UPI Model 16-S, come si inviavano le foto in redazione negli anni '70

Negli anni '70 l'invio delle foto era possibile con tanta pazienza grazie a macchinari come l'UPI Model 16-S

Nell'era del digitale ma soprattutto nell'era di Internet l'invio delle foto in redazione da parte del fotogiornalista è praticamente una passeggiata di salute. Tutte le fotocamere sono dotate di Wi-Fi oppure possono esserne dotate come accessorio, quindi bastano pochi secondi per inviare sulla rete le immagini appena riprese.

Le fotocamere professionali possono essere impostate per inviare automaticamente online le immagini appena scattate. Quindi il fotogiornalista si deve concentrare solo sulla ripresa: sarà poi un suo collega in redazione ad occuparsi di selezione ed eventuale rielaborazione. Ma negli anni '70 era tutto decisamente più complesso. Si doveva sviluppare il rullino, stampare almeno in formato cartolina e poi servirsi di un UPI Model 16-S.

upi_model_16-s.jpg

Si tratta di uno scanner rotativo che doveva essere collegato ad un telefono per inviare l'immagine. Il tutto tramite dei comodi morsetti da collegare ai poli del microfono della cornetta, ovviamente dopo aver smontato quest'ultima. I tempi? Erano necessari 9 minuti per una foto in bianco e nero e 26 minuti per una foto a colori.

Terribilmente lento e scomodo, con tutti i rischi legati a linee che potevano interrompersi oppure potevano essere disturbate. Eppure è stato utilizzato fino al 1991. Internet ha quindi migliorato le cose. Per poi peggiorarle con i fotoreporter licenziati perché le testate sfruttato le foto casuali fatte con l'iPhone. Ma questa è un'altra storia.

Via | PetaPixel

  • shares
  • Mail