Ando Gilardi: "Sono un’immagine, quindi sono" - terza parte

gilardi biografia iconografica

Prosegue la biografia iconografica di Ando Gilardi che stiamo pubblicando grazie alla Fototeca Storica Nazionale. Come detto fin dal principio, Ando è un'immagine, quindi è: ed Elena Piccini, Patrizia Piccini e Fabrizio Urettini stanno mettendo a disposizione una serie di materiali straordinari. Qui l'introduzione, qui la prima puntata, qui la seconda. E ora, buona lettura con la terza.

Nel luglio 1985 Ando Gilardi, sollecitato dal direttore, scrive uno storico editoriale sul mensile “Fotografare” (anno XIV n. 7) intitolato «Io, Fotografo nel duemila».

«Proverò a riassumere in poche righe il succo della rivoluzione iconografica che avanza ma viene o ignorata o fraintesa. Qualcuno dice che la fotografia muore; lo dico anch'io e adesso mi spiego: la fotografia è già defunta molte volte ed è rinata. Sono morte le dagherrotipie, i graffiti della fotografia, e proprio perché nacque la talbotipia. Poi anche questa è scomparsa ed è nata la calotipia, ovvero la fotografia per quei tempi “istantanea” però a immagine “latente” che bisogna “sviluppare”. Poi sono nate e morte dopo la calotipia, ultimo dei negativi su carta, l'albumotipia e la fotografia su vetro in generale, che ha lasciato il posto a quella al collodio su pellicola. Così come vennero se ne andarono - e ogni volta era sembrato impossibile - la fotografia alle polveri, al bromolio, la fotoferrotipia che ha lasciato il posto alla Polaroid, la prima diapositiva invertibile a colori chiamata autocromia… eccetera eccetera...»

 Lancillotto e Ginevra. Fotografia all\'albume di Julia Margareth Cameron (1815-1879).  Modelli per questa composizione dedicata all\'amore sono William Warder e May Prinsep. - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi

  I lavori delle Officine Allestimento Navi dell\'Ansaldo sulle corazzate Duilio e Giulio Cesare. Un lavorante in giacca e cravatta a farfalla posa appoggiato a una grossa cassa destinata alla Duilio, in basso a sinistra si scorge molto precisa l\'ombra del fotografo e dell\'apparecchio su cavalletto. Autocromia, molo Giano, Genova 1913. - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
Color G, procedimento per fotografia a colori arbitrari. Eva offre una mela, appoggiandola sul pube. Ideazione del procedimento e realizzazione dell\'immagine di Ando Gilardi, circa 1970. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
Daniele MANIN (1804-1857) sua figlia Emilia Manin, ritratta in un daguerrotipo. Venezia, 1850 circa. - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
Serie di stampe fotografiche originali relative ai fatti dello sterminio utilizzate per le prime pubblicazioni. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
Serie di stampe fotografiche originali relative ai fatti dello sterminio utilizzate per le prime pubblicazioni. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
Serie di stampe fotografiche originali relative ai fatti dello sterminio utilizzate per le prime pubblicazioni. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi

 Lancillotto e Ginevra. Fotografia all\'albume di Julia Margareth Cameron (1815-1879).  Modelli per questa composizione dedicata all\'amore sono William Warder e May Prinsep. - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi

«Mutano i supporti, dei fototipi come delle copie (è scomparsa la carta anche per queste) proprio perché sopravvivano e moltiplichino le immagini. Anche i formati-tipo sono scomparsi e rinati continuamente lasciando il posto a quelli sempre più piccoli. Se per fotografia s'intende - come si dovrebbe - un'immagine automaticamente formata dalla luce, la sua palingenesi è quasi inconcepibile: tanto è vero che non viene concepita nel presente. È dunque questo quello che intendo quando scrivo che oggi muore la fotografia.»

«La nuova fotografia sarà “elettronica” in questi modi: a) nella sua fabbricazione: il fototipo magnetico e recuperabile sostituirà sempre più la secolare, costosa e marcescibile pellicola, come questa sostituì metallo e vetro, e come il “tape” va sostituendo il “film”; b) nella sua distribuzione; c) nella fruizione; d) nella sua organizzazione: “servizi”, illustrazioni di libri tipografici ed elettronici, audiovisivi; e) nella archiviazione e conservazione; f) nella riproduzione ed elaborazione delle immagini. Per chi lavora nel ramo sarà peggio o meglio? Risponderò con una metafora e una previsione. Ho fatto il fotografo campando non poi male di questo mestiere: vorrei rinascere per fare il fotografo nel Duemila, certo di averne maggiori vantaggi e soddisfazioni.»

«La previsione: il nostro mestiere diventerà sempre più una professione difesa dalla sua stessa difficoltà e qualità. Non alludo tanto alla complicazione dei nuovi procedimenti fotogenici quanto alle capacità di sfruttamento esperto dei nuovi mezzi: il fotografo del 2000 dovrà essere un moderno umanista eccezionale, perché dovrà fondere insieme nel prodotto del suo lavoro la tecnologia e l'espressione grafica. Il secondo vantaggio, saranno azzerati gli accumuli fotografici che si sono formati in più di un secolo: gli archivi dei vari Fabbri, Mondadori, Rizzoli, Alinari del mondo: tranne che per il loro modesto riutilizzo strettamente archeologico, saranno da rifare. E anche questa sembra una freddura: ma lo pareva centocinquant'anni fa l'identica previsione riferita agli archivi delle lastre di legno, di metallo e di pietra, xilografiche, calcografiche e litografiche che erano le diapositive di allora; e settant'anni fa alle lastre negative di vetro».

reverse gilardi Dagli anni 80 era cominciata la rivoluzione informatica in Fototeca e dal Commodore 64 dotato di un pionieristico programma di archiviazione, si arriva nel 1990 alla prima realizzazione di una vera applicazione su misura per Fototeca, realizzata in ambiente Windows da Arcangelo Monetti, programmatore freelance.

Questo sistema, progettato da Ando era costituito di una scheda molto essenziale ma velocissima da compilare, anche in serie; la scheda era collegata alla gestione del prestito dell'immagine e alla contabilità dei diritti di riproduzione che seguiva Luciana, che quindi aveva contribuito alla progettazione del gestionale per questa parte.

Come attualmente funziona Google, nella ricerca veniva privilegiato l'accesso tramite quelle che allora si chiamavano “voci” e oggi “tag”. La possibilità che si potesse archiviare un'immagine “sotto” molteplici voci tutte richiamabili tramite la semplice digitazione del lemma, ha rappresentato la prima grande rivoluzione rispetto all'archiviazione cartacea.

Oggi ci sembra normale ma quando la scheda era di carta poteva tenere una singola posizione fisica in archivio in ordine alfabetico (sebbene con qualche “rimando” pure di carta). Da ora in poi si procede a larghi passi. Succede che Ando negli anni 90 comincia ad accusare qualche problema di salute di natura respiratoria e l'aria di Milano non l'aiuta: così all'inizio del 1993 si trasferisce a Ponzone, nel Monferrato in provincia di Alessandria, nella casa che era stata dei suoi genitori e dove aveva avuto la base nel suo periodo da partigiano.

gioconda lvov gilardiA Milano rimangono Elena e Patrizia, Fototeca Storica Nazionale cambia ragione sociale e prende il nome di Ando Gilardi: il fondatore. Nel 1995, in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della liberazione, venne richiesto a Fototeca Gilardi di realizzare la mostra che si sarebbe intitolata: “La Gioconda di Lvov. Immagini spontanee e testi relativi ai fatti dello Sterminio”. Ando, subito alla fine della guerra era stato ingaggiato a lavorare nei laboratori fotografici della commissione interalleata di Genova, incaricata di raccogliere, riprodurre e duplicare materiale fotografico per la documentazione al processo di Norimberga.

In seguito a questo lavoro in Fototeca erano rimaste gran parte delle matrici usate per la stampa delle copie e una raccolta di documentazione dattiloscritta, manoscritta ed editoriale dell'epoca dei fatti. Questo nuovo progetto era un lavoro mai tentato prima con le fotografie della Shoah: accoppiare pagine di saggistica alle fotografie.

Nelle parole di Ando:

«Questa che si propone è una mostra diversa: più che altro si tratta di un nuovo sistema di comunicazione “da parete”. E anche i suoi scopi (quando fossero ottenuti) sono differenti: non si tratta di “mostrare” semplicemente delle immagini fotografiche, ma di usarle per sollecitare a leggere alcuni libri.

Le fotografie spontanee dello sterminio negli anni 1939-1945 qui sono usate come coperchi di scatole aperte; all'interno si trova la fotocopia dell'immagine con quelle di due pagine di un libro che si consiglia di leggere. Il testo delle pagine spiega il significato dell'immagine e l'immagine illustra e conferma il testo»

Qui Ando elabora la prima definizione di “fotografia spontanea”, classificazione di un genere di fotografia “naturale” che attrae il fotografante a prenderla e talvolta senza nemmeno rendersi conto di cosa rappresenti, irresistibilmente raccoglie lo scatto a futura memoria. Questo concetto verrà espresso compiutamente nel suo ultimo saggio “Lo specchio della memoria. Fotografia spontanea dalla Shoah a You Tube” (2008).

La “Gioconda di Lvov” è stata assemblata nel laboratorio di Ponzone, (inizia il collegamento “pendolare” con Milano) è tuttora itinerante e appartiene all'Istituto Storico della Resistenza in Valle d'Aosta. Velocemente arriva il XXI secolo e si verificano la grandissima parte delle trasformazioni profetizzate dal “Fotografo nel duemila”… l'era digitale pervade il mondo.

 Assuan (Egitto), il porto con le imbarcazioni sul Nilo. Fanno parte dell\'immagine alcune fioriture di muffa segno del tempo.  Scansione diretta da lastra negativa su vetro, fotografia, 1900 circa - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi
\'La Gioconda di Lvov\' immagini \'spontanee\' e testi relativi ai fatti dello sterminio.  Progetto e ideazione di Ando Gilardi.  © Fototeca Storica Nazionale, Milano 1995.
Ando Gilardi:
 \'La Gioconda di Lvov\' immagini \'spontanee\' e testi relativi ai fatti dello sterminio.  La mostra è stata allestita in occasione del 50° della Resistenza dall\'Istituto Storico della resistenza in Valle d\'Aosta su progetto e ideazione di Ando Gilardi. © Fototeca Storica Nazionale, Milano 1995.
 \'La Gioconda di Lvov\' immagini \'spontanee\' e testi relativi ai fatti dello sterminio.  La mostra è stata allestita in occasione del 50° della Resistenza dall\'Istituto Storico della resistenza in Valle d\'Aosta su progetto e ideazione di Ando Gilardi. © Fototeca Storica Nazionale, Milano 1995.
Reverse rubrica che tratta di immagini elettroniche tratta da Phototeca n° 13, 1984. © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi.

 William Henry Fox Talbot (1800-1877) Tavolino preparato per il tè.  Calotipia, Gran Bretagna 1841 - © Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi

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