Louvre nell'obiettivo: da Elliott Erwitt ai selfie di Beyoncé

Cambia la fruizione dell'arte al museo, anche al Louvre parigino inquadrato dalla fotografia, da grandi fotografi come Elliott Erwitt e Henri Cartier-Bresson a tutti quelli che scattano selfie, compresi Beyoncé e Jay Z.

Con la personale di Henri Cartier-Bresson all'Ara Pacis e i contributi dell'amicizia ai sali d’argento tra Gianni Berengo Gardin e Elliott Erwitt in mostra nell’Auditorium Parco della Musica, affollato dalla nona edizione del Festival del Cinema, parecchie star della settima arte e un numero impressionante di smartphone (anche un paio a persona) pronti a nutrire lo star system attraverso la condivisione, è inevitabile cadere nel cortocircuito creato dall'arte nell'era della riproducibilità social, al quale sembrano destinati ad adeguarsi anche i musei e il 'valore spicciolo' (e spendibile) dell'arte che custodiscono.

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I musei che vivono di spettatori e sempre più di quello che succede intorno all'opera d'arte, al centro degli obiettivi di grandi fotografi come Ugo Mulas, Henri Cartier-Bresson o Elliott Erwitt, con una sottile analisi dell'umanità mai priva dell'ironia che accompagna l'esistenza, quando di quelli che nutrono la cosiddetta 'sindrome da selfie', soprattutto in cattedrali dell'arte da primato delle visite come il Louvre parigino.

Il museo più visitato al mondo, anche grazie alla Gioconda, o Monna Lisa che dir si voglia, che ha impiegato poco a conquistare anche il primato dei selfie, nonostante il vetro antiproiettile resti a difendere quell'espressione misteriosa, a prova di furti, assalti, critiche, barba e baffi surrealisti, ma mai di scatti e autoritratti.

L'espressione 'ingenua o ammiccante', degna di secolari incanti ed enigmi, tessuti sulle origini del ritratto, che qualcuno attribuisce anche all'autoritratto dello stesso Leonardo da Vinci, e parecchi bramano per selfie di gruppo o di vip a caccia di arte da 'esporre' online, che da poco annoverano anche Beyoncé e Jay-Z.

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Una coppia a Parigi per l'On The Run Tour, che di questa sindrome ha fatto un'arte e parecchio gossip, con selfie al fianco della rinascimentale Monna Lisa, 'abbracciando' Amore e Psiche di Antonio Canova, o al cospetto della statua che ha già conquistato la 'reputazione social' di primo selfie marmoreo.

Un fenomeno troppo dilagante e ben strumentalizzato per trascurarlo, abbastanza complesso da liquidare con una critica di tipo tecnico o estetico, profondamente connesso al legame indissolubile tra bisogno di identità e di simulacri a buon mercato per palesarla, pericoloso solo quando si smette di guardare e riflettere.

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