Cotroneo: tra sfogo e scoperta, dallo smartphone a Henri Cartier-Bresson

“Sta accadendo qualcosa di impressionante, ma nessuno se ne rende conto.”

Da giorni inciampo sulle condivisioni social dello 'sfogo purista' di Roberto Cotroneo, rivolto a quanti a suo dire hanno “scambiato le fotocamere dei loro cellulari in macchine fotografiche vere”, e cresce la mia curiosità nei confronti del consenso che sembra ricevere da fotografi “veri”, appassionati, professionisti o aspiranti tali, che conoscono bene la differenza tra l'obiettivo di una reflex e quello di un cellulare, l'uso che si può fare di entrambi e soprattutto cosa serve alla fotografia degna di questo nome.

Uno sfogo che cresce cavalcando l'onda del mercato dei telefonini, reo di cambiare l'immaginario con obiettivi, applicazioni e strumenti che ritoccano la percezione della realtà, producendo fotografie tanto spettacolari quanto innaturali, da condividere sui social network ricorrendo alla 'pacchianata della postproduzione'. Cito

“Sta accadendo il disastro culturale e concettuale per cui le foto non sono più normali, l’uso della postproduzione è una pacchianata gigantesca, la bellezza di una foto non sta più nella capacità imperfetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movimento accennato, nella fatica di entrare nell’inquadratura con consapevolezza, ma è nel pacchiano che ha la sua ragione: in un uso sommato di grandangoli estremi e di colori saturi.”

Ora lasciando da parte le aspettative che potrei nutrire per un uomo di penna e poesia quale il signor Cotroneo, che a quanto pare non ignora o disdegna i vantaggi e le potenzialità degli obiettivi degli smartphone, quanto quelle delle app instagram e dei social network, potrei stupirmi un po' della leggerezza con la quale liquida una questione controversa come il processo di evoluzione-involuzione dei nostri modelli estetici e culturali, votati ad una tale perfezione innaturale da arrivare a ritoccare anche la carne, riducendola ad una questione di 'post produzione pacchiana', quasi ignorasse i medesimi abusi che non risparmiano i professionisti del fotogiornalismo e considerazioni che si spingono ben oltre l'obiettivo utilizzato.

Un estimatore della naturalezza che porta ad esempio niente di meno che il talento compositivo e cromatico di Henri Cartier-Bresson e la sua 'vecchia Leica', notato visitando la retrospettiva ospitata a Roma, e sfiorando vette che la maggior parte dei fotografi professionisti, apprezzati e pluripremiati può solo sognare di raggiungere.

“La bellezza non è mai perfetta, ed è per questo che non è mai innaturale”

“Stiamo formando generazioni che non sanno cosa sia il mondo, ma soprattutto non sanno guardare”

“Ma sopratuttto stiamo illudendo tutti. Le foto degli smartphone, di qualunque smartphone, sono instampabili”

“Milioni di persone ormai da qualche anno consegnano, vite intere, ricordi e bellezza a sistemi che scattano foto orrende, che non restano perché si possono guardare solo come fossero a un microscopio”

Dopo una sfilza di considerazioni tanto personali quanto opinabili, che sembrano ignorare l'essenza stessa della bellezza, i meccanismi della naturalezza, le lacune pedagogiche della formazione in generale, il fatto che le foto social non nascono con l'obiettivo e l'ambizione di essere stampate (come ormai parecchie di quelle scattate con una reflex, che hanno problemi analoghi di stampa), arriva la chiusura

“Sappiatelo. Smettete, usate macchine fotografiche vere. Anche digitali. Ma non illudetevi. E soprattutto. Lasciate ai tramonti i colori che gli spettano. E guardate meglio cosa sapeva inventarsi Cartier-Bresson con una vecchia Leica e una pellicola in bianco e nero”.

Una chiusura che non tradisce le premesse iniziali, dopo aver svelato l'arcano del quale secondo lui nessuno si rende conto, ed instillato nel lettore il sospetto che lui abbia appena iniziato a capire cosa sta succedendo e cosa sapeva 'inventarsi' Henri Cartier-Bresson con una vecchia Leica e una pellicola in bianco e nero...

È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa - Henri Cartier-Bresson

Per me la fotografia non è cambiata dalle sue origini, tranne negli aspetti tecnici, che non sono la mia maggiore preoccupazione.- Henri Cartier-Bresson

Le prime 10.000 fotografie sono le peggiori.- Henri Cartier-Bresson

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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