Joel Peter Witkin guardato da An Objective Eye di Thomas Marino

Inquietante ai limiti del sublime, lo scomodo universo creato dai tableaux vivants di Joel Peter Witkin (nei video dopo il salto) guardando in faccia morte e decadenza, handicap e differenza, con un bianco e nero graffiato e macchiato per sondare lo spaventoso che affascina, la bellezza annidata nel grottesco, diventa protagonista di An Objective Eye di Thomas Marino.

Con l’obiettivo di guardare meglio e da vicino questo controverso fotografo americano, criticato per la natura di un linguaggio che sonda i margini, le morbosità affascinati, le amputazioni, i feticismi e le deformità che sanno scavare nell’inconscio, il documentario indipendente ancora in progress, sta raccogliendo fondi su Kickstarter, per completare interviste con importanti artisti, musicisti, fotografi e studiosi in grado di restituire una visione profonda e introspettiva di questo universo bollato da tanti come mostruoso.

Un universo influenzato dal “Sublime” di Beato Angelico, dal “Realismo” di Rembrandt, la “coscienza dell’uomo occidentale” di Goya, i codici della ritualità e le icone della cultura, quanto da una evidente capacità di guardare le tante facce della realtà, compresa quella della guerra che Joel Peter Witkin da reporter ha seguito in Europa e in Vietnam, dopo aver iniziato a fotografare a sedici anni e aver incluso la sua prima opera nella collezione permanente del MOMA di New York a diciassette.

Se il progetto va a buon fine potremo vederlo alla fine del 2012, mentre si possono già sbirciare il trailer ufficiale HD e i progressi del progetto sulla pagina facebook e sul blog, approfittando ovviamente dell’occasione per riflettere su una parte del nostro immaginario disturbante che spaventa così tanto da affascinare.

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