Nino Cannizzaro fotografa storie di guerra fredda nascoste sotto gli occhi di tutti

Quando Jupiter guardava a est di Nino Cannizzaro inquadra tracce di storie d'Italia e guerra fredda da prospettive inconsuete

Quando Jupiter guardava a est © Nino Cannizzaro

Dopo aver 'celebrato' 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale e riesumato parecchi fantasmi della Seconda, l'Italia continua a ricordare i conflitti del mondo insieme alla natura guerrafondaia dell'uomo, con l'aiuto di fotografi sconosciuti e grandi fotoreporter, giovani promesse e artigiani della messa in scena.

Dagli sguardi acuti puntati sul quotidiano, arrivano però le prospettive più eloquenti e sorprendenti sugli orrori della guerra che minaccia vittime inconsapevoli, lasciando tracce che restano inosservate sotto gli occhi di tutti, come quelle fotografate da Nino Cannizzaro.

Quando Jupiter guardava a est © Nino Cannizzaro

Le tracce della Guerra Fredda che ha reso l'Italia un paese cuscinetto strategicamente ideale tra gli stati alleati del Patto Atlantico e l’Unione Sovietica, mentre la terra dell’Alta Murgia, tra la Puglia e la Basilicata, veniva 'offerta' come zona adatta ad ospitare le basi NATO, con trenta missili Jupiter a testata nucleare e una gittata di 2.500 km, puntati ad Est, verso Mosca e Leningrado.

Una terra di confine al servizio della politica internazionale, con un governo Fanfani firmatario dell’accordo che nel 1959 autorizzava la potenza americana a dislocare le sue basi missilistiche NATO in quelle zone lontanissime dalla politica internazionale e i giochi di potere, destinandole a fare da bersaglio alla eventuale rappresaglia sovietica, qualora le tensioni dell’epoca fossero precipitate.

Quando Jupiter guardava a est © Nino Cannizzaro

Un piccolo imprevisto internazionale che per fortuna fu scongiurato da altri interessi, ma si stima avrebbe ucciso 2 milioni di persone nei primissimi minuti dell’attacco e fino a 10 milioni a distanza di due settimane.

Vittime inconsapevoli dei giochi di guerra di un paese alla frontiera degli interessi mondiali, quanto lo erano della natura delle basi NATO, sguardi abituati a contemplare la terra dal basso, coltivandola e pascolandoci greggi, come unica risorsa possibile.

Quando Jupiter guardava a est © Nino Cannizzaro

Basi che restano ancora oggi una presenza silenziosa del territorio, invisibile a chi attraversa il paese senza spingere lo sguardo ad interessi più elevati e prospettive lontane miliardi di chilometri, come quelle dei satelliti che ci guardano dallo spazio, scovate da Nino Cannizzaro tra le immagini diffuse sul web.

Lo stesso web dal quale il suo sguardo, attento alle storie raccontate dalle tracce impresse nel paesaggio, avvista e fotografa Quando Jupiter guardava a est, insieme alle prospettive elevate sulle bassezze della guerra fredda, come gli interessi che continuano ad animarla.

Quando Jupiter guardava a est © Nino Cannizzaro

Un progetto capace di spingersi oltre i margini delle consuetudini e le sfumature più green del paesaggio, conquistando l'attenzione della giuria della Rassegna di fotografia contemporanea Confini 11. Fotografie che dopo aver fatto il giro del web e d'Italia con la mostra itinerante dei progetti vincitori, da Roma a Venezia passando Cosenza, continuano a raccontare storie silenti di guerra fredda nascoste sotto gli occhi di tutti, a chiunque abbia voglia di guardare il paesaggio e le bassezze della guerra da prospettive più elevate.


Foto | Quando Jupiter guardava a est © Courtesy Nino Cannizzaro

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