Il volto umano e urbano dei cambiamenti climatici di Alessandro Grassani

Il volto umano e urbano dei cambiamenti climatici, dal freddo estremo della Mongolia alla desertificazione del Kenia, passando per cicloni, inondazioni e urbanizzazione selvaggia del Bangladesh

Secondo le stime delle Nazioni Unite a causa dei cambiamenti climatici nel 2050 ci saranno 200milioni di profughi, migrati da luoghi di origine resi inospitali dal freddo sempre più estremo, cicloni e inondazioni, la desertificazione che uccide ogni speranza, verso i margini delle aree urbane dei loro stessi paesi.

Uomini e donne di ogni età, temperamento e cultura, con esistenze e tradizioni trascinate per chilometri, nell'estremo nord e sud del mondo, per non morire di fame, di sete e di stenti, costretti a con-vivere con il volto disumano e maleodorante di slums urbani sovraffollati e degradati.

L'impatto dei cambiamenti climatici sul tessuto umano e urbano che dal 2011 Alessandro Grassani racconta con “Enviromental migrants: The last illusion” e le storie di chi combatte conflitti quotidiani lasciando le campagne per la città.

Storie con volti, nomi, tradizioni rurali, speranze e disperazioni che non hanno perso dignità, come quella di Erdena Tuya e della sua famiglia nella Mongolia colpita da un freddo estremo; del signor Anisuzzam e di tanti profughi dello slum di Kawran passati dalle inondazioni del Bangladesh alla sua urbanizzazione selvaggia; o del pastore Loduung Elimlin della tribù dei Turkana che combatte la siccità del Kenya, insieme ai conflitti tribali.

Storie di fantasmi, senza definizione e esistenza giuridica nel diritto internazionale, alle quali il fotografo italiano da una voce insieme al volto umano dei cambiamenti climatici, in tre luoghi in grado di offrire una panoramica trasversale di diverse tipologie di mutamento climatico, dal freddo estremo della Mongolia alla desertificazione del Corno d’Africa.

Ho dormito in una tenda a -50° insieme ai pastori mongoli e alle loro pecore più deboli. Sono stato ospitato nelle case alluvionate dei contadini del Bangladesh che hanno condiviso con me il poco cibo che avevano. Ho visto vite ammassate a Ulan Bator e a Dhaka...

Un progetto coraggioso sostenuto con un totale autofinanziamento, dalla Mongolia al Bangladesh, facendo ricorso con successo al sostegno del finanziamento “condiviso dal basso” del crowdfunding per il viaggio a Nairobi-Kenya.

Il progetto ideale per guardare in faccia chi vive sulla propria pelle quello che per altri si riduce a mera statistica e previsione disastrosa, seguita con distacco da esistenze lontane (per ora) dagli effetti di desertificazione, innalzamento del livello del mare e catastrofi naturali, da chi non ha ancora capito quanto l'impatto dei cambiamenti climatici riguardi da vicino TUTTI.

Migranti Ambientali: l'ultima illusione

  • Mongolia

  • Erdena Tuya trascina una pecora uccisa dallo Dzud, Provincia di Arkhangai, Mongolia 2011 © Alessandro Grassani

    Erdena Tuya trascina una pecora uccisa dallo Dzud, il rigido inverno mongolo, nel piccolo cimitero vicino alla loro gher. Il gelo, negli ultimi tre anni, ha ucciso metà delle sue duemila pecore. Provincia di Arkhangai, Mongolia 2011

    Erdene Tuya con il figlio di tre anni nella loro gher, Provincia di Arkhangai, Mongolia 2011 © Alessandro Grassani

    Erdene Tuya con il figlio di tre anni nella loro gher. Questa famiglia vive in condizioni estreme, combattendo ogni giorno contro lo Dzud, il rigido inverno mongolo. Lentamente si stanno avvicinando alla capitale Ulan Bator, alla ricerca di luoghi più caldi per mantenere in vita il proprio gregge. Provincia di Arkhangai, Mongolia 2011

    Bangladesh

    Il signor Anisuzzam, insieme ai figli, atkhira district, Bangladesh 2011 © Alessandro Grassan

    Il signor Anisuzzam, insieme ai figli, osserva l’acqua che lambisce l’ingresso della sua abitazione nel villaggio di Debnagar. Qui, negli ultimi nove anni, il fiume è esondato per cinque mesi l’anno. Satkhira district, Bangladesh 2011

    Veduta dello slum di Kawran, Dhaka, Bangladesh 2011 © Alessandro Grassani

    Veduta dello slum di Kawran, dove lungo i binari della ferrovia e in condizioni igieniche disumane vivono migliaia di persone. Dhaka, Bangladesh 2011

    Kenya

    Lo slum di Mathar, Nairobi, Kenya 2013 © Alessandro Grassanie

    Lo slum di Mathare, dove vivono circa 500mila persone. Qui trovano rifugio molti migranti ambientali che abbandonano la campagna in cerca di un futuro migliore in città. Nairobi, Kenya 2013

    Loduung Elimlin e? un pastore combattente della tribu? dei Turkana, Regione del Turkana, Kenya 2013 © Alessandro Grassan

    Loduung Elimlin è un pastore combattente della tribù dei Turkana. È stato coinvolto in molti scontri armati con la tribù avversaria dei Pokot ed è stato ferito diverse volte al braccio e alla mano.
    Le tribù dei Turkana e dei Pokot si contendono i pochi pascoli e le riserve idriche della zona. Regione del Turkana, Kenya 2013

    Un pozzo che si sta prosciugando in una zona gia? completamente desertica, Regione del Turkana, Kenya 2013 © Alessandro Grassan

    Un pozzo che si sta prosciugando in una zona già completamente desertica. Quest’acqua è la sola riserva per migliaia di persone dei villaggi circostanti. Regione del Turkana, Kenya 2013

    Il viaggio dei migranti ambientali continua e il progetto fotografico di Alessantro Grassani, vincitore dell'undicesima edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli, arriva in mostra alla Galleria Bel Vedere di Milano, in collaborazione con il GRIN, a partire dall'inaugurazione di giovedì 19 marzo 2015, dalle ore 18:00 alle 21:00.

    Alessandro Grassani
    Migranti Ambientali: l'ultima illusione

    20 marzo - aprile 2015
    Bel Vedere Fotografia
    via Santa Maria Valle 5
    Milano
    martedì-sabato, ore 15-19
    https://www.belvederefoto.it
    Ingresso libero

    Per restare aggiornati consiglio di seguire le news sul sito web del fotografo, il blog e la pagina social di Facebook.

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    Foto | "Migranti Ambientali: l'ultima illusione" di Alessandro Grassani, Courtesy Bel Vedere Fotografia

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