Self Portraits di Giacomo Brunelli tra identità e fotografia

L'incontro e il legame tra ombra e paesaggio, uomo e natura, identità e fotografia, nei Self Portraits di Giacomo Brunelli

Ad imbattersi nella propria ombra si fanno incontri interessanti, con sensazioni, emozioni, fragilità, quell'identità che cresce e cambia insieme a noi per tutta la vita.

La forma stessa della realtà cambia, insieme al rapporto con il paesaggio che accoglie la silhouette trasfigurandola, come è accaduto a Giacomo Brunelli con la serie di Self Portraits nati giocando di sottrazione e sovrapposizione con la fitta trama della natura.

Un fortuito incontro tra l'ombra e il paesaggio rurale, capace di palesare una sorta di proiezione della mistica connessione tra uomo e natura, alla tregua dei feticci di paglia usati dal folklore popolare del mondo intero per glorificarne frutti e raccolti.

 "Untitled" (Ombra # 07), 2011, Londra, Regno Unito © Giacomo Brunelli

Una proiezione suggestiva del legame di Giacomo Brunelli con le sue radici cresciute nella campagna umbra e del personale approccio con il linguaggio fotografico, coltivato con la vecchia macchina fotografica del padre, per il rumore che emette ed i ricordi che evoca, spingendo l'obiettivo da 50 mm così vicino ai soggetti da sfiorarli.

Il ritratto di un fotografo capace di cogliere lo straordinario di creature del quotidiano e tour londinesi in noir da punti di vista che accarezzano nuche e caviglie, vincere il Sony World Photography Awards 2008 e strappare alchimie alla camera oscura, stampando gelatina d'argento su fibre di carta, con angoli ritagliati a mano e bordi dipinti di nero. Stampe uniche come l'esperienza emozionale che trattengono e liberano.

Il ritratto di un fotografo che consiglio di seguire nelle sue prossime avventure, anche attraverso i profili social.

Untitled" (Ombra # 21), 2013, Londra, Regno Unito © Giacomo Brunelli

"As I took the project forward, I wanted my shadows to be projected on natural surfaces and not in an urban environment. Along with this, a natural landscape was crucial to the entire setting. I wanted to give depth to my shadows with things like soil, tree bark, rocks, plants and so on. In a way, I wanted to add a tactile dimension to the shadow. The shadow needed its own personality."
— Giacomo Brunelli


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