riguarda L’Uomo Vogue. Il mio lavoro comprende la ricerca di immagini come ispirazioni poi per i servizi di moda e seguo inoltre l'art direction delle nostre mostre ed eventi. Noi siamo sempre aperti ad iniziative per promuovere i giovani talenti. Questa è una delle ragioni della nascita di PhotoVogue, un canale che ad oggi ha più di 90.000 iscritti da tutto il mondo. Chiunque può caricare delle immagini che vengono pubblicate direttamente sul canale se approvate da noi. Grazie a PhotoVogue ho scoperto molti talenti, giovani, meno giovani, perché l'età non conta. Come ho detto altre volte, PhotoVogue è come una palestra, mentre Vogue Italia deve essere considerato un punto di arrivo.

In base a quali criteri scegli una foto oppure un fotografo?
Dipende, se la sto scegliendo per Vogue Italia è ovvio che ci sono dei criteri estetici prevalenti, ed entra in gioco la moda, lo stile rappresentato. Se si tratta di fotografia di moda l'esecuzione deve essere perfetta, che non vuol dire tecnicamente ineccepibile, ma piuttosto un'immagine in cui tutti gli elementi, modella, hair & make up, location, pose, luci, concorrono a comporre al meglio l'immagine finale. Per quanto mi riguarda una bella foto può essere scattata anche con un iPhone. Ovvio che invece se stiamo parlando di un ritratto, ad esempio, entrano in gioco cose diverse. Se stiamo parlando di reportage ne entrano in gioco di diverse ancora. Nel reportage, ovviamente, la storia diventa più importante in qualche modo dell’esecuzione tecnica. Anche se per me etica ed estetica si incontrano sempre. Un concetto può essere rappresentato con maggior convinzione, e quindi ottenere più risonanza, se viene espresso esteticamente in modo forte. Basti pensare a James Nachtwey, dove c’è un’attenzione per lo stile e per la forma che può solo aggiungere, non togliere, a quanto si sta dicendo.

Sapresti dirmi il nome di un fotografo che a tuo avviso è al momento ingiustamente sottovalutato?
Io non ne conosco sinceramente.

Sapresti invece dirmi il nome di un fotografo che a tuo avviso è al momento sopravvalutato?
Ce ne sono troppi, veramente. Purtroppo la gente non capisce molto di fotografia. C’è tanta fotografia commerciale, brutta, che viene scambiata per buona fotografia. Questo fatto mi dà grande pena.

Quali sono le cose che non vorresti mai vedere in una foto?
Non mi piace la volgarità e la mediocrità. Se una foto mi fa semplicemente vedere qualcosa, senza aggiungere un punto di vista, allora non mi interessa. Detesto la banalità. Per volgarità non intendo pornografia. Ci sono foto anche pornografiche bellissime. Il punto è l’inutilità delle immagini. La velina in spiaggia è un tipo di fotografia che vorrei veder scomparire.

Quali sono invece le cose che rendono una foto efficace?
Penso sia lo stravolgere alcuni dei canoni cui siamo abituati nel vedere ad occhio nudo. Può essere un gioco di prospettive, linee, forme. Come far fare un “balzo” agli occhi. Restando nell’ambito della realtà. Non amo le immagini che sembrano surreali. Mi viene in mente Lee Friedlander, Josef Koudelka, Mark Cohen. È così affascinante che la compressione della tridimensionalità in bidimensionalità su un foglio possa in realtà aumentarne la complessità. Questo fa fare un “clic” nella testa delle persone. Poi c’è anche il discorso dell’empatia. Se ci si riconosce in certi soggetti allora l’immagine diventa molto potente. Qualsiasi immagine la guardi con gli occhi di quello che già sai. Diventa tutto soggettivo. Come vivi un’immagine dipende da dove sei cresciuto, da che cultura hai, da tante cose.

Qual è la più bella foto tra quelle che hai appese dentro casa?
Ho tantissime foto dentro casa. Davvero tante. È difficile sceglierne una. C’è una foto che mi ha fatto un mio amico fotografo Marc Royce quando vivevo a New York, mentre correvo a Central Park con il mio cane di allora. Ho foto di tanti fotografi dentro casa. Ma questa è una foto mia, personale, che mi dà molta allegria.

Ti sei mai messa dietro alla macchina fotografica?
Certo che mi ci sono messa.

E come è andata?
È andata bene, anche se io assolutamente preferisco l’altra strada. Cioè quella di aiutare i fotografi a crescere, a trovare il loro percorso, seguirne l'evoluzione. Io come fotografa non è lo stesso “clic” mentale.

Ma ti sei divertita?
Sì, mi sono divertita. Ma mi vedo più come photo editor e art director, ovvero come chi lavora a fianco di un fotografo, che come fotografa.

Infine quali consigli vorresti dare a chi volesse accostarsi al mestiere di fotografo?
Innanzitutto di esserne certi. Perché oggi i fotografi bravi sono davvero tanti ed è difficilissimo vivere di fotografia. I soldi sono pochi, è un mestiere difficile. Bisogna, se possibile, riuscire ad integrarlo con altre cose. Magari sempre relative al mondo dell’immagine. Come insegnare o scrivere. Vivere solo di fotografia è tanto difficile. Serve tanta passione e tanta determinazione. Per avere delle possibilità si deve studiare tanto. Non solo la fotografia, ma anche l’arte in genere. Si può trarre ispirazione da qualsiasi cosa, dagli avvenimenti sociali, ma anche dal costume, dalla moda, anche dalla politica. Credo che la cultura sia l’unica risposta.

Foto | Neige De Benedetti

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