Interviste Clickblog: Mattia Zoppellaro

Mattia Zoppellaro

Se siete amanti del buon rock magari leggete riviste come Rolling Stone. Sicuramente avrete ammirato le splendide copertine che ritraggono icone come Patti Smith o gruppi come i Depeche Mode. Se pensate però che questi ritratti siano stati realizzati da chissà quale fotografo americano o londinese siete fuori strada. Infatti pur vivendo a Londra, uno dei migliori ritrattisti legati al mondo della musica è italiano: il suo nome è Mattia Zoppellaro.

Tre aggettivi per descrivere Mattia Zoppellaro?

Goloso, ipocondriaco e impaziente.

Chi saresti e cosa faresti, se nella tua vita non ci fosse la fotografia?

Nel mio mondo ideale sarei il campione Olimpico dei 100 metri piani.

Cosa sarebbe invece il rock se non ci fosse la fotografia?

Da Elvis Presley in poi il rock è mediamente 40% immagine e 60% musica… anche se per certi artisti direi che l’immagine è 90%…

Sei famoso per i tuoi scatti legati al mondo della musica e dei concerti. Ma fai anche editoriali, ritrattistica, fashion, reportage. C’è un settore tra i tanti che preferisci e in cui ti trovi più a tuo agio?

Il ritratto-reportage è il mio settore preferito, soprattutto per quanto riguarda le persone "qualunque" in situazioni "eccezionali".

Fotografare ai concerti, magari con il limite di tempo dei primi tre brani, è un vero incubo. Affronti lo stress di quei 15 minuti di follia fotografica oppure preferisci ritrarre i musicisti nel relax del backstage?

Non fotografo quasi più ai concerti... anche se a volte trovo essere la giusta dimensione per ritrare determinati personaggi, che in situazione posata risultano essere blandi...

Nell’intervista su Ziguline affermi che “non fotografo mai in studio, non mi piace pianificare la luce, lo sfondo, ecc… mi piace non avere il controllo totale della situazione, l’imprevisto, trovo che sia il vero fascino della foto, senz’altro è la peculiarità di questo mezzo”. Ma riesci a rispettare questa tua scelta anche per editoriali o lavori in cui il committente presenta richieste ben specifiche?

Devo dire che negli ultimi tempi ho cambiato idea riguardo la foto in studio... davanti ad uno sfondo bianco la personalità del soggetto può emergere con maggiore chiarezza, e si può incappare comunque nel cosiddetto “incidente” (ovvero la principale peculiarità del medium fotografico). In questo senso basta vedere gli scatti di Irving Penn o di Avedon, maestri assoluti di questo tipo di approccio. A volte capita di lavorare a "layout", cioè con richieste dettagliate di dove e come il soggetto deve posare, soprattutto per quanto riguarda il mondo della pubblicità... si deve pure mangiare…

Nell’intervista su Not Only Photography parli della tua vita londinese legata alle maggiori possibilità di lavoro in ambito musicale, grazie ai tanti gruppi ed alle tante testate specialistiche. Ma per fashion e reportage non potresti o vorresti tornare in Italia?

Certo al momento sono spesso in Italia per lavoro, sia di reportage che per il ritratto. Dall'anno scorso sono rappresentato da Contrasto.

Secondo te qual è la cosa più bella e quella più brutta del mestiere del fotografo?

Il bello e il brutto della fotografia è che non si può realizzare un bel ritratto da soli…

Riesci ancora a trovare il tempo ed il piacere per fotografare per te stesso, per la tua famiglia, per i tuoi amici? Quale genere fotografico preferisci quando non stai lavorando?

Non amo molto fotografare la gente a me cara, gli amici, la famiglia... non so perché... forse bisognerebbe interpellare uno psicologo... adoro fotografre gli estranei…

C’è un aneddoto particolare legato alle tue esperienze nel mondo della fotografia che vorresti raccontarci?

Uno dei momenti per me più divertenti è stato un lunedì notte di qualche anno fa a Dublino, quando Jarvis Cocker (dopo un po’ di pinte) ha voluto che io scattassi i suoi colpi di kung fu nelle strade vicino a Temple Bar. Un gruppo di boozer (ubriaconi) ha incominciato ad urlarci offese omofobe, Jarvis ha reagito ballando e cantando spezzoni da “Priscilla”… l’atmosfera si è scaldata… siamo dovuti scappare per evitare gli oggetti che erano iniziati a piovere nella nostra direzione…

Ci potresti mostrare una tua foto, magari alla quale sei particolarmente legato, e raccontarci la sua storia?

In questo periodo sono particolarmente legato a questa foto di Lou Reed… sono sempre stato un suo grande ammiratore, e per questo ho sempre avuto il terrore di ritrarlo… non ha aiutato conoscere giornalisti letteralmente terrorizzati dalla sua aggressività e arroganza durante le interviste… con me è stato assolutamente delizioso (sebbene in chiave “punk”). Abbiamo parlato a lungo di fotografia (è un geek di tecnica e attrezzatura).

Lou Reed (Rolling Stone) New York 2012.jpg

Con quale fotocamera hai iniziato a fotografare ed a quale sei rimasto eventualmente più affezionato?

Ho iniziato a scattare con la Canon A1, a fuoco manuale, che è rimasta la mia macchina preferita assieme alla Leica M6, con cui scatto nel tempo libero.

Canon A-1  + FD 50mm 1.8

Infine quali consigli vorresti dare a chi vorrebbe seguire le tue orme?

Scattare ogni tanto senza guardare "in macchina", guardare e amare qualunque tipo di immagini, dall’arte sacra ai b-movies.

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