Ando Gilardi: "Sono un’immagine, quindi sono" - seconda parte

Ando Gilardi:

Seconda puntata della biografia iconografica dedicata ad Ando Gilardi: venerdì scorso la prima parte, dove Elena Piccini, Patrizia Piccini e Fabrizio Urettini della Fototeca Storica Nazionale sono partiti da lontano, dagli anni cinquanta per arrivare ai primi numeri di Photo13, a inizio settanta. Oggi si prosegue: buona lettura.

Nel dicembre 1974 esce l’ultimo Photo13 che dal 1° gennaio successivo si trasforma in Photo Italiana, a questo punto l’impronta gilardiana sulla redazione viene meno. L’anima della sperimentazione di Fototeca migra su uno strano soggetto: il gruppo Foto/gram. Scriveva Ando:

«L’immagine può essere definita come l’ “imballaggio” di una comunicazione, di una nozione. Questa idea presuppone che avanti si formuli la nozione e successivamente l’immagine che la raffigura, come anche si dice: la “visualizza”. Naturalmente questo metodo può essere buono ed è anche quello tradizionale. Ma la fotografia non è il disegno: non è tradizionale. Il disegno è lento, la fotografia velocissima. Il disegno ubbidisce alla mano che l’esegue; la fotografia dalla mano riceve una spinta, poi prosegue molte volte per suo conto. Il risultato finale di un procedimento fotografico rappresenta molte volte una “sorpresa”.

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Con l’immagine pittografica questo non succede. Quando l’immagine è “sorprendente” per quelli stessi che la realizzano, è molto difficile usarla secondo le regole della “visualizzazione” tradizionale. Naturalmente questo discorso vale specialmente per i ragazzi (e anche per tutti quelli che non conoscono la fotografia). Nascono così fotograficamente degli “imballaggi”, nel senso che si diceva in principio, vuoti. Noi preferiamo chiamarli metafore: sono piacevoli, emozionanti per chi le ha realizzate “scatenando” un procedimento fotografico. I ragazzi sono disponibili per riempire quel vuoto, sono lusingati di scoprire che la loro metafora è anche utile per imparare: può essere usata per visualizzare nozioni di matematica, geometria, demografia, linguistica, arte, storia, eccetera. Niente di sconvolgente in tutto questo: è l’antico concetto del gioco come canale dell’apprendimento. Solo che qui il gioco è fotografico. La didattica che “sfrutta il gioco della fotografia è didattica di gruppo: un docente conosce la fotografia (quella vera: non quella che si risolve schiacciando un bottone) ed educa gli allievi a fabbricare metafore. Segue naturalmente un metodo: Foto/gram del CTU fa appunto ricerca su questo metodo. Gli altri docenti, i colleghi della scuola, educano gli allievi a riempire le metafore e con nozioni quasi sempre molto diverse, nel senso di materia e livello d’insegnamento. Una stessa metafora può servire per la matematica o la mimica e a livello di scuola elementare o di università. Logicamente dipende soprattutto dalla capacità - e dall’immaginazione - dei docenti.


Il metodo di utilizzare l’immagine, la “fotografia come macchina per insegnare” viene applicato e sperimentato nelle scuole di tutta Italia. Una ricerca che alla sezione culturale del SICOF è presentata ogni biennio, nella zona dedicata all’immagine istruttiva.

Uno degli intenti principali del gruppo è quello di usare mezzi molto economici, alla portata di tutte le scuole e famiglie: macchine fotografiche di cartone, obiettivi d’aria, ritagli, colla, carta sensibile e comune, luce naturale e artificiale, proiettori e pennarelli sono gli utensili di base della scuola Foto/gram, alla quale hanno temprato la propria consapevolezza del sapere fotografico Elena e Patrizia Piccini, le attuali curatrici della Fototeca Gilardi.

gilardi bacio chiesaAnche “Venezia 79: La fotografia” ospita una singolare performance visiva di cultura gilardiana, in una chiesa sconsacrata viene esposto Il miracolo di San Samuele mostra che sottolinea un sorprendente aspetto della fotografia di riproduzione. Elena e Patrizia appena terminati gli studi d’arte, vi passano il primo periodo di “vacanza”, segnando l’inizio di un sodalizio destinato a perdurare.

Gli anni settanta non sono ancora finiti e inizia la saga Phototeca, ennesimo laboratorio di ricerca “sul campo”. Nel 1979 Fototeca Storica Nazionale, ha già accumulato decine di migliaia di immagini, il decennio milanese è stato iperproduttivo. L’archivio ha trovato una sua peculiarità che viene espressa e coincide con il primo editoriale della rivista che si apre così:

«Phototeca: quasi un manifesto per la logica dell’immagine. Ogni giorno ciascuno di noi vede decine di migliaia di immagini fotograficamente formate o riprodotte. Sembra una cifra inverosimile, ma è facile contarle: per ogni ora di spettacolo o trasmissione sopra gli schermi e i video se ne avvicendano quasi centomila. E poi quelle dei giornali illustrati, dei libri con figure, della pubblicità esibita dappertutto: per un’inchiesta non è necessario uscire dalla nostra quotidiana esperienza di consumatori di film, di trasmissioni televisive, di stampati. Nella media, il tempo di lettura dedicato a ciascuna fotografia è fulmineo, breve quasi quanto quello della esposizione che si rese necessaria per registrarla sopra la pellicola o il nastro magnetico. In treno, in sala d’aspetto, se qualcuno davanti a voi sfoglia un illustrato provate a notare il tempo che dedica ad ogni pagina: forse tre secondi, un minuto è già un’eternità che si sacrifica per la figura di una donna nuda o di un Kennedy morto ammazzato. Si perpetua una strana equazione fra il tempo necessario per fabbricare una rappresentazione e quello del suo consumo visivo e, insieme, del numero dei consumatori. Per un quadro o la pittura di un affresco antichi, occorrevano mesi e anni di lavoro; ed è per questo che vivono da secoli sui muri, per un numero crescente di spettatori attenti. Alla fotografia occorre un attimo per formarsi sulla pellicola e meno di un attimo a ciascuna copia quando viene stampata sulla carta dalle rotative o amplificata dai proiettori sugli schermi. L’immagine stampata è prodotta tendenzialmente per un solo consumatore: a ognuno la sua icona e il ritmo dell’attenzione che le rivolge non è in funzione del tempo indispensabile a scoprirvi tutto quello che rappresenta, ma del tempo indispensabile alla fabbricazione della valanga che incalza. Le rotative non si possono fermare, e nemmeno i proiettori, e nemmeno del resto le gigantesche macchine che producono pellicola, nastri magnetici, carte sensibili o comuni per la stampa... Il tempo di lettura delle immagini è diventato una necessità delle immagini stesse, non più dell’uomo.»

Ando Gilardi:

E poi prosegue:

«Phototeca è un’operazione che ha lo scopo di capovolgere quel rapporto abnorme fra tempo di lettura e tempo di produzione delle immagini: il primo non deve più essere ritmato dal secondo, deve tornare ad essere una necessità di chi guarda e non dell’oggetto guardato. Phototeca è un’operazione che ha lo scopo di sgarbugliare i fili dei grandi generi dell’iconografia, isolarne i temi essenziali, individuare l’evoluzione delle forme che avvolgono i significati immutati. Phototeca contiene molte figure ma anche molte parole, testi e didascalie, cerca rapporti nuovi fra concetti ed immaginazioni.»


Per concludere:

«Phototeca dedica ogni tre mesi un volume ad un grande tema dell’iconografia: al suo svolgimento storico con i mezzi della xilografia, della calcografia, della litografia e poi, naturalmente con maggiore ampiezza con il mezzo fotografico. Non propone sistemazioni definitive: non per l’archiviazione, non per l’analisi filologica, meno che mai per un giudizio estetico. Elenca ipotesi di ricerca, di catalogazione, di interpretazione. Raccoglie idee che meglio sarebbe chiamare spunti. Insomma, va alla ricerca del nuovo e di un bene perduto: la logica dell’immagine.»

Per 10 anni, dal 1979 al 1989, si sono susseguiti ben 53 oggetti editoriali di marchio gilardiano, con le testate Phototeca, Index, Storia Infame della fotografia pornografica, Fhototeca, Materiali. Al fianco di Ando in redazione torna Roberta Clerici che, come per Photo 13 (nel quale appare spesso anche come modella), condivide letteralmente la scrivania. Il progetto grafico è di Giancarlo Illiprandi già art director di Popular Photography, la prima redazione dell’approdo milanese di Ando, richiamato da Roma. gilardi photeca I temi toccati dalle monografie venivano scelti in proporzione diretta ai consumi visivi della società in cui si immergevano, senza ipocrisie in termini di peso trattavano: eros, crudità (giudiziaria, cronaca etc.), mostri, misteri etc. tutto condito di un salutare umorismo grassoccio finto-morboso. Fototeca Gilardi per foraggiare Phototeca rivista, più immaginivora che mai, ha girato per collezioni, mercatini, biblioteche, emeroteche… mettendo a segno la più grande campagna di raccolta di immagini della sua storia. Alla metà degli anni 80 si affaccia alla ribalta degli strumenti per l’archiviazione l’informatica. L’era digitale era incominciata: dalle schede.

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