Addio alle Polaroid? Il futuro dell'analogico

La notizia probabilmente la conoscete già: Polaroid ha annunciato l'interruzione della produzione delle pellicole istantanee che hanno segnato un'epoca nel mondo della fotografia. Dopo 60 anni sembra arrivato il momento di dire addio non solo ad una tipologia di fotografie, ma ad un'arte ed un simbolo. Per ora è d'obbligo avere ancora qualche speranza che la produzione venga continuata da altre aziende interessate a questo mercato sempre più incerto, ma le possibilità appaiono poche. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell'intenzione di Polaroid di creare delle nuove fotocamere istantanee digitali, integrando una tecnologia di stampa inventata dalla società stessa. I primi sentori di questo cambiamento si erano già avuti con la bancarotta del 2001 e la fine della produzione delle macchine fotografiche istantanee l'anno scorso.

Per cenni storici sulla notizia vi rimandiamo all'articolo di Repubblica corredato da due gallerie fotografiche. Questo articolo vuole concentrarsi più sui risvolti di questo annuncio, che troverete di seguito.

Le riflessioni che nascono spontanee sono diverse, ed aumentano se si estende l'argomento a tutto il mercato analogico ed al suo futuro. Oggi è stato il turno di Polaroid, domani potrebbe essere il turno dei rullini 120, poi dei 35mm e così via. Negli ultimi mesi ci sono stati annunci di aumenti di prezzo delle pellicole sia da parte di Fujifilm che di Kodak, i due maggiori produttori. Il mercato delle pellicole ha visto un crollo del 25% solo nell'ultimo anno che pone interrogativi non piacevoli. Fujifilm sta concentrando i suoi investimenti nel campo medico e scientifico, e Kodak investe a tutto campo sul digitale, a dimostrazione della profonda trasformazione che coinvolge la fotografia.

La fotografia analogica è ormai un mercato di nicchia composto in prevalenza da professionisti che non hanno trovato nel digitale una valida alternativa. Non si può negare l'enorme risparmio per i fotoamatori con il digitale che non devono più spendere un patrimonio in sviluppo e stampa, e possono fare tutta l'esperienza che vogliono cancellando con un tasto le foto riuscite male. Con il crollo dei prezzi delle reflex digitali poi lo sdoganamento è stato ancora più ampio, e sono pochi i fotografi che non possiedono un corpo macchina digitale al giorno d'oggi. Ma l'espansione del digitale deve implicare per forza la scomparsa dell'analogico?

Personalmente non guardo a fotografia analogica e digitale come a due mercati in concorrenza, ma paralleli. La luce che impressiona una pellicola fotosensibile ottiene ed otterrà per molto tempo un risultato diverso da quella di un sensore digitale. Chi ha la fortuna di avere una camera oscura ha un controllo del processo creativo più completo di chi scatta con una macchina digitale, riversa il contenuto su computer, ritocca, e poi stampa sempre in digitale (sempre che stampi, perché ormai la maggioranza delle foto rimane digitale e viene visualizzata su un monitor).

Vorrei fare qui un esempio che potrà sembrare eccessivo, ma secondo me rende bene l'idea. Se un giorno i produttori di pastelli, colori a tempera, colori ad olio, pennarelli decidessero che il processo produttivo è troppo costoso e ne interrompessero la vendita, chi accetterà di passare alla colorazione digitale fatta al computer? Non è la stessa cosa, e non potrà mai esserlo.
Credo che la fotografia analogica vada tutelata e lasciata in vita il più a lungo possibile, perché dalla digitalizzazione non si ottengono sempre vantaggi. Si tratta di una forma d'arte, così come le sono le Polaroid che si apprestano a scomparire. Spero che l'allarmismo possa essere smentito e che qualche impresa ne continui la produzione.

Mi piacerebbe che diceste la vostra su questo argomento e vorrei sottolineare che le mie sono riflessioni del tutto personali e criticabili, ogni vostra opinione è benvenuta.

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