La fotografia non è un crimine!

Photography is not a crimeCon un articolo di Bruce Schneier, uno dei più grandi esperti di sicurezza, colgo l'occasione per togliermi un sassolino dalla scarpa.

Molto spesso, soprattutto dopo l'undici settembre, chi fotografa viene fatto oggetto di interesse da parte di polizia, vigilanti, guardiani o addetti di ogni tipo. Le parole cambiano spesso, ma la musica è quasi sempre la stessa: non si può fotografare per questioni di sicurezza.

Peccato che queste siano tutte stupidate. I terroristi dei voli che hanno abbattuto le torri gemelle non hanno scattato nessuna foto. Gli attentatori di Londra? Sempre nessuna foto. Quelli responsabili per l'esplosione dei treni a Madrid? Sempre zero foto. E così tutti gli altri. Quando si scoprono i covi dei terroristi, si trovano vari documenti, ma mai una foto.

Ma allora perché si crede che gli attentatori facciano foto dei loro bersagli? Perché è quello che si vede nei film sui terroristi che raccontano un fatto reale o finto e che per forza devono rappresentare l'intera trama in 90 minuti. Ogni anno vengono scattate miliardi di fotografie da milioni di persone in tutto il mondo e qualsiasi obiettivo terroristico degno di nota è anche oggetto dell'attenzione di turisti o curiosi che vogliono portarsi a casa un ricordo di quei luoghi.

Tutti sappiamo che i terroristi vogliono essere oggetto di attenzione:


  • Proprio per attirare sguardi utilizzano sempre macchine ed obiettivi voluminosi, anziché microcamere integrate in occhiali o bottoni, come si possono ormai trovare ovunque a prezzi ridicoli.

  • Si concentrano sempre su soggetti che almeno un altro centinaio di persone stanno fotografando in quel momento.

  • Passano un sacco di tempo a capire come far venire al meglio la foto e come la luce colpisce le telecamere a circuito chiuso. Perché se la luce non è abbastanza artistica il Terrorista Capo li striglierà a dovere e li costringerà a rifare la foto.

  • I terroristi vogliono attenzione, e quindi si portano sempre dietro treppiedi, monopiedi e zaini pieni di metallo e vetro che li aiuta a diffondere il loro messaggio di terrore.

Dopo questo sarcastico rant, vorrei che ricordaste che quando siete in giro a fotografare in un luogo pubblico sono veramente pochissimi e ristretti i casi in cui non potete scattare foto e chiunque cerchi di spaventarvi sta, probabilmente, agendo al di fuori del suo mandato. Non parliamo dell'abuso di ufficio dell'obbligarvi a vedere o cancellare una foto.

Purtroppo certe scelte sulla sicurezza ancora oggi sono dettate da persone che anziché pensare a rendere sicuro un paese preferiscono dare una percezione di sicurezza maggiore. Ai terroristi importa poco cosa fanno saltare in aria, sono talmente tanti i modi in cui si può far aumentare la paura, da dargli infiniti bersagli. Si possono, ovviamente, fare considerazioni su come certi luoghi possano essere bersagli più attrattivi, ma se non possono attaccare una certa zona, semplicemente si spostano ad un'altra.

La vera sicurezza è quella che rende impossibile un certo tipo di azioni, non quella che gioca ad indovinare il prossimo target, perché un attentatore avrà comunque ampissima scelta su altri bersagli. Bisognerebbe, quindi, spendere più fondi per antiterrorismo ed investigazioni, tagliando i loro flussi di denaro ed arrestandoli prima che riescano a fare niente e non si può ignorare che i conflitti vanno sistemati alla radice, cercando di eliminare le cause di scontro.

Foto | Foto Musings

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