World.Report Award 2015 vinto da migranti, detenute e Ludovicu

La ricerca di un migrante malato di Alzheimer, i flussi migratori alle porte dell'Europa e le dinamiche del controllo esercitato sulle detenute in Siberia, vincono il Premio Italiano di Fotogiornalismo

Ogni buona ricerca sembra avere le potenzialità per trovare ben più di quello che cerca. Quella di Mariano Silletti, carabiniere-fotografo sulle tracce di Ludovicu, forse non ha ritrovato l'uomo di mezza età malato di Alzheimer, scomparso nelle campagne della Basilicata, ma le fotografie che provano a guardare frammenti di realtà da altre prospettive sembrano già aver fatto molta strada.

Dopo aver risvegliato un interesse tale da prolungare la mostra fotografia allestita a Matera fino alla fine di settembre, e trasformarsi in progetto editoriale, Ludovicu ha appena ricevuto lo Short Story Award della quinta edizione del World.Report Award – Documenting Humanity.

World.Report Award 2015 – Short Story Award: Mariano Silletti - Ludovicu

Motivazioni del premio

Un racconto che riesce a unire il mondo reale della cronaca ad un mondo lontano, fatto di terra, persone e luoghi nascosti.
Un confine, una linea che il fotografo riesce a comunicare con grande profondità di sguardo che solo chi è personalmente coinvolto nella situazione riesce a esprimere.
La ricerca di Ludovicu diviene la sottile linea visiva che unisce il territorio alle sue persone ed emozioni.
La giuria, dopo un’attenta e approfondita valutazione, ha attribuito il premio all’unanimità.

Ludovicu è scomparso. Da sette anni abitava a Montescaglioso (MT). Era arrivato, con la sua famiglia, dalla Romania. Ludovicu ha appena 57 anni, da tempo soffriva di Alzheimer. Un giorno di dicembre del 2013, è uscito di casa e non è più tornato. Veronica, sua moglie, lo ha atteso per ore. Alla fine è venuta alla nostra caserma. La storia di Ludovicu ha toccato la mia anima. E io, carabiniere e fotografo per passione profonda, non volevo che questa storia fosse dimenticata.

In inverno, la notte arriva con troppa velocità. La casa di Ludovicu è al centro del paese. Tutto aveva il sapore della povertà. Le mura umide e scrostate. E poi, il dolore di Veronica. La sua stanchezza. Avevamo bisogno dei vestiti di suo marito: ha tirato fuori con lentezza i pantaloni, la biancheria. I cani dovevano annusarli per cercare una traccia. Veronica ha dovuto spiegare al nipote. Un abbraccio. Il pianto improvviso.

Ludovicu e Veronica, migranti rumeni, sono lo specchio nascosto del nostro destino antico di gente del Sud. Vorremmo dare una speranza a Veronica. Combattiamo i cattivi presentimenti, vogliamo ritrovare quell’uomo smarrito. Le occhiaie, le rughe di Veronica sono le stesse delle nostre donne. Cerchiamo nelle campagne, entriamo in casolari abbandonati. Vi troviamo altre storie, intrecci dei cammini di altri uomini e donne. E’ un paesaggio di malinconia in questo inverno. Guardo il tufo dei casolari, le argille delle nostre colline: le ombre arrivano troppo in fretta. Cerchiamo. Anche quando siamo stanchi e sfiduciati.

Scatto foto. Cerco la luce e trovo le ombre. Non ce lo diciamo, ma vorremmo una certezza. Quale essa sia. Veronica non può vivere senza sapere. Nemmeno noi ci riusciamo. Vogliamo sconfiggere l’ignoto.

Le mie foto raccontano la nostra ansia, la voglia di rivedere Ludovicu. Penso che fino ad ora non avevamo mai notato quest’uomo. Mentre lo cercavamo, ci siamo imbattuti in mille mondi diversi. Altri migranti, i pastori, i contadini, i nostri paesani. Ho guardato a tutti loro con altri occhi.

La nostra ricerca è stata ostinata, i miei obiettivi hanno sfuocato, per dire meglio quanto ci stava accadendo. Ho sfiorato un mistero, e me ne sono reso conto. Ho visto paura e dolore. Un uomo svanisce senza lasciare alcuna traccia. Mi sono sentito circondato da ombre e volevo che si dissolvessero. Una primavera, dopo l’inverno. Volevo che ci fosse un conforto anche nel pieno di questi mesi di oscurità.

A oggi Ludovicu non è ricomparso.

Testo di Mariano Silletti.

La giuria del Premio Italiano di Fotogiornalismo, composta da Lucy Conticello (Le Monde), Renata Ferri (RCS Mediagroup), Matthias Krug (Der Spiegel), Sandro Iovine (Fpmag), Aldo Mendichi (Festival della Fotografia Etica), Emanuela Mirabelli (Marie Claire), Marco Pinna (National Geographic Italia), Alberto Prina (Festival della Fotografia Etica) ha scelto il progetto tra le 574 candidature dei fotografi di 51 nazionalità.

Lo stesso vale per il Master Award assegnato a Giulio Piscitelli per From There to Here che documenta l'incremento del flusso migratorio di chi fugge da conflitti e disordini in Medio Oriente e nell'Africa sub-sahariana riversandosi alle porte d'Europa (Italia, Grecia e Spagna) e dei paesi di transito (Libia, Tunisia, Egitto, Sudan, Serbia e Bulgaria), diffuso dalla stama (e La Stampa), in mostra dal nuovo Forma Meravigli di Milano con "Il racconto onesto" al Visa pour l'Image 2015 di Perpignan, oltre essere tra i vincitori italiani del World Press Photo 2015.

World.Report Award 2015 – Master Award: Giulio Piscitelli - From There to Here

Motivazioni del premio

Il progetto From There to Here, Immigration in the time of Fortress Europe di Giulio Piscitelli, iniziato nel 2010 e tutt’ora in corso, testimonia la complessità del tema dei flussi migratori verso l’Europa. Documenta questa realtà prendendosi carico di ricostruire e ricordare l’ampiezza del panorama geografico, economico, sociale e politico in cui questo fenomeno storico di cruciale importanza si inserisce. Allarga la prospettiva, ripristinando una visione d’insieme che troppo spesso viene sacrificata per l’urgenza di coprire l’incessante cronaca quotidiana sugli esiti tragici dell’immigrazione.
Il fotografo ci mostra tutte le tappe del viaggio dei migranti e riesce a restituirci con grande umanità la dimensione di odissea collettiva e individuale a cui queste persone vanno incontro.
La giuria, dopo un’attenta e approfondita valutazione, ha attribuito il premio all’unanimità.

L’immigrazione verso l’Europa da parte di persone provenienti da diversi angoli del mondo è un fenomeno che è andato intensificandosi sempre di più nel corso degli ultimi 30 anni soprattutto a causa dei recenti sconvolgimenti politici e sociali del Medio Oriente e dell’Africa sub-sahariana.

Qual è lo stato attuale della gestione dei flussi migratori in Europa? Quali strategie sono state attuate per la gestione – e spesso il contrasto – del fenomeno? Quali sono i risultati? L’Europa ha l’importante compito di accogliere coloro che sono alla ricerca di un posto sicuro in cui vivere: il vecchio continente è circondato da guerre e sconvolgimenti socio-politici, che sono in parte il risultato di politiche occidentali sbagliate.

L’aumento dei flussi migratori non è andato di pari passo con lo sviluppo delle politiche per lagestione di questo fenomeno. È un dato di fatto, negli ultimi anni, l’Unione europea ha spesso risposto intensificando i controlli alle frontiere, la detenzione e l’espulsione degli immigrati. Tale gestione spesso non tiene conto dei diritti umani fondamentali di chi cerca una vita lontana dalla povertà e dalla guerra. Prima di accedere ai benefici di residenza legale in Europa, gli immigrati devono affrontare una serie di pericoli, violenze e restrizioni alla libertà, che agiscono come “filtro”. Solo i più risoluti saranno ricompensati con un regolare permesso di soggiorno, che spesso non sarà definitivo e non concederà al richiedente gli stessi diritti dei cittadini autoctoni europei.

I confini europei (ed gli stessi paesi europei) sono pieni di campi profughi abitati da migliaia di persone in attesa di conoscere il loro futuro; migliaia di esseri umani che hanno spesso subito violenze senza precedenti durante il loro viaggio verso il continente europeo. La gestione dei flussi migratori è spesso regolata da leggi che ignorano la realtà dei paesi in cui i migranti arrivano; come la Dublino II, che impedisce il movimento legale di quelle persone sul territorio europeo, aumentando così l’attività di gruppi criminali, che traggono profitto sul traffico di migranti, soprattutto nei paesi di transito e di prima accoglienza.

Negli ultimi quattro anni, il lavoro di documentazione di questa crisi ha abbracciato la maggior parte dei paesi che sono colpiti da questo fenomeno; in particolare quelli che rappresentano le porte dell’Europa, come l’Italia, la Grecia, la Spagna; ma anche le nazioni che rappresentano i territori di passaggio per le persone in cerca di una vita migliore, come la Libia, la Tunisia, l’Egitto, il Sudan, la Serbia e la Bulgaria.

“From there to here” è una testimonianza di questo periodo storico, un archivio visivo che si sforza di raccontare, ma il cui obiettivo è soprattutto di ricordare i fatti riguardanti la gestione dei flussi migratori, cercando di spiegare attraverso il mezzo visivo della fotografia le difficoltà ei rischi che migliaia di esseri umani devono affrontare per arrivare – e vivere – in Europa. Un lavoro che mira a creare consapevolezza in coloro che governano e quelli che fruiscono di questa opera di documentazione, spingendo per un adeguamento delle politiche che regolano l’accesso e la permanenza in Europa; politiche che dovrebbero creare canali umanitari sicuri per chi fugge dai conflitti, repressione e povertà; politiche che dovrebbero consentire l’accesso ad una vita normale e dignitosa per coloro che arrivano nei nostri paesi.

Raccontare il fenomeno dell’immigrazione negli ultimi anni significa raccontare le conseguenze catastrofiche degli sconvolgimenti politici e sociali che il mondo sta vivendo. E ‘importante sviluppare una documentazione unica e coerente del fenomeno, allo scopo di una memoria collettiva; una racconto per immagini che mantenga accesa una luce su come l’Europa ha deciso di gestire e soddisfare le richieste di accesso a una vita migliore. Coloro che cercano di arrivare, considerano l’Europa come un paradiso, ma la realtà è purtroppo spesso diversa, perché di recente questo “paradiso” sta diventando sempre più una fortezza inespugnabile.

La proposta è quello di ampliare ulteriormente l’indagine fotografica sulla rotta dei migranti che attraversano le zone balcaniche, in particolare tra la Macedonia e la Grecia (già sviluppato in gran parte tra il 2013 e il 2014); di sviluppare una relazione sul confine interno europeo di Calais, dove molti rifugiati cercano di raggiungere il territorio inglese illegalmente come le leggi vigenti non permettono loro di muoversi legalmente; e per completare la documentazione sulla crisi sotto-riportati dei rifugiati in Libia, concentrandosi in particolare sulla situazione dei centri di detenzione per immigrati (sviluppato in gran parte nel 2014).

Le fotografie saranno utilizzate per la creazione di una mappa interattiva on-line, che con coordinate geografiche ed immagini, racconterà l’attuale situazione delle migrazioni verso l’Europa.

Testo di Giulio Piscitelli

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Giulio Piscitelli's feature From There to Here, today on La Stampa in Mario Calabresi's special editorial.

Posted by Contrasto Photographers on Lunedì 20 aprile 2015

Lo Spot Light Award del World.Report Award è stato assegnato a Elena Anosova per Section e il suo punto di vista sensibile e originale sulle dinamiche di interazione dei processi di isolamento e sorveglianza, estesi dalla società alle donne condannate a scontare pene di varia lunghezza nelle prigioni siberiane.

World.Report Award 2015 – Spot Light Award: Elena Anosova - Section

Motivazioni del premio

Il progetto “Section” di Elena Anosova mostra donne condannate a scontare pene di varia lunghezza nelle prigioni siberiane e affronta il soggetto da un punto di vista originale e pieno di sensibilità. Invece di raccontare la vita quotidiana all’interno della struttura di detenzione, la fotografa sceglie di presentarci le detenute in ritratti singoli o a coppie in cui lo spazio del carcere è ridotto al minimo, diventando un sfondo neutro.
E’ come se la cornice del ritratto restituisse a queste donne un momento di sospensione dall’isolamento e dalla sorveglianza costante, un momento intimo, di raccoglimento con se stesse, al riparo dalla visibilità senza tregua a cui sono sottoposte.
Le donne sono fotografate senza giudizio, con onestà e delicatezza, e si offrono all’osservatore nella loro umanità e vulnerabilità.
La giuria, dopo un confronto attento e approfondito, ha assegnato il premio all’unanimità.

Questo Progetto è sulle donne. L’autore avvicina il proprio sguardo sull’interazione dinamica dei processi di isolamento e sorveglianza, alle qualità uniche delle relazioni sociale ed emotive all’interno di società femminili. L’autrice ha passato alcuni mesi lavorando in penitenziari femminili in Siberia.

In modo paradossale, in Russia, una quasi esultante romanticizzazione della prigione, coesiste con uno schizzinoso rifiuto della routine giornaliera della prigione delle abitudini delle persone rinchiuse. Mentre lavorava al Progetto, l’autrice ha realizzato che la comunità all’interno della prigione è un modello della nostra società. La demolizione ed erosione degli ultimi vestigi delle detenute stanno accelerando ovunque.

La pressione tangibile è giustificata dalla sua natura preventiva. Con l’avvento di internet e della moderna tecnologia, vari sistemi di controllo son diventati parte della nostra vita quotidiana. La sorveglianza totale di tutti gli aspetti della nostra vita sociale è ora possibile. Nessuno è protetto. A un livello macro-sociale, questo controllo è stato possibile grazie a una fitta rete di decreti amministrativi, mentre a livello micro-sociale viene imposto tramite una seire di regole non dette. Nello Spazio ridotto di una prigione, una donna può sempre essere guardata, osservata. Viene privata di ogni possibilità di esser sola, sia questa fittizia o immaginaria. Molti anni di nudità complete e la perdita di uno Spazio intimo storpiano la personalità che viene messa in una società senza pietà.

Testo di Elena Anosova

Tre sguardi sul mondo con una sensibilità pronta ad arricchire la prossima edizione del Festival della Fotografia Etica, a Lodi dal 10 al 25 ottobre 2015, nel corso della quale i tre fotografi saranno anche ufficialmente premiati.

Via | Festival della Fotografia Etica

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