Emiliano Cataldo e la sua fedele Holga

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Emiliano Cataldo è un artista, illustratore, pittore e fotografo con uno stile eclettico e molto particolare, con il quale riesce a restituire un immaginario urbano denso e stratificato. La sua fedele Holga è diventata l’occhio con il quale cattura l’anima della città, con il quale guarda in modo inconsueto quello che molti danno per scontato in un’epoca frastornata da ogni genere d’immagine digitale.

In occasione della mostra Scala Mercalli che si è tenuta all’Auditorium di Roma, Emiliano Cataldo ha presentato una parte dei sui ultimi scatti, tanti piccoli frammenti di vita che sembrano emergere da una dimensione onirica, incorniciati ed esposti per evocare suggestioni infinite. Vi proponiamo in anteprima qualche domanda che siamo riusciti a rivolgere ad Emiliano per soddisfare la nostra enorme curiosità.

In un’epoca sedotta dalle immagini digitali che cosa ti fa rimanere fedele alla tua Holga?
Non saprei cosa mi lega a questo pezzo di plastica, ormai fotografo solamente con Holga da quasi 5 anni; non è un’infatuazione, è amore vero. Non è neanche una presa di posizione anti-tecnologica, non ho grossi problemi con il digitale, solo qualche riserva… Credo sia molto semplicemente uno strumento che bene si adatta a come io concepisco la fotografia, frutto di determinazione, dell’opportunità e del caso, legata alla tecnica, ma quel tanto che basta a dimenticarsene quando si impugna una macchina fotografica.

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La tua scelta estetica è molto personale, in che modo parla di te e soprattutto cosa dice?
Stò cercando di fare un percorso che renda le mie immagini indipendenti dall’estetica propria della macchina. Mi spiego meglio, tutte queste macchine fotografiche low-budget hanno una “forte personalità”, producono per le loro caratteristiche immagini che hanno già un estetica molto particolare. Io cerco di raccontare, con le immagini del mio quotidiano, le persone che incontro su via del governo vecchio dove lavoro, quelle con cui condivido le mie serate nei locali, ai concerti e poi cerco di fotografare una realtà ambigua, dove spesso l’immagine del reale è stravolta o comunque perde i suoi connotati descrittivo-narrativi per acquistare note più espressionistiche, quasi astratte.

Cosa ti ha insegnato l’Holga, che le altre macchinette non avrebbero mai potuto insegnare?
Holga mi ha insegnato a fotografare con gli occhi, non con la macchina, ha liberato il processo fotografico dal passaggio più ingombrante che c’è in fotografia, la macchina.

Quali sono i tuoi soggetti preferiti? Quali quelli che non riprenderesti mai?
Ho sempre cercato di rubare ritratti, l’uomo è di gran lunga il soggetto più interessante da riprendere e per rispondere alla seconda parte della domanda, non esistono soggetti da non fotografare se sono ben illuminati.

Da cosa nasce il progetto Holgarules e come si svilupperà nel tempo?
Holgarules è il diario online della mia produzione con Holga, contiene partypeople, stealing faces ed estetically weird, 3 grandi progetti in progress che continueranno a crescere sempre. Spero di riuscire ad organizzare una mostra di fotografi Holga prestissimo.

Prima di salutarci hai qualche consiglio o trucco prezioso, per chi ha voglia di avvicinarsi al mondo Holga e della fotografia in generale?
Siamo costantemente circondati da migliaia di splendidi scatti che non vediamo perché troppo impegnati a “controllare” la qualità della foto. Imparate a fotografare con gli occhi e non attraverso il mirino, è il più grande ostacolo tra voi e la fotografia.

Noi ringraziamo emiliano che ci ha fatto guardare il mondo per un attimo con i suoi occhi e speriamo ci delizi presto con nuovi scatti. Emiliano è anche uno degli ospiti di Holgabox che da anni raccoglie le fotografie di molti bravi holgomani.

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