Interviste Clickblog: Chico De Luigi

Chico De Luigi

No, non ho intervistato un gorilla. Ho semplicemente intervistato un fotografo che si diverte a raccontare la sua vita giorno dopo giorno in un blog pieno di immagini colorate e stravaganti. Quel fotografo è un professionista che ha firmato i ritratti di tanti personaggi del mondo dello spettacolo. Quel fotografo lavora tutt'ora per riviste nazionali ed internazionali. Quel fotografo che indossa il costume da gorilla è Chico De Luigi.

Tre aggettivi per descrivere Chico De Luigi?

Inquieto diretto e empatico.

Chi saresti e cosa faresti, se nella tua vita non ci fosse la fotografia?

Il bagnino di salvataggio.

Hai un blog che assomiglia ad un diario giornaliero per immagini. Come è nata questa idea e pensi di continuare a portarla avanti così com’è oppure di modificarla?

Il Blog è un diario personale, uno spazio intimo.Ho cominciato a suggerirlo a chi mi chiedeva consigli su cosa o come fotografare.In poco tempo ho capito che ciò che consigliavo agli altri avrebbe fatto bene anche a me e sono partito con il BLOB. Coltivare quotidianamente un diario per immagini può essere la maniera migliore per tenere allenati gli occhi e i riflessi. Nel BLOB vale tutto, non ho idea di come si evolverà nel tempo.

Quando Michele Smargiassi parla dei “fotodiaristi” sottolinea che “ogni selezione è inevitabilmente attribuzione di valore”. Tu come selezioni cosa pubblicare e cosa non pubblicare nel tuo personale diario fotografico?

Selezionare è molto importante. Credo che il mio limite sia scartare poco, rischio di togliere valore alle immagini più forti. Scartare tanto o scattare poco però allontana dall'idea del diario quotidiano. Come e cosa devo eliminare se in un giorno succede di tutto? Il problema vero è quando stai per andare a dormire e ancora non hai scattato…in quei casi mi concentro su mia moglie!

Toni Thorimbert dice di te: “Quando è in giro che fa foto, cioè sempre, ti mette in situazioni e storie in cui va a finire che perdi il tuo equilibrio e succedono cose che poi diventano le sue foto”. Ma cosa combini quando sei dietro la macchina fotografica?

Provocare reazioni è la tattica migliore per avvicinare il soggetto da fotografare, è la cosa che mi riesce meglio.

In un articolo sul Fatto Quotidiano viene citato il tuo mantra “A prescindere dalla tecnica osa, osa sempre, ogni volta che scatti, osa, a prescindere da come la pensi, osa più che puoi.” Ma tu “osi sempre” solo nella fotografia oppure anche nella vita?

Osare non è facile e richiede una forte dose di coraggio e energia, a volte ci riesco, a volte no. È utile ripeterselo come se fosse un mantra, ci protegge dalle imboscate della mente.

I tuoi workshop sono intitolati “No panic”, ma leggendo nella presentazione frasi come “entri che sei tu ed esci che sei te stesso. Sarà come se a metterci a fuoco fosse stato un frullatore”, un po’ di ansia addosso ti rimane addosso, non credi?

Dici? Io credo di no. Potresti provarne uno...

Hai fotografato sia personaggi famosi che persone incontrate per caso: cambia qualcosa nella scelta del tuo modo di ritrarli?

Dipende chi mi trovo di fronte, dove mi trovo, quanto tempo ho. Comunque ritrarre una rockstar può essere semplice come scattare foto a tua moglie se non hai paura di essere te stesso.

Quando ritrai un soggetto lo lasci libero di fare quello che vuole oppure lo dirigi in ogni suo gesto?

Saper dirigere il soggetto è importantissimo ma a volte è meglio non intervenire. È il grado di empatia che fa la differenza.

Secondo te qual è la cosa più bella e quella più brutta del mestiere del fotografo?

La libertà di creare. I dubbi che tutto ciò produce.

Ci potresti mostrare una tua foto, magari alla quale sei particolarmente legato, e raccontarci la sua storia?

La foto che vorrei mostrarvi non esiste. È stata scattata a Federico Fellini l'unica volta che l'ho incontrato. Aveva in mano la mia Rollei biottica, rideva facendo finta di scattare foto tutto piegato sul divano del Grand Hotel di Rimini. Il mio ritratto non esiste perché a quell'età pensavo che l'attrezzatura fosse importante e per l'occasione ero arrivato con una Rollei SL66 con lenti e magazzini prestata da un'amico. Quella Rollei aveva l'otturatore difettoso, così il mio ritratto di Fellini esiste solo nei miei ricordi.

BenciniKoroll.jpg

Con quale fotocamera hai iniziato a fotografare ed a quale sei rimasto eventualmente più affezionato?

La mia prima fotografica è stata una Bencini Koroll regalata da mio babbo, avevo 9 anni. Poi ho usato Olympus OM10, Nikon F3, Mamya RZ67, Rollei biottica, Polaroid, Canon analogiche e digitali. Le mie preferite Yashica T4 e Canon G11.

Hai qualche suggerimento da dare a chi inizia a fotografare e magari decide di dedicarsi alla fotografia di ritratto?

Creare un blog e iniziare a raccontarsi sinceramente.

Chico De Luigi
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